Nulla andrà perduto

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Roccamonfina, 14 agosto 2013

Celebrazione Eucaristica

presieduta da

S. E. Rev. ma Mons. Arturo Aiello

Santuario Maria SS. dei Lattani

Assunzione della B. V. Maria

Messa della Vigilia

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Saluto iniziale

Fratelli e sorelle, dal giorno in cui l’angelo disse: Ave, Maria! Rallegrati, Maria!, questo saluto è risuonato tante volte nella vita della Madre del Signore e, poi, in questi 2000 anni di storia del cristianesimo. Anche noi, questa notte, diciamo: Ave, Maria!, che è un invito rivolto a Lei, ma che di riflesso ci torna come luce, come speranza. Ave, Maria! in questa notte. Ave, Maria! nei nostri limiti. Ave, Maria! quando ci sentiamo disperati. Ave, Maria! quando sperimentiamo i nostri limiti. Lei, la Madre, intercede per noi presso Dio. La contempliamo nella gloria del Padre, assunta in corpo e anima. E anche dinanzi a questa scena, che è anticipo della nostra vita, Le diciamo: Ave, Maria! Iniziamo questa celebrazione vigiliare confessando i nostri peccati, confidando nella misericordia di Dio.

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Omelia

Che cosa aveva in mente San Paolo, carissimi fratelli e  sorelle, quando scriveva “Il pungiglione della morte è il peccato”? Aveva in mente l’esperienza che facciamo ancora oggi d’essere punti da un’ape. E, quando un’ape ti punge, muore, e non perché la suocera abbia il sangue avvelenato. Muore non solo con la suocera, ma con qualsiasi persona che vada a pungere, perché perde una parte del suo corpo che è il pungiglione. Il pungiglione è rimasto attaccato sul corpo di Gesù sulla croce, il pungiglione della morte è rimasto nel corpo crocifisso del nostro Redentore. Per questo Paolo può sfidare la morte con parole ardite, che è difficile trovare in altre letterature che si inchinano alla morte. Dov’è, o morte, la tua vittoria? Dov’è, o morte, il tuo pungiglione? E la morte dovrebbe rispondere: Il mio pungiglione è nel corpo di Cristo crocifisso. Dunque, se la morte è senza pungiglione, come l’ape, è morta o perlomeno è innocua. Questo noi celebriamo nel Mistero dell’Assunzione di Maria al cielo, un mistero che riguarda la Madre, ma che è innanzi tutto il mistero del Figlio che ha generato e che non ha conosciuto la dissoluzione del sepolcro; il corpo risorto, vittorioso del Signore, fa da sfondo al mistero dell’Assunzione di Maria e, dietro di Lui, anche la Madre, Colei che ha generato quel corpo, è attratta, come risucchiata dalla gloria, e non conosce la corruzione che segue alla morte. E così anche noi. Amiamo sperare, amiamo credere, questa sera, e non solo nella Solennità dell’Assunzione, che il nostro corpo non avrà come ultima meta il cimitero e la dissoluzione. Potremmo dire, utilizzando un’espressione di Gesù in altro contesto, che nulla andrà perduto. Come ben ricordate, il Maestro utilizza questa espressione dopo la moltiplicazione dei pani, quando invita i discepoli ad andare a raccogliere i pezzi avanzati, perché nulla vada perduto. E della nostra vita non va perduto nulla! Oggi, più che in altri giorni, dovreste dire a me ed io a voi: Com’è bella la nostra fede! Com’è bella e completa la fede cristiana! Ci sono tanti approcci alla vita, tante credenze. E oggi sembra d’essere in una sorta di supermercato dove ciascuno prende quello che gli aggrada di più, ma fondamentalmente tutte le credenze, tutte le fedi, tutte le religioni, hanno due matrici contrapposte. La prima, quella oggi imperante, che vede nel corpo l’unica modalità di vita (di qui i nostri giovani lanciati nel divertimento – e non solo loro, anche gli adulti, a volte anche gli anziani – a succhiare da questo corpo ogni briciola possibile di piacere). Ma questa visione, dove il corpo è esaltato, paradossalmente finisce con l’umiliarlo non solo negli atti che si compiono, ma anche nella visione conclusiva, perché una visione che veda tutto nel corpo, tutto solo nel corpo, alla fine finisce nel nichilismo: non c’è più niente quando non c’è più il corpo. L’altra grande matrice, di carattere spiritualista – non voglio farvi una lezione stasera, non è l’ora adatta, né io sono la persona più idonea – vede nell’anima l’unica parte nobile della nostra vita: quindi il corpo umiliato, macerato, perché l’anima possa librarsi bella, leggera, possa non avere peso specifico. La fede cristiana, che noi professiamo e che stasera scopriamo essere bella – spero ne facciate esperienza – è una fede dove si mettono insieme questi due estremi. La nostra non è una fede spiritualista – vorrei che lo sapeste – non è neanche una concezione della vita materialistica, ma mette insieme materia e spirito, mette insieme il nostro io corporale e il nostro io spirituale, al punto da ritenere – ed è l’aspetto di riflesso entusiasmante di questa festa – che domani io vivrò nella gloria con il mio corpo. Anche tu vivrai nella gloria con il tuo corpo, ovviamente un corpo glorificato, liberato dai bisogni ed esaltato nei sogni, un corpo che non avrà più limiti, ma un corpo, non nella dimensione della malattia e della vecchiaia, ma neanche nel momento più bello dell’esperienza umana e terrena che è la giovinezza: qualcosa di più del corpo del giovane, del corpo del bambino o del corpo forte dell’adulto. Sarà un corpo bello. Ecco come la nostra fede mette insieme questi due cardini di approccio alla vita e, facendoci contemplare Maria, assunta in cielo in corpo e anima, ci dice: Guarda che anche per te sarà così, guarda che anche per i tuoi cari defunti sarà così – e in parte già è così – non perdere la bussola della fede, non ti disorientare, allena il corpo ai bisogni più alti, ma fa’ che la tua anima non si erga eccessivamente perdendo la concretezza dello sguardo, della parola, dei sapori, degli odori, dei profumi, dei silenzi, di tutto quanto costituisce la tastiera dei nostri sensi con cui percepiamo il mondo e ci affacciamo verso di esso. Maria è stata una donna, è stata una bambina, è stata un’adolescente con il menarca, è stata una bella ragazza di cui Dio stesso si è innamorato prima di Giuseppe, è stata sposa, sia pure in una maniera particolarissima, è stata madre e ci è riconsegnata come donna bella, donna piena, dona esaltata nella sua femminilità. Concludo con una frase che mi ha colpito, in questi ultimi giorni, di un autore francese: Non è l’arte e l’amore ad abbracciare il bello, ma ciò che l’arte e l’amore abbracciano diventa bello. Maria assunta in cielo è un’opera d’arte. È bella. Quest’opera d’arte è frutto d’amore, certamente dell’amore di Dio, senza il quale i nostri sarebbero poveri amori, ma anche delle sue apprensioni di donna e di madre che ha amato, e dunque l’amore e l’arte hanno reso bella Maria assunta in cielo. La guardiamo, l’ammiriamo, ci specchiamo in Lei, siamo orgogliosi d’averla come Madre, siamo certi che dove è Lei saremo anche noi, perché l’ape che ci ha punto è morta, perché il pungiglione della morte è rimasto conficcato nel costato di Cristo.

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Il testo, tratto direttamente dalla registrazione, non è stato rivisto dall’autore.

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