Una nascita straordinaria

Pietravairano, 8 settembre 2012

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Celebrazione Eucaristica

presieduta da

S. E. Rev. ma Mons. Arturo Aiello

In occasione della

Professione Solenne

di

Sr. M. Chiara Letizia

del Cuore di Gesù e degli Angeli

nell’ordine delle Clarisse dell’Immacolata

Festa della Natività della B. V. Maria

Monastero S. Maria della Vigna e degli Angeli

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Saluto iniziale

Nella Festa della Natività di Maria siamo raccolti in questo Santuario dedicato alla Madonna e accompagniamo Letizia in un momento decisivo e definitivo della sua vita; definitivo, nel senso che questa celebrazione e le parole che proferirà la definiscono, le danno una forma (professione viene da dire, da proferire). È un ultimo e definitivo passo di radicamento nella comunità che l’ha ospitata per il probandato, per il noviziato, per la professione semplice e in questi anni, che dice bene di lei e la accoglie. Ovviamente non è una fatto umano: è il Signore che ha posto nel cuore di Letizia il santo proposito, il proposito del santo viaggio, come dice il salmista.

Saluto coloro che provengono da Parma, anche Don Giovanni, il viceparroco della Parrocchia di Letizia; sentiamoci uniti nella fede – fuori della fede quello che stiamo per vivere è assurdo -, chiediamone un supplemento in questa celebrazione. Ci introduciamo chiedendo umilmente perdono a Dio dei nostri peccati.

LETTURE
Mic 5, 1-1a
Rm 8, 28-30
Mt 1, 18-23

Omelia

Partiamo, carissimi fratelli e sorelle, da questa Festa. Si fa sempre tanta confusione nelle feste mariane, è difficile che la gente sappia distinguerle e identificarle nella loro peculiarità.

L’immagine che la Chiesa ci presenta quest’oggi è una bambina appena nata: un evento gioioso, come è accaduto un po’ di anni fa per la nascita di Letizia, come accade nelle nostre case quando ci vien voglia di mettere fuori la porta un fiocco rosa o celeste. Un fiocco rosa è sulla porta, per così dire, dei genitori di Maria, e questa nascita non è per nulla sottolineata da eventi straordinari: è solo una nascita, a guardarla con gli occhi umani. In realtà è una nascita straordinaria per ciò che si prepara, per ciò che Dio va vagheggiando nel Suo cuore dall’eternità e poi, nella storia, dal precipitare delle cose, da un peccato all’altro, da un fallimento all’altro, come ci descrive nei primi dodici capitoli del Libro di Genesi. Dio non ha abbandonato l’umanità. Ogni bambino che nasce – dice Tagore, un poeta indiano – è segno che Dio non si è ancora stancato dell’umanità. Questo vale per ogni figlio, anche per i bambini che sono nati oggi e che ci portano questo lieto annuncio: nonostante i nostri mali, nonostante tutti i nostri fallimenti, Dio ci accorda ancora fiducia, Dio ancora sogna sulla nostra umanità. Ma la nascita di Maria, come ognuno di voi sa, ha valori supplementari, ha un’eccedenza di valori, ha un plus di significati, perché su questa bambina non si piega solo Dio, come fa normalmente, gioendo, per la nascita di ogni creatura umana. È una bambina che Egli ha atteso da secoli e Dio sorride a questa piccola che vagisce, che dà i primi segni di vita, che si attacca al petto di sua madre, come si dice in gergo e come accade per ogni cucciolo d’uomo. Dio guarda e benedice in modo tutto speciale quella bambina. Scoprirà – ma, ahimè, solo nell’eternità, solo dopo la morte – che Dio l’aveva rivestita di una grazia specialissima che noi chiamiamo Immacolata Concezione, cioè una liberazione radicale dal peccato che noi trasmettiamo, nonostante i nostri buoni propositi, ai nostri figli. Nella Festa della Natività di Maria, la Chiesa celebra questo. Maria è nata, e dunque sta sorgendo la salvezza, è l’alba della salvezza. È una bambina come le altre, non ha nulla di speciale, è piccola, e per lei, in qualche maniera, la Chiesa legge la profezia del profeta Michea: E tu, Betlemme di Efrata, non sei la più piccola fra i villaggi di Giuda, da te uscirà colui che sarà il salvatore.

Dio ha la manìa della piccolezza. Noi abbiamo la mania della grandezza.

Noi cerchiamo cose grandi, eclatanti: più sono fuori misura, più attirano la nostra attenzione. Dio ha lo stile della piccolezza, ama ciò che è piccolo, ciò che è insignificante. Dio – dice Paolo – ha scelto ciò che nel mondo è ignobile e disprezzato per radere al suolo le potenze e le argomentazioni di pensiero dell’uomo. Questa scelta accade anche per la nascita di Maria, per la designazione di Maria a Madre del Signore.

Come non pensare a Letizia e alla sua piccolezza? E non mi riferisco alla statura… In questo momento, Letizia si sente Betlemme. E tu, Betlemme di Efrata, non sei la più piccola…, non sei l’ultima borgata, non sei il capoluogo che a stento, diremmo oggi, riesce a racimolare gli abitanti necessari per questo titolo. Dio ha poggiato questo sguardo su di te, Letizia, e non da oggi. Ce lo ha ricordato Paolo nella Seconda Lettura: Poiché quelli che egli da sempre ha conosciuto li ha anche predestinati… e li ha chiamati. Da sempre.

Quello che noi oggi realizziamo – e di qui ci viene la pace – ha avuto un prologo in excelsis Deo come per Maria, ovviamente in una maniera diversa per quanto concerne la statura e il ruolo, ma ciascuno di noi dica in questa celebrazione: Anch’io sono stato vagheggiato, desiderato, atteso da Dio. Forse, nella tua vita, nella mia vita, Dio ancora cerca quel segno di consenso a tanta predilezione, perché bisogna riconoscerla per celebrarla, perché bisogna ascoltarla per corrispondervi. Quindi anche la chiamata di Letizia affonda le radici nel cuore stesso di Dio, da sempre. Anche se Letizia ha scoperto la chiamata speciale alla vita consacrata claustrale ad un certo punto della sua vita, da sempre Dio l’ha voluta così. Quindi la pace che in questo momento la inonda, al di là della commozione, come nel prosieguo dei suoi giorni, è conseguenza della percezione d’essere nella volontà di Dio, d’essere laddove Dio ci ha pensati, progettati, chiamati, da sempre.

A questo “da sempre” non può che corrispondere un nostro “per sempre”. È bello scoprire, ad un certo punto della nostra vita, che Dio ha avuto attenzione per noi, mentre disegnava le stelle, mentre le battezzava dando loro un nome, un posto nel firmamento, mentre giocava – dice un testo sapienziale – con gli astri, con le costellazioni, con le orbite; è bello scoprire d’essere stati conosciuti prima ancora che noi ci potessimo conoscere o prima ancora che i nostri genitori ci conoscessero, e loro sono stati i primi a rendersi conto che c’eravamo. La mamma, prima di tutti, ha percepito nella storia che c’era una bambina che bussava alle porte della vita, ma prima c’era Dio, prima eravamo nel Suo grembo, prima eravamo cullati da Lui, e a un certo punto ci ha fatti fiorire nel tempo e nello spazio equipaggiandoci della libertà, perché liberamente – e questo è un mistero – potessimo corrispondere al suo piano. È possibile anche deflettere, deragliare dal Suo piano? Certo, è il rischio che Dio corre con noi, ma la nostra grandezza sta nell’approssimazione – dico così per consolare me e voi – con cui ci avviciniamo alla Sua volontà (in Sua volontade è nostra pace).

Ciò che abbiamo letto di Maria vale per te, Letizia, vale per le tue Sorelle, vale per ciascuno di noi nella grazia battesimale.

Sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. Entriamo per un attimo, ancora una volta, in questo disagio di Maria che si vede invasa e portata laddove non vorrebbe; entriamo nel suo stupore e nel suo timore per questa maternità incipiente, dove non ha posto mano l’uomo. Anche tu, Letizia, ad un certo punto ti sei sentita abitata. Non bastava essere in una squadra di calcio, non bastavano i tuoi amici, non bastava più neanche la tua famiglia da cui deriva la tua fede o attraverso cui è passata la tua fede. Non ti bastava neanche più la parola di vita di Chiara, da masticare per un mese intero nel tuo Focolare parmigiano. Cos’è questo turbamento? – ti sarai chiesta – Cos’è che mi manca? Mi sono innamorata? Cos’è questo sentirmi abitata da un altro, da un’altra me stessa? Il turbamento di Maria è ciò che genera in Giuseppe la decisione di licenziarla in segreto.

Noi combattiamo con la nostra vocazione, noi combattiamo con la possibilità nuova, inedita, che ci nasce dentro e che si fa spazio in noi, come nel grembo di una donna un bambino, combattiamo perché vorremmo essere liberi da qualsiasi condizionamento. Ma non esiste questa libertà, si è sempre condizionati. E Dio voglia che accettiamo d’essere condizionati da Dio, perché all’atto in cui siamo condizionati da Lui, celebriamo al massimo la nostra libertà, anche se questo desiderio che nasce dentro e che si fa spazio, che cresce e che si moltiplica, come le cellule dopo lo zigote, ci turba. È stato così anche per te, Letizia – tu non puoi parlare, è il Vescovo che in questo momento fa le domande e dà le risposte – e mi piace pensare che sia stato così, cioè che anche tu, ad un certo punto, come Giuseppe, abbia deciso di licenziare, così come le mamme decidono di licenziare una maternità incipiente, che le scomoda, che le stravolge, che stravolge i loro piani o i piani della coppia. Decise di licenziarla in segreto. Chissà quante vocazioni abbiamo licenziato, quante illuminazioni, quante grazie lasciate scorrere col sangue, con una sofferenza breve ma che poi ci ha fatti tornare alla normalità. Come se ne esistesse una.

Letizia ha accettato di evitare ogni via di normalità. Allora un angelo – e gli angeli sono di casa in questo monastero, anche nei cognomi che le suore hanno, Letizia ne ha uno che richiama il Cuore di Gesù e gli Angeli – un angelo le è andato in sogno, come a Giuseppe, per dirle: Non temere, Letizia, perché questo è il più bel goal che tu abbia mai insegnato, perché questa è la parola non più scelta da Chiara e riscaldata nel Movimento dei Focolari; questa è la tua parola, è la parola su di te, è la parola che ti dice da sempre e che ti chiede per sempre.

Tutto questo – conclude così Matteo che continuamente richiama brani dell’Antico Testamento, perché come sapete parla agli Ebrei – è avvenuto perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: “Ecco, la vergine concepirà e darà alla luce un figlio: a lui sarà dato il nome di Emmanuele”, che significa Dio-con-noi. Questa Parola in Maria diventerà carne, parabola, discorso, miracolo, diventerà pane, vino, sguardo, croce, resurrezione, Emmanuele, Dio-con-noi. Ma questa stessa Parola, in Letizia visitata, diventa maternità.

Voi pensate che una monaca non abbia figli, e forse i genitori di Letizia, che adesso conosco da un po’ di tempo, qualche volta, in un momento di tristezza o di tentazione, avranno pensato: Sì, è bello, ma i nipotini che ci avrebbe dato non nasceranno…

Invece, dice il profeta, che i figli della sterile sono più numerosi della donna che ha preso marito. Questa parola, cha va applicata a tutti per dire che i poveri arricchiscono il mondo, per Letizia, per le sue Sorelle e per coloro che sono chiamati a questo stato di vita significa maternità a 360 gradi, significa preghiera, significa nascondimento, significa portare in grembo tante storie, tante vite altrimenti perdute. Per cui voi avrete il vostro stuolo innumerevole di nipotini, di bambini, di bambine, che poi diventeranno grandi. Non li conoscerete, non li conoscerà neanche vostra figlia, ma un giorno vi sentirete chiamare “nonni” da centinaia di persone e lei “mamma” da migliaia di persone. Ma quando li ho generati questi figli? Nell’eternità scopriremo di appartenerci e di esserci generati gli uni gli altri, d’essere stati generati da una donna oltre nostra madre, in una maniera mirabile. Non saremmo andati avanti, non avremmo resistito in quella prova, non saremmo stati fedeli al sì in questa o quella vocazione, se una monaca nascosta nel Monastero a Pietravairano non avesse pregato per noi, non ci avesse portato in grembo, non avesse assunto su di sé il veleno ridandoci sangue buono, sangue nuovo. A questo servono le monache, a questo servono i Monasteri. Sono queste grandi foreste amazzoniche che danno ancora ossigeno a questo nostro mondo asmatico.

Letizia, al “da sempre” di Dio corrisponda il tuo povero “per sempre”. Come ogni uomo e ogni donna, anche tu hai paura, perché sposarsi, consacrasi, perché per un giovane, oggi, porre una parola definitiva – lo è stato sempre, ma oggi particolarmente – è una scelta quanto mai ardua, perché è tutto molto temporaneo, tutto molto legato all’umore, al mi sento, al qui e ora. Invece Gesù ti invita, attraverso le parole della Professione, a lanciarti in un numero immenso di giorni che non conosci, ma che sono racchiusi, condensati, che si danno convegno in questo momento e su cui scende il tuo proposito di povertà, castità, obbedienza, clausura. Coraggio, Letizia! Coraggio per questo sprint, per questo dribbling: corri in porta a segnare. E non per te, ma per la nostra squadra, per la Chiesa.

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Il testo, tratto direttamente dalla registrazione, non è stato rivisto dall’autore.

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