La morsa del nemico e il profumo di vittoria

Roccamonfina, 15 agosto 2012

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Celebrazione Eucaristica

presieduta da

S. E. Rev. ma Mons. Arturo Aiello

Solennità dell’Assunzione di Maria al Cielo

Parrocchia S. Maria Maggiore

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Omelia

Carissimi fratelli e sorelle,

abbiamo poco tempo per dire cose importanti. Cercate d’essere attenti e il Vescovo si sforzerà, nonostante le sue consuetudini, di essere sintetico. Innanzi tutto ci ricordiamo vicendevolmente qual è il motivo di questa solennità, cioè cosa crediamo, cosa significa Assunzione di Maria al Cielo. Noi, oggi, professiamo una verità creduta dalla Chiesa, proposta e definitivamente confermata, che vuole che Maria sia stata assunta in Cielo in corpo e in anima. Tutti i defunti, anche i nostri parenti defunti, hanno un futuro di gloria, ma c’è una distanza – sarà così anche per noi – tra la nostra morte fisica, e dunque il sopravvivere da un punto di vista spirituale nel nostro io interiore, e la Risurrezione della carne che noi proclameremo, nella fede, anche nelle promesse battesimali rinnovate dai cresimandi. Questo spazio tra la morte e la piena assunzione anche del corpo, in Maria è stato annullato. Spero con queste parole di aver semplificato e non complicato.

Noi crediamo che per un singolare privilegio, Maria non abbia conosciuto la corruzione del corpo, come avviene per noi nei nostri cimiteri, ma che è stata rapita dalla e nella gloria di Dio immediatamente dopo la sua morte. Questa è la verità di fede. Cosa significa questa verità? Significa che Gesù ha realizzato una rivoluzione in quella legge ferrea e altrimenti insormontabile che era la morte come ultima parola della vita. Con la Sua Resurrezione, vincendo la morte, ha sconvolto una legge ferrea, e in Maria questo annuncio pasquale è già realizzato; in Maria, come ricordavo stanotte ai Lattani, c’è già stata pienamente la Pasqua, si è già realizzata la Pasqua di Gesù. Questo riempie di gioia la Chiesa perché, come forse vi ricordavo qualche anno fa in questa stessa celebrazione, noi crediamo per la Chiesa tutto ciò che affermiamo in Maria, e dunque la Chiesa, salutando questa primogenita della Resurrezione, venerando e alzando gli occhi al cielo per questa componente già glorificata, intravede un destino di gloria anche per sé e dunque anche per noi. È sempre importante questo collegamento con la nostra vita, altrimenti i misteri restano un po’ avulsi, lontani. Potremmo dire: “Beata te, Maria, che hai creduto”, come afferma Elisabetta nel Vangelo che avete appena ascoltato. Ma poi la nostra vita in che direzione va? È un privilegio solo suo o in lei si è realizzato prima quello che si realizzerà nella vita di ciascuno di noi? La risposta è: quello che vedi realizzato in Maria, si realizzerà anche in te. Adesso cerchiamo di collegare questa verità con la celebrazione del Sacramento della Confermazione che riguarda 20 giovani e adulti di questa comunità. Voi state per entrare a far parte dei cristiani adulti e questo avverrà attraverso il rinnovo delle promesse battesimali, attraverso l’imposizione delle mani e l’invocazione dello Spirito, come Don Giadio e i catechisti vi avranno detto a più riprese in questo cammino di preparazione, ma soprattutto lo Spirito Santo scenderà su di voi nell’atto della Crismazione, e questo gesto è molto importante e collegato direttamente con quanto noi oggi contempliamo in Maria.

Cos’è la Crismazione? Lo sanno bene i cresimandi, ma lo ricordo a tutti gli altri. Davanti al Vescovo questi giovani e alcuni adulti saranno unti sulla fronte con il crisma. “Crisma”, ci dicono i padri antichi, viene da Cristo, e infatti Cristo significa “unto”. Sarete unti sulla fronte con il crisma, che è olio e profumo. Olio, perché è l’elemento che ricorda la battaglia che avete vissuto e che continuerete a vivere, e di cui il Libro dell’Apocalisse ci ha dato uno squarcio nella lotta tra la donna e il drago. I combattenti, nell’antichità, ritenevano l’olio un elemento che dava forza e tra l’altro l’olio aiuta a sgusciare più facilmente dalla morsa del nemico. Dunque il crisma vi ricorda che c’è da combattere. Non è un cammino facile quello del credente, ci sono degli attriti già dentro di noi, c’è una lotta nel nostro cuore, c’è una lotta fuori di noi, noi partecipiamo a questa lotta da vincitori ma ricevendo tante ferite.

Il crisma è anche profumo (il crisma si fa così, con olio e profumo, nella Messa Crismale nelle nostre cattedrali, il Giovedì Santo). Perché profumo? Profumo dice appunto resurrezione, profumo dice regalità, profumo dice nobiltà. E allora la vostra vita, da cristiani adulti, si svolge tra questi due poli: da un alto la lotta e dall’altro la vittoria. Da un lato non vi sarà fatto nessuno sconto sulle tentazioni, ma immediatamente, mentre combattiamo sappiamo d’aver già vinto (questo è l’aspetto della regalità).

Per esempio, questo bambino si è appena sentito male (utilizziamo tutti gli elementi per trasformarli da distrazione a elementi di riflessione): perché si è sentito male? Perché c’è un virus che porta il vomito, segno di una fragilità. Ci ammaliamo anche noi. Questa fragilità non è l’ultima parola: la viviamo, l’assumiamo, la sopportiamo con la speranza che c’è un destino di gloria anche per il nostro corpo. Allora, essere unti col crisma per voi significherà da oggi vivere da cristiani. “Crisma” viene da “Cristo” e dunque divento come Gesù, devo vivere come Lui. San Paolo, in un brano che leggiamo a Pasqua, dice: Se siete risorti con Cristo cercate le cose di lassù. Allora da un lato c’è il drago che ci tira giù, che ci scoraggia, che tende a dirci che non ce la faremo, dall’altra c’è il crisma che ci fa guardare in alto e dice: io sono cittadino del cielo, io partecipo della regalità stessa di Cristo.

Ovviamente, carissimi cresimandi, questa regalità si traduce nei gesti. Come si vede un re, una regina, una persona nobile? Voi starete pensando: dall’abito. Ma l’abito non fa il monaco, dice un proverbio. Molti di voi sono arrivati qui vestiti elegantemente e il Vescovo si chiederà: Ma questa ragazza che ha un look particolarmente pregiato, vive anche una nobiltà?, perché a volte ci mettiamo degli abiti che non dicono la verità su di noi. Allora cosa dice della nobiltà di una persona? Il suo portamento. Si dice: questa persona ha un portamento regale. “Portamento” è legato a “comportamento”. Allora il vostro Vescovo vi augura che da questo profumo del crisma venga il profumo delle vostre virtù, il profumo delle vostre scelte, il profumo della carità. Abbiamo ascoltato, nel Vangelo, che Maria si pone nei confronti di Elisabetta come un’ancella, va a servire questa sua parente che vive una maternità inattesa. Da questa Cresima nasceranno tanti portamenti, tanti comportamenti luminosi e anche se il drago continuerà a trascinare giù un terzo delle stelle, e quindi a fare effetti spettacolari tendenti a scoraggiarci, voi dovete dire: sono stato unto, partecipo della regalità stessa di Gesù e dunque non mi lascerò scomporre. Auguro a Don Giadio di vedere da questa celebrazione, nei giorni, nei mesi e negli anni prossimi, tanti frutti di regalità, di conversione di persone che da brutte diventano belle. Le ragazze, e non solo, hanno il desiderio d’essere belle, ma questa bellezza non viene dall’abito che indossiamo, non viene dalle scarpe con i tacchi altissimi (mi chiedo sempre come facciate voi ragazze a venire alla Cresima su trampoli di 10 centimetri!). Non sono le scarpe, non sono le borse, non sono i gioielli che rendono una persona bella: la vostra bellezza viene dal cuore, viene dalle scelte, viene dai sogni che coltivate nel cuore e che Dio porterà a compimento. Amen.

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Il testo, tratto direttamente dalla registrazione, non è stato rivisto dall’autore.

 

 

 

 

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