Io sono stato voluto

Casafredda di Teano, 24 giugno 2012

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Celebrazione Eucaristica

presieduta da

S. E. Rev. ma Mons. Arturo Aiello

Natività di S. Giovanni Battista

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LETTURE
Is 49, 1-6
At 13, 22-26
Lc 1, 57-66.80

Omelia

Ringraziamo il Signore per la possibilità che ci dà di incontrarci, non succede di frequente. Il Vescovo viene nelle parrocchie per incoraggiare, oltre che per essere incoraggiato. È un incoraggiamento reciproco: innanzi tutto per incoraggiare, perché a volte c’è stanchezza – lo vedo girando per le parrocchie – c’è stanchezza nel coro – non nel vostro che è ancora pimpante, mi sembra – nel gruppo ministranti, nelle persone… Sono tanti anni che veniamo – lo diceva anche Padre Filippo nel suo saluto – vorremmo vedere tutto perfetto e invece entra una sorta di stanchezza. Allora il Vescovo viene a dare una sorta di scossa, una sorta anche di incoraggiamento, a dire: Bravi che siete ancora qui! Ho visto che quello che era un piccolo organista (così era quando l’ho conosciuto), è cresciuto di non pochi centimetri.

Sono qui per incoraggiarvi, e lo facciamo in preparazione alla festa del vostro patrono, San Pietro, ma anche ovviamente nella festa di oggi che, stranamente, nel calendario della Chiesa non è la “festa” di Giovanni il Battista, ma la solennità della sua nascita, perché normalmente il giorno in cui veneriamo i santi è il giorno della morte, giorno natalizio, giorno in cui si nasce veramente. Invece per alcune persone importantissime, come la Madonna e come il Battista, che sono le uniche eccezioni, si festeggia anche la nascita, per il posto particolarissimo che queste persone hanno svolto nell’economia della salvezza, cioè hanno avuto un posto di tutto rilievo.

Cosa desumere per noi da questa festa? Innanzi tutto un’espressione che avete ascoltato nella Prima Lettura dove, attraverso il profeta Isaia, si dice: Ascoltatemi, voi isole; il Signore dal seno materno mi ha chiamato. Spero di non scandalizzarvi (lo dico per gli adulti, perché i ragazzi hanno bisogno di ben altro per scandalizzarsi): sapete quanti spermatozoi erano in corsa quella sera? Io sono nato, noi siamo nati perché ha vinto quella gara di nuoto uno spermatozoo. Ma su quanti? Quanti erano i partecipanti? Quanti milioni? 30 milioni! Questa cosa mette sempre tanta gioia: io e voi siamo il frutto di una gara dove un nuotatore d’eccezione ha dovuto superare ben 30 milioni di partecipanti. Non 10, 20, 50, ma 30 milioni! Questo significa – ed è una riflessione puramente umana, poi arriviamo al messaggio spirituale – che ognuno di noi è il frutto di una vittoria in una tempesta di partecipanti e, attenti, quella sera potevano nascere 30 milioni di persone diverse e invece è nato il vostro Vescovo, purtroppo per voi! Se invece avesse vinto il numero 300, il numero 1522, quello che aveva sulla maglietta 2663000, avreste avuto un vescovo diverso, magari non sarebbe stato vescovo. E così anche voi. Ovviamente questa riflessione molto semplice – quando siete depressi pensateci, ovviamente non voi giovani che spero non abbiate motivi di depressione, ma voi adulti sì – è un buon esercizio per mettersi di buonumore: se sono qui, è perché il mio spermatozoo vincente ha superato 30 milioni di partecipanti.

Questa riflessione potrebbe indurci a dire: il fatto che abbia vinto lo spermatozoo che si chiama Arturo, Giovanni, Francesco… è un caso? È tutto legato a una casualità? È entrato proprio quello lì; poi, come sapete, si chiudono le “porte”: entra uno e gli altri 29 999 999 sono esclusi. È un caso?

Il Signore dal seno materno mi ha chiamato: significa che quella vittoria – mi dispiace per voi e per me, ma è una cosa bella – era un bluff, un bluff!, perché qualcuno l’aveva pilotata. E questo “qualcuno” non è uno del calcio-scommesse, uno che doveva guadagnare qualcosa, ma Colui che voleva che io nascessi da quella sera, da quella notte.

Perché vi sto dicendo queste cose? Perché sia nella Prima Lettura di ieri sera, dal Libro del profeta Geremia (casomai siate venuti a Messa alla vigilia di San Giovanni), sia nella Prima Lettura di oggi – Il Signore dal seno materno mi ha chiamato – si parla di una chiamata prima dell’esistenza. Allora, se io sono stato chiamato prima dell’esistenza, significa che io sono stato voluto. Imparate questa formula un po’ complessa da un punto di vista verbale (non vi chiedo che tempo sia): io sono stato voluto, io sono stata voluta, cioè non sono nata per caso. Non sono venuto fuori da un impasto e poi è uscito questo bambino, questa bambina. No, io sono stato voluto: sono il frutto di una volontà precisa di Dio.

Questo è chiaro anche nel Vangelo, dove si parla della nascita del Battista. Quando si tratta di scegliere il nome, cominciano i problemi (tutto il mondo è paese, anche 2000 anni fa come adesso): da quando si sa che lei è incinta, cominciano i mugugni da parte della suocera… Come si chiamerà? È un problema, perché ci sono due strade. La prima: lo chiamo come voglio io, oppure rispettiamo una tradizione che per noi è il nome del nonno, invece al tempo del Battista era il nome del padre, quindi il figlio si chiamava come il padre.

In questo momento si pone il problema: questo bambino come lo chiamiamo? Non può dirlo il padre? No. E perché non può dirlo? Perché era muto. Ma era muto da sempre? Da quanti mesi è muto? Da nove mesi. Quindi nove mesi di gravidanza, nove mesi di silenzio. E perché era muto? Zaccaria non poteva parlare perché non aveva creduto all’angelo che gli aveva detto che la moglie avrebbe partorito. Ma come?! È anziana e io sono vecchio! Problemi di sempre… Poiché non può parlare, chiedono a Elisabetta (normalmente  contavano solo i maschi): Come vuoi che si chiami? E lei dice: Giovanni. Ma nessuno si chiama Giovanni! Suo padre si chiama Zaccaria e deve chiamarsi Zaccaria. Allora chiedono al padre che scrive su una tavoletta: Il suo nome è Giovanni. E questo nome chi l’aveva scelto? L’angelo. Che significa che il nome è stato scelto prima del concepimento? Significa che Giovanni è stato chiamato da sempre.

A voi sembra che stiamo dicendo delle sciocchezze, in realtà stiamo andando alle radici della nostra identità umana e cristiana.

Vi succederà prima o poi nella vita di prendere un palo, di prendere una mazzata, di avere un fallimento, di andare in depressione, di subire un tradimento e sono momenti in cui avrete una percezione di voi negativa. Se ricordate quello che io vi sto dicendo, senza utilizzare medicinali, psicofarmaci, voi potrete guarire dicendo: sì, è vero, mia moglie mi ha tradito, ho subito questo tracollo economico, ma io sono stato voluto da Dio, perché a volte noi abbiamo la percezione di essere degli errori. Alcuni non dicono: “Io ho fatto un errore”; ma dicono: “Io sono un errore”, che è una cosa terribile. Magari, formulato così, nessuno mai lo dice, però a volte lo pensiamo quando vediamo tutto scuro, quando il mondo ci sembra ostile, quando sembra che tutti ce l’abbiano con noi: abbiamo la percezione di essere negativi. In psicologia questo si dice “NO OK”, termine tecnico per chi fra voi studi psicologia, che è il contrapposto di “I am OK”, io sono positivo.

Io sono stato voluto e allora quello che noi celebriamo oggi, nella nascita del Battista, dev’essere un pensiero che ci deve accompagnare per tutta la vita, qualsiasi cosa tu faccia di negativo, qualsiasi cosa ti capiti, ricordati che tu hai il diritto di essere al mondo, perché non sei una casualità ma sei il frutto di una volontà. Il Signore – dice il testo di Isaia – mi ha chiamato fin dal seno materno. E noi possiamo dire di più: il Signore mi ha chiamato prima che i miei genitori si conoscessero, prima che nascessero a loro volta. Quindi questo è il fondamento del nostro equilibrio. E se qualcosa di buono farete nella vita, lo farete per questa percezione di forza che viene da dentro, che è il frutto di questa coscienza di essere stati voluti.

Vi sembra che io vi abbia fatto una piccola lezione di psicologia spicciola, un po’ di “training autogeno” si dice, invece questa è una piccola verità della fede: io sono stato voluto, cioè io sono benedetto da Dio e, se siete benedetti, voi a vostra volta direte delle cose belle.

Io vi auguro questo, vi auguro che soprattutto in voi ragazzi ci sia questa forza: oggi ne avete bisogno di più di quanto non ne avessimo bisogno noi alla vostra età. La crisi economica, il lavoro che è diventato un’utopia… No, chi ha questa percezione, il lavoro se lo inventa, non lo va a cercare, se lo inventa! E voi ve lo dovete inventare il lavoro! E ve lo inventerete nella misura in cui dentro avrete questa percezione di positività, a dire: sì, va be’, è andata male, ma andrà meglio domani… Ho vissuto questa difficoltà, ma dentro di me c’è questo fuoco ardente, questa luce che mi dà forza in qualsiasi momento. Il Battista ha avuto una vita difficile, ma la ha affrontata, ed è riuscito a realizzare il progetto di Dio su di sé, avendo la percezione d’essere stato voluto da Dio, perché i suoi genitori erano anziani, perché avevano perso ogni speranza, perché non solo non riuscivano a nuotare, ma non ce n’erano più di spermatozoi, eppure è venuto fuori questo dono che si chiama Giovanni il Battista.

Coraggio! Qualsiasi cosa ci aspetti, noi andiamo avanti con questa benedizione divina. Gli anziani lo sanno, lo dicevano i nostri nonni: il Signore ti benedica! E quando concluderemo la Messa, il Vescovo vi benedirà: è questo bene di Dio su di voi che supera ogni male. Non c’è malocchio che tenga, chi è benedetto va avanti e non lo raggiunge nessuna negatività. Quindi non c’è bisogno di andare da maghi, perché chi viene in chiesa vive all’ombra di questa benedizione.

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Il testo, tratto direttamente dalla registrazione, non è stato rivisto dall’autore.

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