Una povertà condivisa, ricchezza per tanti

Teano, 29 luglio 2012

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Celebrazione Eucaristica

presieduta da

S. E. Rev. ma Mons. Arturo Aiello

Chiesa Cattedrale

XVII Domenica del Tempo Ordinario/B

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Saluto iniziale

Innanzi tutto benvenuti nella chiesa Cattedrale, cuore della nostra Chiesa diocesana che, tra l’altro, si prepara a celebrare la festa del suo patrono, del suo protettore San Paride. Venite da più parrocchie e convergete nel cuore della Diocesi per un momento importante della vostra vita cristiana che è il Sacramento della Confermazione. Chiediamo anche l’intercessione del nostro patrono, perché possiate vivere con disponibilità il dono dello Spirito che vi è affidato e possiate portare frutto. Iniziamo con un atto di umiltà, chiedendo umilmente perdono dei nostri peccati.

LETTURE
2 Re 4, 42-44
Ef 4, 1-6
Gv 6, 1-15

Omelia

Carissimi fratelli e sorelle,

in tempo di crisi aumenta l’egoismo, perché se abbiamo molto, possiamo anche prendere in considerazione l’idea di condividere qualcosa con altri, ma se abbiamo poco, rischiamo di chiudere ogni imposta, ogni porta che introduca in casa un povero, un pellegrino, un bisognoso. Anche tra i parenti, in tempo di crisi, noi diciamo: “Devo prima pensare alla mia famiglia”. E pensiamo di fare bene. Il Vangelo di oggi mette in crisi questo nostro pensiero, e cioè che in un momento di bisogno è meglio tenersi quel poco che si ha.

Avete ascoltato – dovreste conoscerlo tutti, anche quelli fra voi che non hanno grande consuetudine con il Vangelo – il racconto della moltiplicazione dei pani dove c’era un’emergenza, come adesso. Anche adesso c’è un’emergenza, anche adesso viviamo e ancora per molti anni vivremo nella crisi (Dove troveremo tutto il pane per sfamare tanta gente?). Poi c’è un ragazzo – dice uno dei discepoli – che ha un pane. Ma che cos’è questo per tanta gente? Che cos’è questo pane di cui è possessore un ragazzo? È il tempo, è la giovinezza che contraddistingue molti di voi (quelli che faranno la Cresima per lo più sono giovani). La giovinezza penso di rosicchiarmela per conto mio, perché è mia, perché sono tempi difficili, perché passa…

Gesù pone al centro quel ragazzo che ha qualche pane, ha portato una merenda, ma per cinquemila uomini ovviamente è una cosa irrisoria, come è irrisoria la tua vita, la mia, la tua giovinezza. Puoi consumarla egoisticamente, e quando dico “egoisticamente” intendo anche: divento un ingegnere, farò tanti soldi, riuscirò a risolvere qualcuno dei problemi che angustiano l’umanità… Ma sempre pensando – diceva un autore che non avete studiato, il Guicciardini – al mio particulare, cioè a quello che mi interessa, a quello che mi torna utile.

Gesù avrebbe potuto moltiplicare i pani anche dal niente? Certo, ma non lo fa. Neanche oggi. Anche oggi c’è bisogno di qualcuno – magari le suore – che abbia messo insieme queste ostie, impastato un po’ di farina e acqua per fare le ostie. Se non ci fossero le ostie, anche se c’è il Vescovo, non ci sarebbe l’Eucarestia; se mancasse un po’ di vino, prodotto da qualche contadino qui nel comune di Teano (magari Don Tommaso si servirà dalle sue tenute di Pignataro), noi non potremmo celebrare l’Eucarestia. Ma come?! C’è il Vescovo! Ci sono tante persone, tanti cresimandi! Che fa che non c’è un po’ di vino! Basta anche una goccia. Nei campi di concentramento, nelle carceri dove tanti sacerdoti sono stati rinchiusi, bastava una goccia di vino e una briciola di pane per celebrare l’Eucarestia, ma senza queste cose non si fa Eucarestia, anche se ci fosse il Papa!

Che significa tutto questo? Lo esprime con una frase lapidaria Sant’Agostino quando dice: Il Dio che ti ha creato senza di te, non ti salva senza di te. Sei stato interpellato per essere creato? Hai dato un anticipo? Hai messo una caparra? Hai firmato? No, Dio ti ha creato gratuitamente. Ma, dice Agostino, grande Vescovo, che lo stesso Dio che ti ha creato senza chiederti nulla, chiede la tua collaborazione per la tua salvezza – dirò di più – chiede la tua collaborazione per la salvezza degli altri, cioè ciascuno di noi non solo è responsabile di sé, ma anche di altri. Allora questo pane te lo vuoi sbocconcellare da solo, privatamente, egoisticamente, o lo vogliamo condividere? La condivisione diventa l’origine del miracolo. Se non ci fosse stato quel ragazzo, probabilmente i cinquemila sarebbero tornati a casa digiuni.

Tu che stai per ricevere la Cresima, devi sapere che metti a disposizione dello Spirito Santo la tua vita, la tua giovinezza, il tuo cuore, i tuoi sentimenti, i tuoi pensieri, e questa realtà piccola – perché ciascuno di voi, ovviamente, a meno che non sia presuntuoso, si sentirà impari rispetto alle tante emergenze della Chiesa e del mondo – questa povertà condivisa diventa origine di miracolo, di ricchezza. Può una povertà condivisa diventare ricchezza? La Parola di Dio oggi ci dice: sì, è possibile, quando quella povertà viene posta nelle mani di Gesù. E tu, che stai per ricevere la Cresima, vuoi mettere nelle mani di Gesù la tua vita, il tuo futuro, i tuoi progetti, il tuo entusiasmo – poca cosa, non vi illudete! – perché Lui faccia una cosa grande che tu neanche immagini? perché Lui attraverso di te, attraverso questo piccolo pane che sei tu, possa sfamare tanti?

Spero che almeno uno tra voi abbia questa disponibilità e venga a ricevere il Sacramento dicendo: Sì, Gesù, voglio scommettere sulla mia povertà, perché Tu stesso vi scommetti, perché Tu trasformi un po’ di pane nel Tuo Corpo, un po’ di vino nel Tuo Sangue, una piccola comunità dispersa in una comunità di redenti, che diventa motivo di redenzione, di salvezza per tanti che la incontrano. Questa è la grande scommessa della fede: ogni volta, ogni giorno, in ogni occasione, ciascuno di voi che si sente povero rispetto alle mille esigenze dei figli, degli amici, del marito, della moglie, dei nipoti, del mondo, della Diocesi, può, scommettendo su Gesù, vedere trasformata la propria povertà in ricchezza per gli altri. Ricordatevi solo l’espressione di Sant’Agostino: Quel Dio che ti ha creato senza di te, non ti salva senza di te.

Vogliamo collaborare alla nostra salvezza e alla salvezza degli altri? Fuori i panini! Fuori quello che hai in tasca! Ma io ho soltanto un euro! Questo euro, che hai in tasca, può diventare un milione di euro; questo panino che hai in tasca, può diventare pane per i popoli affamati. Questa giovinezza – poca cosa! – può diventare un canto, un entusiasmo per tanti adulti e anziani scoraggiati.

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Il testo, tratto direttamente dalla registrazione, non è stato rivisto dall’autore.

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