Oggi mi sono detto addio, spero, per sempre

Immagine1

Teano, 23 febbraio 2014 – Chiesa Cattedrale

Accolitato di Fabrizio, Lettorato di Marco e Raffaele

Omelia di S. E. Mons. Arturo Aiello

***

Come vi ricordavo all’inizio della Celebrazione, entriamo in una “settimana santa” per la nostra Diocesi, che comincia stasera e culminerà nelle Ordinazioni Presbiterali di venerdì sera, passando attraverso la Preghiera-Giovani, giovedì alle ore 20 in Cattedrale.

Iniziamo con il conferimento dei Ministeri dell’Accolitato e del Lettorato che, per i nostri seminaristi, costituiscono una sorta di passaggi, come nella vita dei fidanzati ci sono dei passaggi, dei momenti in cui un amore, prima nascosto, viene raccontato ad un amico, a qualche persona fidata. Poi viene il momento in cui l’amore cresce, bisogna dirlo – anche se oggi i nostri ragazzi fanno tanta difficoltà – dirlo ai genitori, alla famiglia (nel caso di coloro che sono in cammino verso il Presbiterato, è il Rito di Ammissione). Poi tante piccole celebrazioni, tanti passi, tanti passaggi: un bacio, un abbraccio, scegliamo la data, proviamo il vestito da sposa… Cerimonie, se svolte, ma nel senso alto del termine, che scandiscono il tempo, che dicono “tappe”, per tanti di voi verso il Matrimonio, per Raffaele, Marco e Fabrizio, come per gli altri seminaristi, tappe verso il Presbiterato. Ovviamente – anche se scontato, va sempre detto – facciamo sentire tutto il calore del nostro affetto a questi giovani che si avventurano per una strada meravigliosa e difficile. Non abbiamo difficoltà a riconoscerlo.

Si fondano su una parola – sono partiti tanti anni fa – una parola prima sentita nel segreto del proprio cuore, poi verificata in questi anni, già verificata e poi da verificare con i propri formatori, con il Vescovo e con gli altri del presbiterio, ma è una parola. Voi partireste per una parola? Una fidanzata è molto più concreta, un ragazzo lo si vede, lo si ascolta, lo si tocca. Il Signore… È questa la grande scommessa, non solo per loro: per tutti! Ma per i nostri seminaristi, in modo tutto particolare, è tutto rischioso, perché è tutto su una presenza certa ma invisibile; è tutto in margine a una parola che si ascolta e alla quale bisogna fare credito. Pensate per un attimo alla Parola che ci sta accompagnando da Domenica scorsa: Avete detto ma io vi dico… È il Discorso della montagna. È una Parola che crocifigge, ci crocifigge tutti (noi in modo tutto particolare), a dire che il nostro allenatore non si accontenta mai delle nostre prestazioni, non possiamo andare mai a letto la sera dicendo: Ho fatto tutto, ho realizzato la Parola del Signore!, perché veniamo lanciati su misure altissime e – diciamolo! – impossibili, come quella che è presente alla fine del discorso che abbiamo appena ascoltato nel Vangelo: Siate perfetti come è perfetto il Padre vostro che è nei cieli che non fa preferenze, che fa sorgere il sole sui buoni e sui cattivi. O nella Prima Lettura: Siate santi, perché io, il Signore vostro Dio, sono santo. Nella Seconda Lettura – il termine “santo” attraversa la Liturgia della Parola – Custodite, rispettate il tempio di Dio che siete voi.

Chi di noi, davanti a queste parole, può dire: Ok, ci sono? Tutti rischiamo di scoraggiarci. Tutti diciamo: Anche quest’oggi è andata male. Tutti ci sentiamo impari. E se questo accade per voi – e accade per noi che su questa Parola fondiamo tutta la nostra vita – potete immaginare la difficoltà di credere e di andare avanti nonostante tanti fallimenti, rilanciandosi continuamente in questa avventura dove il modello è Gesù, dove è così difficile addormentarsi tranquilli, e quello che dico di noi e di coloro che si avviano al Presbiterato, vale per tutti in grazia del Battesimo. Noi siamo qui a ricordarvelo, siamo qui a testimoniarvi questa crocifissione dolcissima alla Parola che ci sferza continuamente e ci dice che non va bene e che bisogna dare di più: Al prossimo salto, alla prossima prestazione, alla prossima olimpiade voglio vederti più in forma!

Vorrei fermarmi un attimo sul termine “santo”. Sarete santi perché io, il Signore vostro Dio sono santo. Santo è il tempio di Dio che siete voi… Siate perfetti, nel Vangelo, può essere un sinonimo di santità.

Cos’è la santità? Vorrei descrivervela poveramente in tre immagini, in tre punti. Innanzi tutto la santità è un dono – e, questo, per evitare ogni tentativo di culturismo spirituale: non si va in palestra per esercitarsi e formarsi i muscoli dello spirito, anche se ci sono le palestre come la Quaresima e gli esercizi spirituali – ma dire che innanzi tutto la santità è una grazia, sottolinea l’aspetto impari e appunto il dono che noi riceviamo senza averne alcun merito, che riceviamo dall’alto. La santità è il Sangue di Cristo che anche in questa Eucarestia viene a lavare i nostri peccati, a rinvigorire le nostre membra esauste. La santità è partecipare ai Santi Misteri; la santità è far parte della Chiesa, è confrontarsi continuamente con la Parola. I santi hanno fatto questo, chiamati ad essere santi come il Santo. Sentiamo innanzi tutto di aprire le braccia e mostrare le mani vuote per dire al Signore – fatelo anche voi tre – Colmaci, Signore, della tua santità. Tu solo sei Santo, tu solo l’Altissimo, abbiamo appena ripetuto nel Gloria. Quindi la santità è innanzi tutto un dono.

Ma se ci fermassimo qui, ognuno di voi si sentirebbe abilitato a fare qualsiasi cosa: se è un dono, forse non l’ho ricevuto e allora mi dedico ai miei affari e seguo le mie passioni.

La santità è mettersi in ascolto, assomigliando a colui che amiamo, a colui che ci chiama. La santità è assomigliare, è somiglianza. Questo è vero nella dinamica dell’amore. E se il santo e ogni credente battezzato è chiamato a questo, se l’amante diventa come l’amato, se chi predilige qualcosa vi si avvicina, allora questo è vero anche sul piano spirituale. Il santo è colui che assomiglia di più a Gesù nei suoi pensieri, nei suoi sentimenti, nelle sue azioni, nelle sue parole, nella sua vita, in ciò che progetta. Fabrizio, Raffaele, Marco e tutti gli altri, tutti noi siamo chiamati ad assomigliare di più a Gesù. Questa somiglianza viene attraverso lo sguardo. Bisogna guardare il Maestro, bisogna ascoltarne la Parola, bisogna entrare anche nelle pieghe, laddove il Vangelo tace, ma sono scritte tante parole silenziose. Sant’Ignazio di Antiochia, un martire del primo secolo, padre apostolico, in una sua lettera ha un’espressione misteriosa a questo proposito: Chi comprende la parola di Gesù, comprende anche il suo silenzio.

Cos’è il silenzio di Gesù? È quando non dice ma, non dicendo, dice di più. Jesus autet tacebat – per esempio, nei racconti della Passione – Gesù intanto taceva. Ma tacendo, parlava di più, ci mostrava una via, ci dava esempio di umiltà, abbracciando la Sua croce, e quindi in quel tacere di Gesù ci sono tante parole. E colui che vuole somigliare al Maestro ascolta la Parola, ascolta anche il silenzio. Chi fra voi – tanti, immagino – è avanti nell’amore, sa quante parole non dette siano evidenti nel silenzio della persona amata. Dobbiamo imparare ad ascoltare anche il silenzio. Dunque la santità è un dono, la santità è imitazione, la santità è seguire, è mettersi alla sequela. I santi hanno fatto questo e qui la sequela – vorrei sottolinearla, per voi tre, nella differenziazione dei due ministeri del Lettorato e dell’Accolitato – è innanzi tutto come un seguire amando la Parola. Giunti ormai al quarto anno, Marco e Raffaele che studiano anche la Parola, sono invitati, a partire da stasera, a diventare più attenti lettori. La Parola non può essere un oggetto di studio e, a volte, lo studio ci allontana da una lettura sapienziale della Parola. La Parola amata, la Parola ascoltata, la Parola cantata, la Parola danzata, la Parola che non è il vangelo, le lettere di san Paolo, un testo dell’Antico Testamento, non è come un elenco telefonico. Noi leggiamo tante cose, ma scorrere le pagine di un elenco telefonico o dell’orario dei treni o degli aerei non è lo stesso che leggere una lettera d’amore. C’è un’attenzione diversa, c’è la stessa dinamica fisiologica dei nervi ottici, ma il cuore vi è coinvolto diversamente. A volte noi, anche noi vescovi, noi preti, noi diaconi, noi seminaristi, leggiamo la Parola come se si trattasse di un elenco telefonico o di un orario delle messe o di un orario dei treni, e non la lettera che Dio ha scritto per te cui tu sei il destinatario. Dio ha scritto questa lettera e se avete consuetudine – immagino di sì – con un foglio ingiallito che avete letto tante volte, che sapete a memoria ma che ogni tanto aprite con devozione – la lettera che mi ha scritto mio marito, mia moglie, quando eravamo fidanzati, la prima lettera quando ero al servizio militare – sapete cosa significhi una lettera d’amore. Quindi il Lettorato conferito a Raffaele e a Marco è un invito ulteriore a farsi discepoli della Parola, ad accoccolarsi – dicevo durante una piccola esperienza di preghiera fatta con loro – accoccolarsi ai piedi del Maestro, come Maria, per bere dalla bocca e dagli occhi del Signore Gesù quanto Egli vorrà raccontarci.

Fabrizio diventa accolito. È un po’ più difficile, un po’ più complicato, perché è un termine non più in voga, non più nel nostro vocabolario. Nella traduzione letterale, l’accolito è colui che segue; nel caso specifico, soprattutto per il servizio liturgico, Fabrizio è invitato a seguire il diacono e il presbitero intorno all’altare. “Accolito” viene dal linguaggio militare: è colui che segue il capitano, una sorta di scudiero. Porta lo scudo, si fa scudo, diventa scudo per il suo Signore.

Fabrizio, in questo ultimo passaggio, da venerdì andrà in pole position nella hit-parade delle attese dopo le Ordinazioni Presbiterali dei cinque, Fabrizio che è all’ultimo passaggio, già segue, già è dietro al Maestro, già gli fa da scudiero, già fa da cavaliere al suo Re ma, attraverso questo ministero, si impegna a diventarlo di più, a seguire, cioè a mettere i piedi nelle orme del suo Maestro. E sappiamo dove sono dirette le orme di Gesù: a Gerusalemme, al Calvario, alla croce. È duro che io te lo ricordi, Fabrizio, e lo ricordi anche a me e agli altri, ma sappiamo che queste orme che noi veneriamo, che noi baciamo, nelle quali con timidezza poniamo i nostri piedi, queste orme sono le orme del Salvatore e, quindi, andando dietro a Lui, noi ci salviamo e diventiamo anche, nel ministero diaconale e presbiterale, strumenti di salvezza per gli altri.

Ma qualcuno potrebbe dirmi: Ma Marco, Raffaele e Fabrizio – sì, Eccellenza, tutto quello che avete detto, ma… – sono giovani!

Sotto la talare e la cotta di questi nostri tre eroi ci sono tre giovinezze, tre corpi, tre cuori, ci sono delle cose che urgono come per voi, ci sono dei sogni, dei bisogni, degli innamoramenti, c’è il sogno delle donne, l’affetto degli amici, delle famiglie da cui provengono. Seguire, che è un elemento della santità oltre al somigliare, ci porta ad una sorta di estraniazione da noi, di esilio da noi. Le femministe, quando io ero giovane e cominciarono a gridare per le strade, avevano uno slogan che utilizzavano sempre: Io sono mia! Oggi questa sensibilità è divampata negli uomini e nelle donne e ciascuno di voi dice: Ma io sono mio, io sono mia! Chi si mette in questa strada, che è la strada della santità nello specifico, la strada del ministero, dice: Io sono Tuo, non mi appartengo, non mi appartengo più.

Marco, Raffaele e Fabrizio ancora si appartengono, ma sono invitati a lasciarsi. Un termine che utilizziamo per i bambini che faticano a camminare, a fare i primi passi, è: Si è lasciato, cioè è diventato autonomo. Qui  è un lasciarsi come un salutarsi, come un dirsi addio. Oggi mi sono detto addio / spero, per sempre / come un nauta che ha i remi spezzati – sono i versi di Turoldo che mi vengono in mente in questo istante – spezzati  i remi / lacerata la vela / contro l’onda contraria del sangue.

Sotto queste talari, ci sono tre giovinezze, tre corpi, tre sessualità, tre urgenze, tre sogni, tre bisogni, ma Marco, Fabrizio e Raffaele, tutto questo è vostro. Ma voi siete di Cristo e Cristo è di Dio.

Così è.

Sia così.

Così sia.

***

Il testo, tratto direttamente dalla registrazione, non è stato rivisto dall’autore.

 

Annunci