Dal “no” al “perché no?!”

images13

Cappelle di Teano, 9 giugno 2013

Celebrazione Eucaristica

presieduta da

S. E. Rev. ma Mons. Arturo Aiello

Cortile del Santuario di Cappelle

X Domenica del Tempo Ordinario/C

***

Saluto iniziale

La famiglia Scout – ma è tutta la parrocchia di Sparanise, qui rappresentata dal parroco – esulta per questa scadenza. Ci sono scadenze negative e ci sono scadenze che entusiasmano, che lanciano: la Cresima appartiene a questa seconda categoria di scadenze. Diventiamo grandi: la grazia dello Spirito ci abilita ad essere adulti, a partire, e questo è un tema a voi molto caro. Ci disponiamo a celebrare i Santi Misteri in questa “cattedrale della natura”: riconosciamo i nostri peccati, le nostre resistenze alla grazia dello Spirito Santo in noi.

LETTURE

1Re 17, 17-24

Gal 1, 11-19

Lc 7, 11-17

 

Omelia

Solo una parola che ci aiuti a vivere bene, o meglio, questo momento. Ogni pagina di vangelo è il Vangelo nella sua interezza, quindi guardiamo la resurrezione del figlio della vedova di Nain come riassunto di tutto il Vangelo. Gesù è venuto per questo. Noi conosciamo molto bene la via dei cimiteri, carissimi giovani e carissimi fratelli e sorelle, perché ci siamo andati, ci siamo andati in lacrime, perché guardiamo sempre con circospezione quel luogo, perché pensiamo: “Un giorno sarò qui” (anche se non è vero), e temiamo che venga quel giorno. Siamo un po’ – anche quando non lo diciamo – dei cultori della morte. Gesù ci invita a ribaltare i termini, e ad essere cultori della vita. In quella bara non c’era solo il figlio, ma il futuro di quella donna, la speranza. Una donna senza marito, in Israele, era una donna alla mercé di tutti e, quindi, in quel figlio maschio c’era tutta la sua speranza. Adesso quella speranza è defunta. Dico questo per entrare nei sentimenti della donna e nei sentimenti di compassione di Gesù, che ferma questo corteo funebre. Gesù ferma i cortei funebri. Gesù dice: No problem! Gesù afferma che quello che noi riteniamo ineluttabile sia superabile.

In questi giorni, sto leggendo – e ve ne consiglierei la lettura – un libro scritto da Simona, una ballerina senza braccia, nata così (l’avrete vista, credo, in TV qualche volta). Racconta la sua infanzia e come, da quel limite, terribile anche solo a vedersi, tanto più poi a viversi, è diventata una grande ballerina e una grande pittrice, col piede. È un racconto che consiglio a tutti quelli che pensano d’avere un problema: Io sono sfortunata… Sono sfortunato… Mi trovo in un momento di crisi… Questa cosa è irrisolvibile… Questa ragazza, fin da bambina, è andata avanti con la trasformazione dei limiti: dal “no”, al “perché no?!”. Ecco, Gesù ci fa passare dal “no, ormai è finita, non c’è più niente da fare”, al “perché no?!”: perché non si può superare il limite – che è il limite per eccellenza – della morte? Gesù è venuto per questo e ha compassione di tante nostre morti, ha compassione di tutte le celebrazioni esequiali che facciamo, prima di quella definitiva: portare al cimitero la giovinezza, portare al cimitero una speranza, portare al cimitero una storia d’amore, portare al cimitero un’amicizia… Noi siamo quelli delle pompe funebri, purtroppo. Anche il vostro parroco, che credo sia superoberato da tutti i morti di Sparanise, è invece invitato ad essere il parroco dei vivi.

Una parola a voi dieci. Da quello che noi stiamo celebrando, potrebbe essere rivoluzionata la vostra vita e la vita della vostra parrocchia, perché il Vescovo sta per consegnarvi una dose di tritolo con la quale poter far saltare delle barriere, dei limiti delle cose impossible che vi pesano sul cuore. Auguro a voi di far esplodere questa dose di tritolo. Purtroppo – lo dico con amarezza – dopo ormai sette anni, di tutte le migliaia di dosi di tritolo che io ho consegnato a tanti giovani, in giro per le parrocchie o in Cattedrale, in questi anni ne ho viste esplodere, forse, dieci. E il resto? È rimasto lì, senza detonatore. Perché? C’è bisogno del detonatore perché il tritolo esploda? Sì. Il detonatore è la vostra disponibilità a dire: sì, io ci credo in questa grazia, io penso che la Cresima che sto celebrando non è il “sacramento dell’addio alla fede”, agli Scout, a tutto quello che ho vissuto fin da quando ero piccolo, come i lupetti che stanno seduti dietro di me, ma ritengo, questo, un momento di lancio, e cioè far tesoro di tutto quello che ho appreso fin da quando ero piccolo nella famiglia Scout e adesso metterlo a disposizione della Chiesa e del mondo. State per ricevere una grazia che vi abilita a rivoluzionare questo mondo, a fermare, come Gesù, tante celebrazioni esequiali, tante lacrime versate su qualcosa che è finito, ma che finito non è, se io su questa bara, su questa tomba, su questa lapide, metto la mia dose di tritolo ricevuta il giorno della Cresima. Esploderanno queste dieci dosi che sto per consegnare? Come sempre il Vescovo spera che la vita abbia la meglio sulla morte, che la speranza abbia la meglio sulla disperazione, che la giovinezza – e non parlo di quella anagrafica – abbia la meglio, non sulla vecchiaia, ma sulla vecchiezza che a volte prende anche voi, giovani anagraficamente, ma già vecchi, perché non vi aspettate più nulla dal mondo, da voi, dalla storia, dalla Chiesa. Il Signore ci aiuti a passare da uomini e donne necrofili, amanti della morte – siamo un po’ tutti necrofili – ad amanti della vita. Gesù lo è stato, Gesù ci invita a questo. Lo Spirito vi spinge ad essere testimoni di vita.

***

Il testo, tratto direttamente dalla registrazione, non è stato rivisto dall’autore.

Annunci