Una tragedia? No, una favola…

Moltiplicazione-pane-e-pesci-completa

Teano, 2 giugno 2013

Celebrazione Eucaristica

presieduta da

S. E. Rev. ma Mons. Arturo Aiello

Teano, 2 giugno 2013

Festa del Corpus Domini/C

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Saluto iniziale

Canta con gioia: il Signore è con te! – abbiamo cantato e, oggi, è all’attenzione del cuore il cuore stesso della Chiesa, che è Gesù Eucarestia. Tra le tante ricchezze, la Chiesa gode, e al tempo stesso trema, per la responsabilità del dono che è posto nelle sue mani, davanti a questo Mistero. Io sono con voi fino alla fine dei tempi: non in una maniera storica, ma reale, nel Sacramento del Corpo e del Sangue.

Per le tante volte in cui ci siamo assentati o abbiamo celebrato con superficialità questi Santi Misteri, chiediamo umilmente perdono.

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Omelia

Forzatamente l’omelia del Vescovo è breve, dal momento che fa parte integrante di questa celebrazione la processione che seguirà, ma una parola dobbiamo dirla, forte, determinante per la nostra vita cristiana, non solo, ma anche umana, perché nel mistero dell’Eucarestia, che come dicevo all’inizio è il cuore stesso della Chiesa, noi troviamo anche un paradigma di vita: porre in circolo – mi esprimo in una maniera poco canonica – mettere in circolo ciò che si è. Se quello che ha fatto Gesù, ovviamente in una maniera unica e irripetibile (ha messo in circolo la Sua divinità, il Suo essere Figlio, il Suo sangue, il Suo corpo, la Sua carne, la Sua vita), e che noi celebriamo ogni giorno, ogni Domenica, col rischio terribile di farci prendere dall’abitudine dinanzi a questo grande mistero, se ciò che Egli ha vissuto, sia pur minimamente, riusciamo a viverlo anche noi, ecco che si trasforma il mondo.

È molto chiaro nel racconto della moltiplicazione dei pani, che avete appena ascoltato, dove c’è un’emergenza, c’è una sera che incombe, c’è una zona deserta, dunque assenza di negozi, di ristoranti: cosa bisogna fare? come si fa? I Discepoli prendono la via più comoda, quella che spesso prendiamo anche noi: ciascuno pensi a sé.

Gesù dà una sterzata all’aspetto motivazionale dei Dodici, dicendo: Date loro voi stessi da mangiare, cioè implicatevi in questa storia, in questa fame, entrate con la vostra povertà nei meandri più oscuri e più allarmanti di questa folla che vi sta dinanzi e che è affamata, stanca. Ovviamente, i discepoli si rendono conto subito di essere impari rispetto all’emergenza. Gesù chiede loro di condividere quel poco che hanno e, da questo mistero di condivisione, nasce un miracolo di moltiplicazione.

La Chiesa vive così. Così ha vissuto Gesù, e quello che Egli ha fatto fare ai discepoli – ma ovviamente la trasformazione è avvenuta nelle Sue mani – ciò che Egli farà e ciò che Egli sta facendo e ciò che, soprattutto nel momento cruciale della Sua vita, si realizzerà pienamente (diventerà pane per i popoli affamati, i popoli di tutti i tempi e di ogni luogo), ciò che Egli fa fare ai discepoli è il mistero della Chiesa, è lo stile della Chiesa e anche ciò che la Chiesa può dire e può dare al mondo, e dunque uno stile di condivisione.

In questo momento che stiamo vivendo, la condivisione è l’ultima cosa che ci viene naturale, perché nessuno di noi, anche le famiglie più stabili da un punto di vista patrimoniale, ha di più. Ci troviamo in un momento dove ancora di più siamo tentati di mangiare il nostro panino, di sbocconcellarcelo in privato, tanto qui c’è un problema gravissimo e non abbiamo le risorse. Eppure, in questo momento così grave, così drammatico, in qualche maniera vicino a quello che hanno vissuto i discepoli nel brano che abbiamo ascoltato, può diventare un momento di luce, di forza, se noi condividiamo quel poco che abbiamo e che siamo.

Noi siamo portati a pensare che la condivisione divenga una sottrazione. Se tolgo questo alla mia famiglia, ai miei figli, che rimarrà? Pensiamo alla condivisione nei termini della sottrazione. Dobbiamo iniziare a guardarla nei termini della moltiplicazione.

Mi piace affidare questo messaggio anche al Sindaco e alla nuova amministrazione, che vive il suo primo momento ufficiale alla processione del Corpus Domini. Il loro servizio comincia non in un tempo di vacche magre, ma in un tempo in cui non ci sono vacche – lo sapete bene – eppure, in questa situazione così drammatica, noi possiamo attingere dalla Parola di Dio la forza per dire: Ma ci siamo, siamo noi! È la nostra città! Quello che abbiamo lo addizioniamo a quello che hanno gli altri, cerchiamo di unirci anziché di separarci, di polverizzarci ulteriormente e, da questa unione, da questa condivisione, nascerà un miracolo. Questo è l’augurio che il Vescovo fa al primo cittadino e alla nuova amministrazione, ma a tutti voi, perché questo è un paradigma di vita, oltre che un paradigma di fede.

Ci aiuti Gesù, che si è lanciato a peso morto nelle vene della storia, trasformando, dando un avvio insperato a quella che sembrava essere destinata a diventare una tragedia e che, invece, è diventata una favola.

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Il testo, tratto direttamente dalla registrazione, non è stato rivisto dall’autore.

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