Guarda e lasciati guardare

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Teano, 24 marzo 2013

 

Domenica delle Palme

Chiesa Cattedrale

Omelia di S. E. Mons. Arturo Aiello

A nome vostro, carissimi fratelli e sorelle, ho baciato, come accade alla fine di ogni proclamazione, il libro dei Vangeli, e dunque, il racconto della Passione che abbiamo ascoltato. E, baciando il testo, mi sono detto: “Che non sia il bacio di Giuda”. L’ho baciato per voi e per me, perché questi testi vanno baciati, più che ascoltati, perché costituiscono l’aspetto centrale della nostra fede, perché i Vangeli stessi sono nati come cornice dei racconti della Passione.

Ci inoltriamo, con questa celebrazione, dopo i 40 giorni della Quaresima, nel Tempo Santo – era santa già la Quaresima, ma questo è il Santo dei Santi, la Settimana che si dice “santa” – ci inoltriamo con sentimenti di riconoscenza, di amore, di devozione, di commozione, chiediamo che queste parole ci smuovano e ci commuovano, come hanno smosso e commosso generazioni e generazioni di credenti.

Il racconto di Luca, che abbiamo appena ascoltato, si apre intorno a una mensa. Vorrei, brevemente – perché la lettura e l’ascolto devono avere il sopravvento in queste celebrazioni della Settimana Santa – provare con voi ad attraversare questo racconto, a partire dal simbolo della mensa, perché il racconto della Passione di Luca si apre con Gesù che è a mensa con i suoi discepoli.

Tutte le cose importanti avvengono a mensa, avvengono a tavola, e hanno, in qualche maniera, un riferimento al legno di cui normalmente i tavoli e le tavole sono fatti. Le decisioni grandi per esempio (Abbiamo deciso di sposarci! Mi sono innamorato di…! Parto… Torno…), lo stesso giorno delle nozze e qualsiasi momento di festa, per noi, trovano senso se possiamo sederci a mensa, se possiamo stare a tavola. Il Figlio di Dio incarnato, che ha preso tutto quanto di bello e di bene c’è nella nostra esperienza umana, ha voluto condividere la gioia della mensa. È una tavola anche il luogo dove siamo nati, ieri come oggi, noi che siamo nati in casa su un tavolo, non su un letto, e quelli più giovani che sono nati in clinica o in ospedale, sempre sul tavolo del parto, quasi a dire che si parte su un tavolo e si arriva su un tavolo. Non è un caso che il letto di morte, il letto dove ci coglierà la morte sarà di legno e certamente lo sarà la nostra bara. Intorno alla mensa, su questa tavola, scorrono parole dolcissime, quelle del Redentore, come trame, come tradimenti, come parole offensive; ci si unisce e ci si divide intorno alla mensa, anche intorno a questa mensa, che ci raccoglie per la celebrazione eucaristica della Domenica delle Palme, che è la mensa eucaristica.

Qualcuno di voi mi tradirà. C’è chi entra e chi esce. Ci sono i nostri figli, che non riescono a stare seduti a tavola; fate tanta fatica con i bambini a tenerli seduti a tavola, ma anche con gli adolescenti che, mentre noi mangiamo e discutiamo, guardano sotto il tavolo, sul telefonino, per vedere se c’è qualche messaggio, se c’è qualche novità importante che possa tirarli fuori. Tutto a tavola, per noi, come per Gesù. È anche il tavolo delle trattative, è il tavolo dei politici (qui ce ne sono di emblematici: Pilato ed Erode si palleggiano la responsabilità della condanna e diventano amici rispetto al destino di morte che insieme decidono per il Cristo), tavole di trattative e di tradimenti, tavole di progettazione (quelle dell’architetto), tavole per comprendere il senso di un popolo, la costituzione, le costituzioni, Tavole della Legge, tavole dove si piange e si muore, l’orto degli ulivi, dove Gesù sperimenta la solitudine, l’angoscia, l’assenza del Padre. C’è legno anche lì, benché vivo, quello che trasuda olio, quello degli ulivi centenari che si contorcono nel dolore e con i loro fusti sono espressione di questa nostra vita così difficile, così contorta da sofferenze.

Cosa dobbiamo fare? Dobbiamo guardare questo spettacolo, che è lo spettacolo della vita. Forse vi avrà colpito, se avete seguito con attenzione, il termine “spettacolo” (Tutti stavano a guardare questo spettacolo). La Passione è uno spettacolo, è davanti al mondo, è davanti a Dio, è uno spettacolo da guardare, è uno spettacolo da lasciarsi guardare.

Uno spettacolo da guardare. Ci sono le donne, c’è la Madre e gli altri che guardano; guardano dove Gesù viene posto, guardano gli eventi, le folle che guardano Pilato interdetto. Guarda questo spettacolo, perché qui è in scena la nostra vita. Si parla di Gesù, di Giuda, di Pietro (il primo, traditore; il secondo, rinnegatore), ma in realtà si parla di me, di te. Ma, al tempo stesso, lásciati guardare da questo spettacolo; è il senso di Pietro che si lascia guardare da Gesù – un particolare che ricordavo alla Preghiera Giovani di venerdì – che, dopo aver rinnegato tre volte il Maestro, può precipitare nella disperazione, e invece viene raccolto da uno sguardo, colto da uno sguardo, raccolto da uno sguardo: è lo sguardo del Maestro. Quindi la Passione è tutta da guardare, ma è anche il luogo meraviglioso, dolcissimo e drammatico, in cui, con gli occhi di Gesù, Dio stesso ti guarda.

Augurandovi una buona Settimana Santa, mi va di dirvi: lasciatevi guardare, non vi nascondete, non abbiate timore di togliere i vostri mantelli, i vostri paludamenti, i vostri ruoli – i nostri ruoli – mettendoli, come abbiamo ascoltato nella chiesa di San Francesco, sulla groppa dell’asino. Questi mantelli adesso non ci ricoprono più, servono come modo per solennizzare questa cavalcatura umile. Non abbiate timore – non abbiamo timore – a farci vedere nudi, così come siamo, nella nostra povertà, nelle nostre malattie, nelle nostre disperazioni: Dio ti guarda e ti salva. Auguri.

Accompagniamo quanti, qui a Teano e in tutta la nostra Diocesi, sono sofferenti e non stanno tanto a guardare questa scena ma la stanno vivendo. Penso in particolare, e la raccomando alla vostra preghiera, alla Madre Enrica, la Abbadessa delle Benedettine di Teano, che va verso la Luce, che accompagniamo con la nostra preghiera. Bisogna essere particolarmente dolci nella preghiera e nella fede, nell’accompagnare i moribondi. Allora accompagniamo Madre Enrica, è la nostra Passione di oggi, ma ce ne sono tante, passioni e morti nelle nostre case: non abbiamo il tempo di risollevarci da una storia che, ecco, ce ne raggiunge un’altra ancora più terribile, ancora più dolorosa. L’importante è guardare anche questi crocifissi che sono in mezzo a noi e che ci ripresentano, ci rappresentano dal vivo questa storia, che non è morta, ma è riedita continuamente. Guarda e lasciati guardare.

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Il testo, tratto direttamente dalla registrazione, non è stato rivisto dall’autore.

 

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