Ho sbagliato tutto

Immagine1

Pietravairano, 29 maggio 2013

Celebrazione Eucaristica

presieduta da

S. E. Rev. ma Mons. Arturo Aiello

Monastero Santa Maria della Vigna

VIII Settimana del Tempo Ordinario/mercoledì

***

LETTURE

Sir 36, 1-2a.5-6.13-19

Mc 10, 32-45

 

Omelia

Tra i tanti, due motivi di preghiera in questa eucaristia: la partenza da questo mondo del papà di Suor Gioia la settimana scorsa (il Vescovo ha già pregato, ma adesso farlo qui, dove questo papà ha depositato una figlia, ha ovviamente un valore aggiuntivo) e il compleanno di Carmen domani. Motivo di morte e di vita: le cose vanno sempre insieme.

Ci sono dei giorni, soprattutto per i genitori, per i parroci, per le abbadesse di un monastero, per i vescovi, in cui andiamo a letto dicendo: “Ho sbagliato tutto”. Immagino che capiti anche a voi. È il pensiero che stamattina mi ha accompagnato scorrendo questa pagina di Vangelo. Gesù avrebbe motivo stasera, dopo tutti questi fallimenti messi l’uno dietro l’altro, di dire: “Basta! Mi cadono le braccia…”. Il testo dice anche che Gesù andava avanti e gli altri venivano dietro con difficoltà, come succede quando c’è incomprensione. E l’incomprensione è sulla Pasqua, non su un fatto marginale, secondario, su ciò che attende Gesù a Gerusalemme. Egli a volte si gira e ricorda loro dove stanno andando, qual è il senso di quel viaggio, ma essi scrollano la testa come facciamo noi, come fanno i bambini quando non vogliono fare una cosa o non vogliono accettarla. È il nostro atteggiamento continuo nei confronti del dolore, della sofferenza, delle prove, della croce. Mi conforta e ci conforta, in questo vangelo, la pazienza di Gesù nell’accostare nuovamente i Dodici, nel raccontare ciò che accadrà, nell’accogliere questa preghiera imperfetta, “motivazione mista” – direbbero gli esperti di discernimento – dei figli di Zebedeo che vogliono avere un posto d’onore: pazienza nel chiamare a sé questi pulcini dispersi che sono andati pigolando per strade sbagliate.

Di che cosa discutevate tra voi lungo la via? Tentativi da parte di Gesù di raccogliere i Suoi, di raccogliere la Sua Chiesa e, in questo momento, di raccogliere noi così dispersi, così persi dietro tante preoccupazioni e anche dietro tante paure. In fondo, questa distanza che l’evangelista Marco sottolinea – Gesù va avanti e gli altri gli vanno dietro a fatica – è legata a una paura.

Le paure sono tante nella nostra vita e le paure frenano, frenano i grandi ideali, frenano i miracoli, frenano le adesioni incondizionate.

Gesù guarda, prende e ammansisce queste nostre paure che sembrano belve a guardarle, ci impauriscono. Sono belve feroci e invece sono paure che debbono diventare animali domestici, nel senso che non possiamo mandarle via da noi, le paure, è impossibile. Però possono trasformarsi, da animali feroci – tigri, leoni – in cagnolini, in gatti che fanno le fusa – le stesse paure! – purché passino attraverso le mani di Gesù. La paura di morire, la paura di soffrire, la paura d’essere perdenti, la paura d’essere abbandonati, la paura che un altro prenda un posto migliore del nostro, la paura d’essere secondo, terzo, ultimo… Paure. Vogliamo metterle sull’altare. Senza paura.

***

Il testo, tratto direttamente dalla registrazione, non è stato rivisto dall’autore.

Annunci