Credere è dire grazie

GesuEIlLebbroso

Trasmissione radiofonica di RAI  RADIO 1 “Ascolta si fa sera” dell’11 ottobre 2013

In studio: Mons. Arturo Aiello – Vescovo di Teano – Calvi

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Pace e bene.

Come si dice?, ci chiedevano da bambini, quando ci veniva offerto un dolce o una caramella, e noi, come automi, ripetevamo: Grazie! Dopo papà e mamma, nanna e bua, pappa e cacca, “grazie” era ai primi posti del nostro vocabolario-bambino. Una sorta di iniziazione al linguaggio della vita e alla vita del linguaggio. “Grazie” non era solo una parola di cortesia, una formula di buona creanza, un termine da usare in società, una norma di galateo, ma un messaggio sulla vita, un’indicazione per essere felici. Anche stasera sei invitato a dire grazie per i tanti doni che ti sono stati recapitati nel corso di questa settimana. Sulle prime ti sembrerà di non avere molti motivi per manifestare la tua riconoscenza, ma poi, sotto la coltre delle abitudini e delle corse, scoprirai tanti doni, piccoli e grandi, che ti faranno fiorire sulle labbra la parola magica “grazie”. Da dire alle persone, agli eventi, ai fiori, agli alberi, a Dio. Ringraziare svelena una settimana grigia o una giornata pesante. È una boccata di aria pulita in una guerra di gas letali. Non sono stati guariti tutti e dieci? E gli altri nove dove sono? È il disappunto di Gesù nel racconto della guarigione dei dieci lebbrosi, dove uno solo torna indietro a rendere grazie, a fare Eucaristia. Gesù non è deluso per la scortesia dei nove ingrati, ma perché il dono senza riconoscenza è un dono perduto. Dire grazie è fissare il dono e il donatore, perché non vadano perduti nella dimenticanza. Dieci furono guariti ma uno solo fu salvato. «Va’, la tua fede ti ha salvato» – dice Gesù. Credere è dire grazie. La conoscenza è sempre riconoscenza!

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Il testo è stato tratto dalla registrazione della trasmissione e non è stato sottoposto a revisione dell’autore.

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