La falsa umiltà e la vera grandezza

Da lì, e non dalle grandi cattedrali, viene la grazia…
E ovviamente non si tratta di spazi architettonici, di spazi materiali:
si tratta di spazi del cuore,
di uomini e donne che ancora oggi si sentono piccoli,
ma hanno grandi sogni.

Teano, 2 agosto 2012

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Celebrazione Eucaristica

presieduta da

S. E. Rev. ma Mons. Arturo Aiello

Convento Sant’Antonio

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Saluto iniziale

Carissimi fratelli e sorelle,

ogni giorno la misericordia di Dio si riversa sul mondo in tante forme, in tante modalità, in ogni istante, ma ci sono giorni in cui, in modo particolare, facciamo esperienza dell’amore che perdona. La festa di Santa Maria degli Angeli alla Porziuncola, fin dai tempi di Francesco, è diventata uno di questi giorni che risplende per la grazia del perdono. Lo chiediamo anche ora, all’inizio della celebrazione, per poter celebrare più degnamente i Santi Misteri. 

Omelia

Chiediamo la grazia in questa Eucarestia – e vi sembrerà scontato quello che sto per dire – di sentirci figli. E che siamo figli, ne è prova che siamo stati costituiti eredi – ci ha detto San Paolo nella Seconda Lettura – e i figli sono riscattati rispetto agli schiavi. La dimensione del figlio diventa più chiara se mettiamo in evidenza quella dello schiavo in opposizione, cui pure fa riferimento San Paolo. Lo schiavo non può disporre di sé, lo schiavo pensa solo a sopravvivere; il figlio ha grandi progetti, il figlio apre la dispensa del Padre, il figlio possiede ambo le chiavi del cuore del padre, e dunque i figli fanno grandi sogni, gli schiavi fanno sogni da schiavi. Molti dei nostri sogni – parlo di quelli a occhi aperti – non sono sogni da figli, ma sogni da schiavi. Quando ci limitiamo – perché non è un male desiderarlo – a desiderare le cose materiali, le cose che servono al sostentamento della nostra vita, ad arrivare a fine mese, a superare questo tempo di crisi – desideri umani, comprensibili, ma spesso unici desideri che albergano nel nostro cuore – allora, e solo allora, prendiamo coscienza di non essere ancora entrati in questa dimensione di figli.

Che c’entra quello che sto dicendo con la festa di Santa Maria degli Angeli e con il perdono di Assisi? C’entra, perché San Francesco ha avuto, nella sua piccolezza, il senso della paternità di Dio, e dunque si è sentito figlio, si è sentito anche accolto benevolmente dalla Regina, Maria, e per questo ha espresso grandi desideri, grandi sogni.

Come forse vi avrò detto qualche altro anno, il nostro essere qui, stasera, è in margine a un sogno, a un desiderio di tanti secoli fa, ad una preghiera. Magari facciamo tante preghiere, ma nessuno di noi presume che una comunità intera, il mondo intero credente possa raccogliersi domani in margine ad una preghiera che tu, teanese o di altre parrocchie, convenuto qui per il Perdono, hai espresso nella chiesa di Sant’Antonio il 2 agosto 2012. Nessuno di noi uscirà di qui con questa presunzione, ma è una presunzione o è indice di una grandezza? C’è tanta falsa umiltà, come si diceva una volta, tra noi: pensiamo d’essere gente da niente, ridicoli, solo ad alzare una voce, a dire una parola; in realtà c’è una grandezza dentro la nostra fede, che ne è in qualche maniera espressione: la grandezza d’essere figlio. Tu sei figlio e i figli hanno da chiedere cose ai genitori. Una delle ammonizioni al Padre nostro dice: “Con la fiducia e la libertà dei figli osiamo dire…”, perché i figli hanno fiducia nei genitori. I vostri figli, soprattutto se piccoli, vi chiedono delle cose con fiducia, ma anche con libertà, cioè non hanno timore di chiedere. La fiducia è enorme, ma amplia anche gli spazi della libertà, per cui si può chiedere qualsiasi cosa: si può chiedere una piccola cosa, si può chiedere una grande cosa. Francesco chiese che, nella festa di una cappellina così piccola da essere indicata ancora oggi come “Porziuncola”, il mondo intero, tutti quelli che si fossero uniti in preghiera, in cordata spirituale con lui, con i frati e con il mondo francescano, potessero usufruire di un perdono illimitato che si chiama “indulgenza plenaria”. Siamo qui per questo o no? o siete capitati qui per caso, nonostante il caldo? No, siamo venuti qui, anche se fa caldo, perché riteniamo di poter chiedere anche noi, dietro Francesco, in margine alla sua libertà e alla sua fiducia di figlio, figli anche noi, benché con una coscienza minima, questo perdono, un azzeramento dei nostri debiti per ricominciare da stasera, daccapo. I santi hanno pensato così, non hanno chiesto per sé, hanno chiesto per gli altri, come Salomone il giorno in cui Dio gli chiede in sogno: Dimmi cosa vuoi e te lo darò. Ed egli non chiede per sé, anche se chiede la sapienza del cuore, ma in fondo la chiede per il popolo, per poter governare bene, non ha desideri egoistici, ma allarga il suo cuore alla dimensione del popolo. Anche Francesco fece così e sognò che la festa della Madonna degli Angeli potesse recare un dono, magari portato dagli angeli ad ogni famiglia, ad ogni persona, e non solo del suo tempo, ma di ogni tempo. E com’è possibile che nasca questo desiderio così grande? È possibile quando la persona si sente veramente piccola.

Pensavo, mentre entravo qui insieme con gli altri concelebranti, al pavimento della Basilica di San Pietro. Non so se qualche volta siete mai stati a passeggiare in San Pietro quando non c’è nessuno; è difficile, ma se qualche volta, soprattutto alle 6:30 del mattino, avete possibilità di entrarci, andateci: troverete pochissime persone, non sono ancora entrati i turisti, non è ancora entrato il mercato, il caos che è dalle nove in poi, e noterete sul pavimento tante tacche in bronzo, magari in oro (amo pensare che siano in oro). Su quel pavimento ci sono le dimensioni di tutte le grandi chiese del mondo cattolico. Trovate: fin qui il Duomo di Milano, fin qui la Cattedrale di Dusseldorf, fin qui la Cattedrale di Saint Paul… Per dire: questa è la chiesa più grande, e allora hanno messo le tacche sul pavimento indicando che si è superato il Duomo di Milano o la cattedrale “taldeitali”. E quanto è grande la Porziuncola? Non è scritto sul pavimento di San Pietro, bisognerebbe scriverlo magari nello spazio dell’altare, sotto il baldacchino, ma anche lo spazio del baldacchino è troppo grande per ricordare il piccolo, misero spazio, di questa piccola porzione, Porziuncola. Non sto qui ad offendere la Basilica di San Pietro, beninteso, che rimane comunque la chiesa centro della cristianità, ma dirvi che noi vorremmo fare cose grandi, nel senso grandioso del termine, invece Dio fa cose grandi attraverso persone piccole, fa grandi sogni attraverso i bambini, riesce a realizzare ciò che i potenti non riescono a fare attraverso un povero. Questa è la pedagogia di Dio. Allora, guardando le tacche sul pavimento della Basilica di San Pietro, che afferma la sua supremazia anche in questa maniera, anche attraverso gli spazi, andiamo col pensiero alla Porziuncola, chiusa come tabernacolo in una chiesa più grande che avrete visitato tante volte, che è appunto Santa Maria degli Angeli in Assisi. Il perdono ci viene da quella piccola cappella, una cappellina sperduta nella campagna di Assisi, ai tempi di Francesco, ma da lì, e non dalle grandi cattedrali medioevali che si andavano costruendo in quegli anni, viene la grazia di questa sera. Ovviamente qui non si tratta di spazi architettonici, di spazi materiali: si tratta di spazi del cuore, si tratta di persone piccole che diventano grandi.

Abbiamo ascoltato il Vangelo dell’Annunciazione e anche lì Dio fa una scelta di piccolezza, perché sceglie una donna – allora le donne non contavano nulla – non solo, ma sceglie un’adolescente, una ragazzina, una dodicenne, una tredicenne al massimo, e sceglie Nazareth, sceglie una grotta, una casa scavata nella roccia (l’abbiamo visitata con alcuni di voi): lì il Verbo ha deciso di farsi carne, non nella reggia, non in una grande città, ma a Nazareth, sperduta, un sobborgo di nessuna importanza, che non è indicato in nessuna carta del Touring Club di 2000 anni fa, tanto era inconsistente. Una pedagogia, uno stile di Dio che poi diventa anche lo stile dei santi. Noi siamo salvati da questa donna nel cui grembo si forma il Figlio di Dio incarnato, siamo salvati da Nazareth, siamo salvati da una casa, non dal Tempio di Gerusalemme! Siamo salvati dalla Porziuncola e non dalla Basilica di San Pietro! Siamo salvati da uomini e donne che ancora oggi si sentono piccoli, ma hanno grandi sogni.

Mentre ciascuno di voi se ne torna a casa col suo perdono, con la sua indulgenza plenaria, senta anche questa provocazione. E io? e tu? e i tuoi sogni? e i tuoi spazi? e le tue richieste? che diametro hanno le tue richieste? le tue preghiere? quante persone abbraccia? Se tutto va bene, pregate per i vostri familiari, per i vostri amici. Invece dobbiamo allargare gli spazi del cuore e chiedere cose grandi, cose ardue, chiedere ciò che ci sembra impossibile. Nulla è impossibile a Dio – dice l’angelo a Maria. Nulla è impossibile a Dio, ieri come oggi. Tutto sta a trovare una cappellina nascosta, un cuore di bambina o di bambino, disposto a formulare un grande sogno di bene per l’umanità.

Auguri. Possiamo ricominciare da stasera. Grazie, Francesco. Grazie, Porziuncola, con l’immagine di Santa Maria degli Angeli nascosta nella campagna di Assisi. Grazie, Signore, che visiti e allarghi i cuori dei piccoli a dismisura.

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Il testo, tratto direttamente dalla registrazione, non è stato rivisto dall’autore.

 

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