Prima che cambi luna

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Teano, 11 aprile 2014

PREGHIERA-GIOVANI

guidata da

S. E. Rev.ma Mons. Arturo Aiello

Prima che cambi la luna

Chiesa Cattedrale

 

Canto: Chi mi seguirà

Nel nome del Padre…

Questa nostra Preghiera prima di Pasqua, come prima del Natale, ha l’obiettivo di regolare un tantino i toni, qualche volta addirittura da accendere, perché durante le settimane della Quaresima non si è fatto nessun passo. Ma anche se fra voi ci fosse qualcuno che non ha fatto nessun passo dal Mercoledì delle Ceneri, quest’ora che trascorriamo insieme serve a disporre i cuori alla grazia che stiamo per ricevere. Ve l’ho detto mille volte e ve lo ripeto anche stasera: ciò che non è preparato, non sarà ricevuto. Riceviamo solo ciò che prepariamo, solo ciò che desideriamo ardentemente, come dirà Gesù nel Vangelo. Allora, desidero ardentemente questa Pasqua? Magari la desidero solo perché si interrompono le lezioni, c’è la pausa universitaria, c’è la possibilità di stare di più con gli amici. Sono motivazioni che hanno il loro valore ma che sono lontane dal cuore della Pasqua, che è sempre una solennità da imbastire nuovamente.

Questa sera chiediamo al Signore di farci recuperare il tempo perduto, di disporre i nostri cuori per mangiare questa Pasqua, per compiere questo passaggio.

Ti ringraziamo, Signore Gesù, perché ci raccogli. E mentre ci raccogli nella Chiesa Cattedrale, fa’ che ciascuno di noi sia raccolto nel suo cuore, raccolga la sua vita divisa, frazionata, disordinata in più parti non collegate. Raccoglici insieme, ma raccogli anche i nostri pensieri e i nostri sentimenti perché abbiamo i Tuoi pensieri e i Tuoi sentimenti. Tu sei Dio e vivi e regni…

Man mano che andate avanti, preparate la Pasqua guardando la luna. Con i 120 partecipanti agli Esercizi Spirituali ad Ariccia, i giorni scorsi, la sera abbiamo alzato lo sguardo per guardare la luna che si ingravida. Questo capita in tutti i mesi, ma quando si tratta della luna di Pasqua, della luna piena, che è calendario astronomico della Pasqua, c’è bisogno di un’attenzione particolare. Pensate che tutto quello che ascolteremo e leggeremo nella Settimana Santa è avvenuto sotto la luna piena, la stessa, non è cambiata. È ancora la luna che guardava Gesù, la luna che guardò Giuda prima di impiccarsi, la luna che guardò Pietro, quella a cui fece riferimento Gesù alzando gli occhi nell’orto.

Il titolo della nostra Preghiera è: Prima che cambi luna. Innanzi tutto, prima che questa luna piena passi, e perché non passi invano, ma anche, nel doppio senso: cambiare luna è cambiare desiderio, cambiare ragazzo, ragazza, cambiare storia, cambiare umore. Facciamo in modo che prima che questa luna piena della Pasqua cominci a decrescere, a partire dalla Settimana in Albis, abbiamo realizzato e posto al centro della nostra vita cose importanti. Ascoltiamo cosa fece Gesù sotto la luna piena di 2000 anni fa.

Dal Vangelo di Luca (22, 7-20)

[7]Venne il giorno degli Azzimi, nel quale si doveva immolare la vittima di Pasqua. [8]Gesù mandò Pietro e Giovanni dicendo: «Andate a preparare per noi la Pasqua, perché possiamo mangiare». [9]Gli chiesero: «Dove vuoi che la prepariamo?». [10]Ed egli rispose: «Appena entrati in città, vi verrà incontro un uomo che porta una brocca d’acqua. Seguitelo nella casa dove entrerà [11]e direte al padrone di casa: Il Maestro ti dice: Dov’è la stanza in cui posso mangiare la Pasqua con i miei discepoli? [12]Egli vi mostrerà una sala al piano superiore, grande e addobbata; là preparate». [13]Essi andarono e trovarono tutto come aveva loro detto e prepararono la Pasqua.

[14]Quando fu l’ora, prese posto a tavola e gli apostoli con lui, [15]e disse: «Ho desiderato ardentemente di mangiare questa Pasqua con voi, prima della mia passione, [16]poiché vi dico: non la mangerò più, finché essa non si compia nel regno di Dio». [17]E preso un calice, rese grazie e disse: «Prendetelo e distribuitelo tra voi, [18]poiché vi dico: da questo momento non berrò più del frutto della vite, finché non venga il regno di Dio».

[19]Poi, preso un pane, rese grazie, lo spezzò e lo diede loro dicendo: «Questo è il mio corpo che è dato per voi; fate questo in memoria di me». [20]Allo stesso modo dopo aver cenato, prese il calice dicendo: «Questo calice è la nuova alleanza nel mio sangue, che viene versato per voi».   

 ***

Vorrei partire da un avverbio che Gesù utilizza all’inizio della cena per aprire le danze: Ho desiderato ardentemente di mangiare questa Pasqua con voi. Cosa significa ardentemente? Con ardore, con passione, l’ho desiderato a lungo, l’ho desiderato veramente, ho desiderato il desiderio. Mi sembra di avervi già fatto questa traduzione letterale della versione latina di questo brano qualche anno fa: ho desiderato il desiderio di mangiare questa Pasqua.

Si può desiderare un desiderio? Desiderare contiene già un desiderio. Probabilmente, almeno nella lingua latina, desiderare il desiderio vuol dire: ho molto desiderato, ho desiderato enormemente. Non vi chiedo se avete desiderato enormemente questa Pasqua che viene. Ardentemente è il desiderio di uscire dalla schiavitù del popolo di Israele, la voglia di attraversare il Mar Rosso, ma non avevano barche; è desiderio di passare – Pasqua significa questo – da una situazione negativa a una positiva. Forse, addirittura, nell’archeologia della Pasqua, prima ancora di queste cose, era il desiderio di mettersi in cammino col proprio gregge verso pascoli più verdi con lo sciogliersi delle nevi, con il tempo mite, il desiderio di partire. Ho desiderato ardentemente di partire. Mettiamo insieme queste immagini. Pasqua, secondo alcuni, prima d’essere il passaggio del Mar Rosso, il passaggio dalla schiavitù alla libertà, era il passaggio che facevano i pastori per ingraziarsi la divinità prima di partire con il loro gregge e immolavano anche un agnello alla divinità perché accompagnasse pastore e gregge lungo il cammino. Tutte queste cose arrivano nelle vene di Gesù, arrivano da lontano. Gesù è un ebreo e un ebreo desidera celebrare la Pasqua. Anche nei campi di concentramento, senza avere l’agnello, gli ebrei hanno celebrato la Pasqua, per dire che alla Pasqua non si può mancare. Mancare alla Pasqua significa perdere la propria identità. Tutto questo è dietro, è sulle spalle e nelle vene di Gesù che siede a mensa e che dice: Ho desiderato ardentemente. Dovremmo chiedere questo ardore. Dovreste andare a Messa ardentemente e bussare alle porte della canonica: Questa cosa è troppo importante! Ci parli ancora, Eccellenza! Il parroco ha concluso troppo presto l’omelia! Nooo! Ancora mezz’ora! Ci parli ancora! Solo tre minuti? Sembrano barzellette, ma io sogno un tempo così, cioè un tempo in cui la gente desidera, perché – ed è il messaggio che vorrei trasmettervi stasera – per noi l’eucarestia è vita. Se ti togliessero l’aria? se ti togliessero la ragazza? il ragazzo che hai nel cuore in questo momento? se ti togliessero la giovinezza? se ti togliessero l’eucarestia…? Qui sull’altare ho messo un po’ di pane e di vino, a dire che su questa mensa, ogni domenica, e anche in quella delle vostre parrocchie, si celebra l’eucarestia per quattro gatti: uno sbadiglia, uno guarda l’orologio, uno pensa alle sue cose, un altro progetta cosa deve preparare a pranzo, se ha tutti gli ingredienti; se c’è qualche giovane guarda se è venuta quella ragazza carina che ha messo a fuoco l’altro giorno… Pensate a Gesù che invece desidera ardentemente mangiare questa Pasqua con i suoi discepoli.

Cari giovani e cari adulti presenti, se perdiamo il senso dell’eucarestia noi abbiamo perso la fede, perché non è un arzigogolo della fede, non è un corollario della fede, non è un’ipotesi a cui si può aderire o meno, non è “Ponzio Pilato” nel Credo. È il cuore! E i preti piangono, spero – il Vescovo sì – perché questo tesoro è fruito da pochissime persone.

Quella sera Gesù stava per vivere un momento terribile, ma era anche il momento in cui stavano convergendo tutti i suoi giorni e pensò a noi, pensò a te che sei demotivato, pensò a te che stai in crisi, pensò a te che vivevi un disagio, pensò a te che avresti vissuto una solitudine. E disse: Ma io devo trovare un modo per rimanere con loro! E inventò l’eucarestia. L’eucarestia è nata da un desiderio d’amore: rimanere dopo essere andati via, essere presenti quando si scomparirà, fare in modo che, col passare degli anni, quello che sarebbe accaduto di lì a poche ore e che adesso sarebbe accaduto sulla mensa potesse essere fruito in ogni angolo della terra, in qualsiasi longitudine, cultura, e in qualsiasi momento. Questa è un’invenzione bellissima. E le invenzioni nascono dall’amore, ma hanno bisogno d’amore per essere alimentate. Allora, mi chiedo in questo piccolissimo momento di silenzio, mentre Maria Teresa continua a suonare: ma io come vivo l’eucarestia che sarà al centro del Triduo Pasquale ed è la Pasqua della settimana, che celebro la domenica, tra quella mensa che è la mensa della Parola e l’altra che è la mensa del pane? Come mi preparo? Che attenzione faccio alla Parola che viene proclamata? Quanta percezione ho della presenza di Gesù sull’altare e non solo durante la Messa, ma anche quando nella mia chiesa non c’è nessuno e potrei passare a dire ciao a Gesù? Vi sto facendo queste domande perché ciascuno di voi dica: la mia fede è cinque, è dieci, cento, mille… Perché se continueremo a celebrare eucarestie in questa maniera, di qui a poco noi perderemo il gusto. Se ci fossero qui tutti i nostri preti direbbero: Eccellenza, ma noi celebriamo tante messe! E certo! Ma tutte le messe che celebriamo a iosa non sempre ci aiutano a vivere bene la messa.

Faccio un esempio che ho fatto anche ai preti nell’ultimo incontro (se l’ho fatto a loro, voi non vi scandalizzerete): se uno fa l’amore continuamente, non ne perde il gusto? Ogni 5 minuti! Dirà la moglie al marito: Ma facciamo una pausa… Pensiamoci un attimo! Forse vi farà sorridere questo esempio, ma è molto calzante perché l’eucarestia, come l’amore, è una cosa importantissima nella vita, ma le cose importanti non si sciupano, o no? Non si ripetono a rullo, a tamburo battente, ma bisogna avere anche il tempo di prepararsi, il tempo di ringraziare, il tempo di pensare a quello che è accaduto, a quello che ci siamo detti, ai gesti che ho ricevuto e ho dato, in modo tale che mi rinasca il desiderio e questo desiderio ha bisogno di tempo perché risalga l’ardore e io possa donare amore nuovamente in una maniera significativa. La ripetizione, di per sé, da sola, ottiene l’esatto contrario. Molti dicono che andiamo incontro – e già ci siamo dentro – a un tempo di calo del desiderio sessuale. Nessuno ha più desiderio a causa dei programmi, dei siti… Qualcuno più intelligente – queste cose negli Stati Uniti sono già in corso da un decennio – dice: Desiderare l’amore. Subito? No, non qui, non ora, tra cinque minuti, tra un’ora, tra un giorno, 10 giorni, tra cento anni!

Ho desiderato ardentemente: desidero l’eucarestia così? O metto un gettone e prendo un prodotto?

***

Vi dico qualche verbo che può aiutarvi e che riguarda la Parola e il pane. Il primo verbo è attendere. L’ho già coniugato abbondantemente nella prima parte: devo attendere la Parola. Qualcuno di voi deve venire la domenica a Messa dicendo: Chissà che mi dirà… Oppure: Ho questo interrogativo e voglio vedere se mi risponde. Attendere la Parola, attendere il pane, che significa attendere l’incontro. Se noi non ci attendiamo, non ci incontriamo.

Poi guardare. Quando entrate in chiesa, vi prego di guardare. I più attenti tra voi lo fanno e guardano se il parroco ha messo un segno da qualche parte, se c’è un fiore, se c’è un fascio di spighe dorate, se c’è una statua, se c’è un’immagine. Entrare in chiesa e guardare la croce, entrare in chiesa – cosa che i giovani non fanno quasi mai – e guardare dov’è Gesù Eucaristia per salutarlo. Guardare il pane. Adesso un pane sta qui sull’altare, ma se a tavola noi non avessimo gli occhi, il gusto da solo non ci aiuterebbe. Perché i cuochi preparano in una maniera artistica i loro piatti? Perché il gusto, innanzi tutto, è il gusto di guardare. Questo è vero anche nell’amore: se voi non vi guardate, se non vi guardate mai, potete fare quello che volete ma non ha nessun senso. Stasera ci guardiamo soltanto! Vedo come sei vestita, se sei andata dal parrucchiere…

Bisogna guardare il pane, perché se io il pane non lo guardo non mi viene fame, se non guardo il piatto non mi sale la salivazione, non mi viene l’appetito, se io non sento il profumo entrando in casa, perché c’è una cappa sopraffina che assorbe tutti i profumi della cucina, dico: Chissà se si mangerà oggi!

Bisogna entrare piano piano e guardare.

Guardare il pane. Non so se qualche volta vi fermate a fare adorazione che fondamentalmente è guardare. Guardare Gesù: Lo guardo, Lo ascolto, Gli parlo, perché se voi non parlate, potete fare quello che volete, ma non ha significato. Alcuni si incontrano senza dirsi una parola: che squallore… Starete pensando: ci hai convocati per farci educazione sessuale o per parlarci di eucarestia? Vi sto parlando dell’eucarestia che è aspettarsi, che è sorridere, che è dire buongiorno, che è perdermi a guardare questa persona, questa immagine, questo pane, questo vino, questo altare. Ma chi guarda l’altare? Com’è vestito l’altare? L’altare cambia moda: a volte ci sono i fiori, a volte no; a volte c’è una tovaglia intagliata, a volte, come adesso, un gallone viola. E perché? L’altare è un orologio, è un calendario. E solo dopo aver coniugato a lungo tutti questi verbi e tanti altri ancora, mangio e, mangiando, assimilo. Mangio Lui o Lui mangia me? Lo dico a tutti, ma mi va di dirlo in maniera particolare a don Alfonso, uno degli ultimi ordinati, e a Sergio che stasera compiono il compleanno. Tu mangi l’eucarestia, ma l’eucarestia ti mangia, cioè ti trasforma? Cominci a pensare in una maniera diversa rispetto a prima? Lui che è diventato pane per te ti dice: Alfonso, diventa pane anche tu. Mangio il pane per diventare pane. I “mangiapane” sono quelli che mangiano pane ma non diventano pane, cioè assumono, assorbono le energie dei genitori e poi le pensioni dei genitori anziani, perché non lavorano, sono troppo importanti per svolgere lavori terra-terra. Quelli sono i “mangiapane”, cioè gente che mangia pane e mai si fa pane, perché l’eucarestia è un pane che mangi e che ti trasforma in pane.

Molti di voi si sono lamentati nei mesi scorsi che non abbia mai invitato Biagio Antonacci alla Preghiera in Cattedrale e allora vi ho esaudito.

Se è vero che ci sei (B. Antonacci)

Certe volte guardo il mare,

questo eterno movimento,

ma due occhi sono pochi per questo immenso

e capisco di esser solo

e passeggio dentro il mondo

ma mi accorgo che due gambe non bastano

per girarlo e rigirarlo.

 

e se è vero che ci sei

batti un colpo amore mio

ho bisogno di dividere

tutto questo insieme a te

 

Certe volte guardo il cielo

i suoi misteri e le sue stelle

ma sono troppe le mie notti passate senza te

per cercare di contarle

 

e se è vero che ci sei

vado in cerca dei tuoi occhi io

che non ho mai cercato niente

e forse niente ho avuto mai

 

è un messaggio per te

sto chiamandoti

sto cercandoti

sono solo e lo sai

è un messaggio per te

sto inventandoti

prima che cambi luna

e che sia primavera  

 

e se è vero che ci sei

con i tuoi i occhi e le tue gambe

io riuscirei a girare il mondo

e a guardare quell’immenso

ma se è vero che ci sei

a cacciar via la solitudine di quest’ uomo

che ha capito il suo limite nel mondo

 

è un messaggio per te

sto chiamandoti

sto cercandoti

sono solo e lo sai

è un messaggio per te

sto inventandoti

prima che cambi luna

e che sia primavera.

 

Certe volte guardo il mare,

questo eterno movimento,

ma due occhi sono pochi per questo immenso

e capisco di esser solo.

*** 

Ovviamente è una canzone d’amore, ma con un bell’ordito. Quando si vede una cosa bella la si vorrebbe condividere.

Vi sarà capitato di assistere ad uno spettacolo al cinema, al teatro o su un belvedere e dire: Peccato che non c’è quella persona! Peccato che non posso vederlo insieme a…! Le cose belle si desidera condividerle. È un po’ questa l’esperienza, oltre l’esperienza del limite che segna questo testo. C’è un ragazzo che guarda il mare e dice: È troppo grande per i miei occhi, ce ne vorrebbero altri, quelli di lei. In due, con quattro occhi vedremmo meglio. Oppure questo mondo così grande, un dedalo di strade, tento a percorrerlo ma non ce la faccio da solo, avrei bisogno di un altro paio di gambe. Dammi una mano a vedere, dammi una mano a camminare. Andiamo insieme, guardiamolo insieme questo tramonto, guardiamolo insieme il mare nel suo eterno movimento. Allora ti chiamo: Se è vero che ci sei, batti un colpo! La mia generazione – e vi farò sorridere: sapete quanto le immagini hanno inciso nella nostra vita? – dal punto di vista della fede ha vissuto di queste immagini: un bambino con una sedia vicino alla custodia, perché non poteva arrivarci, che bussa con la sua manina alla custodia chiedendo a Gesù di farsi vivo. Non potete immaginare quanto questa immagine, che era sul nostro catechismo di San Pio X, abbia influito su di me, ma immagino su tanti! Se è vero che ci sei batti un colpo, fatti sentire!, perché ho da raccontarti delle cose, perché questo mondo è troppo vasto per me, perché questo dolore è troppo pesante e non posso portarlo da solo, perché questa vita è troppo bella e vorrei condividerla e sento tutto il limite. Poi guardo il cielo con le stelle, con questa luna crescente di Pasqua, ma nonostante tutte le mie notti passate a contarle, non ce la faccio, ho bisogno di un altro che mi dia una mano a contare le stelle per cercare di ricordare. Sappiate che l’eucarestia è sul verbo ricordare: ricordare quello che Gesù fece quella sera, quello che fece sulla croce, ma è un ricordo così intenso, così vero, che mi catapulta nell’evento, e l’evento accade adesso.

Ma se è vero che ci sei… Il mio è un po’ uno spot, se volete, per farvi venire fame, uno spot per quelli fra voi che a messa ci vanno di tanto in tanto, a dire: Io questo appuntamento di vita non me lo voglio perdere! Un numero esorbitante di martiri, che si chiamano martiri di Abitene, furono sorpresi mentre celebravano l’eucarestia: Non vi avevamo detto che era proibito? Risposero: Noi non ne possiamo fare a meno. Uccideteci, ma noi non ne possiamo fare a meno – loro lo dicevano della domenica, ma intendevano l’eucarestia – noi non possiamo vivere senza.

Ora riascoltiamo il testo e, dopo, Oscar, Massimiliano, Raffaele e Marco, quattro seminaristi, faranno uno spot di 2 minuti per dire ai loro coetanei quanto è importante esserci, quanto è importante Gesù nella loro vita e quanto l’eucarestia li alimenti, o semplicemente per dire con la loro voce, con la loro sensibilità, quanto questo desiderio debba crescere, allargarsi, montare, come la luna in queste notti.

Se è vero che ci sei (B. Antonacci)

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 Testimonianze

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Spero che dopo questa serie di spot, il mio e il loro, magari un gruppo di voi vada in parrocchia, bussi alla canonica con insistenza e tiri il parroco giù dal letto a mezzanotte perché ha fame.

Con questo odore del pane entriamo nella Settimana Santa. Chiediamo un gusto rinnovato, più fame, più occhi, più desiderio. Ci teniamo per mano e diciamo: Padre nostro…

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Benedizione del Vescovo

Canto finale: Uomo della Croce

***

Il testo, tratto direttamente dalla registrazione, non è stato rivisto dall’autore.

 

 

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