Cementarsi con la legge del perdono

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Fontanelle di Teano, 4 dicembre 2014

Omelia di S. E. Mons. Arturo Aiello

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Carissimi fratelli e sorelle,

innanzi tutto ringraziamo il Signore che ci dà la gioia di tornare a casa. Negli ultimi tempi, avete celebrato lontano da questa casa, in altri ambienti di fortuna; a partire da questa sera, torniamo a celebrare nella nostra chiesa parrocchiale rinnovata. Cosa significa per noi? Significa che Dio ci ama, che provvede per noi una casa, una mensa, una parola – caratteristiche fondamentali della vita della Chiesa – perché una chiesa (costruzione, edificio) rimanda ad una comunità. Per questo vi dicevo già all’inizio: Chiesa nuova, vita nuova; come quando una famiglia prende possesso di una nuova casa o di una casa rinnovata, viene invitata anche ad avere una vita nuova. Quindi abbandoniamo tutto quello che appartiene al passato, ovviamente di male (appartiene al passato anche la fede dei nostri padri e quella non bisogna abbandonarla), vanno abbandonate tutte le negatività che hanno contraddistinto le nostre vite, come persone e come comunità.

Il vescovo, questa sera, è venuto con una duplice motivazione: la prima è quella ufficiale di aprire la Chiesa, l’altra è di rivedere la comunità di Fontanelle unita, perché sono stato un po’ preoccupato nei mesi scorsi per le divisioni, per le separazioni, per le discussioni. Adesso le sopprimiamo, spero … no? Forse, come dice Shakespeare in una sua opera, “abbiamo fatto troppo chiasso per nulla”. Da un lato, questo fa parte della vita delle comunità fatte di uomini, di donne e dunque di questioni, ma dall’altra noi Chiesa siamo chiamati a vivere l’unità. Adesso, trovandoci intorno a questa mensa, le due fazioni che si sono fronteggiate nei mesi scorsi dovrebbero guardarsi, sorridersi, perdonarsi se c’è stata qualche parola di troppo. Il vostro parroco, Don Italo, è contento di rivedere la comunità riunita intorno all’altare; lui stesso mi diceva che, durante i preparativi dei giorni scorsi e dell’ultimo mese, le barriere erano state già abbondantemente abbattute.

Le comunità, più sono piccole, più sono litigiose: questa è la mia esperienza, girando per le parrocchie della nostra Diocesi che per lo più sono piccole, come la vostra. Anche nelle grandi parrocchie si fanno questioni ma, tra tante persone, poi le parole si perdono. Invece, nelle piccole comunità, chissà quale diritto o quale partito dobbiamo difendere! Quindi, questa sera, ringraziamo il Signore e giriamo pagina. Questo è il desiderio di Don Italo, questo è il desiderio del vescovo.

Prendiamo un messaggio dalla Parola che è stata proclamata. Ci troviamo nei primissimi giorni di un nuovo anno, quindi la chiesa di Fontanelle si apre all’inizio dell’Anno Liturgico. Cosa ci dice la Parola, soprattutto nel Vangelo? C’è una parola che ricorre nella Prima Lettura e nel vangelo: roccia.

Se dovete costruire una casa, la prima cosa a cui pensare sono le fondamenta. Le fondamenta di una casa sono essenziali per il futuro di quella costruzione. Ci possono essere anche meravigliosi villini costruiti direttamente sul terreno, ma senza fondazioni non hanno futuro!

Gesù ci presenta due casi: una casa fondata sulla sabbia, una casa fondata sulla roccia. In questa piccola parabola che Gesù prende ad esempio per istruire le folle, è importante capire che ci sono delle difficoltà per la prima e per la seconda costruzione: vennero le alluvioni, i venti, i temporali, i terremoti, nel primo e nel secondo caso, sia per le persone che si fondano su Gesù, sia per quelle superficiali, perché questa è la divisione che Gesù ci indica. Oggi ci sono tante persone superficiali, che guardano all’apparenza, che non si preoccupano delle cose solide ed eterne, e rischiano d’aumentare sempre più di numero, ma ci sono anche persone che affondano le proprie radici sulla Roccia che è Gesù. Dinanzi alla difficoltà si evidenzia la consistenza di un uomo: se i vostri figli non hanno problemi, non hanno crisi, non hanno difficoltà, non si saprà mai se sono bravi o se sono superficiali. La difficoltà mette alla prova le persone, come le intemperie mettono alla prova la solidità di una casa. Dunque è come se Gesù ci dicesse: non ti preoccupare, perché la tua vita sarà comunque visitata dalla prova. Questo ci conforta, perché a volte ci scoraggiamo: pensiamo che solo la nostra vita sia sottoposta a tante tentazioni, a tante prove; questa piccola parabola invece ci dice: no, le prove ci sono per tutti, ma l’esito delle prove varia a seconda delle fondazioni. Ci sono persone che si scoraggiano, che si sfaldano davanti ad una prova, e persone che invece dalla prova escono rafforzati.

Quelli fra voi che sono sposati sanno che non esiste vita di coppia che non sia anche una vita provata. È bello sposarsi con l’abito bianco, con la marcia nuziale … ma sappiamo che il matrimonio non è quello, il matrimonio è lunedì, martedì, mercoledì, giovedì, venerdì per tante settimane, per tanti mesi, per tanti anni, e quindi la solidità di una coppia si vede nella difficoltà. Quelli fra voi che sono sposati sanno che ci sono delle coppie che si sfaldano davanti al primo problema, ce ne sono altre che superano cinquecento problemi, e da ogni problema superato insieme si esce più marito, più moglie, più coppia, più famiglia.

Chiediamo al Signore di essere fondati in Lui e, d’altra parte, la Chiesa serve a ricordare alle persone dove devono appoggiarsi, dove devono poggiare la loro vita, dove celebrare.

Spero che voi siate assidui all’Eucaristia ogni Domenica, e non soltanto per la festa di Sant’Eustachio o per la festa della Addolorata … Se siete assidui, allora questa chiesa, adesso rinnovata, riportata al suo antico splendore, vi aiuterà a fondarvi ancora di più su Gesù, in modo tale che il lunedì, il martedì, il venerdì, con le loro prove, possano essere superati.

Auguri! Ringraziamo il Signore che non ci sono state faide e quindi, in questa Eucaristia, l’una e l’altra parte facciano anche pace; riprendiamo l’unità della Chiesa, perché se anche le pietre che costituiscono la vostra chiesa cominciassero a fare questioni, dovremmo scappar via, perché ci troveremmo il tetto addosso nel giro di qualche secondo! Se le pietre stanno insieme, l’edificio è saldo; se le persone, i cristiani di una comunità cercano di cementarsi tra loro con la legge del perdono, allora la comunità è stabile. Il vescovo vi augura questa stabilità.

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Il testo, tratto direttamente dalla registrazione, non è stato rivisto dall’autore.

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