Vitalità dello Spirito

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Teano, 22 maggio 2015

Veglia di Pentecoste guidata da S. E. Mons. Arturo Aiello

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1° momento

“Lo Spirito Creatore” (1° cortile del Seminario)

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Innanzi tutto benvenuti.

Da alcuni anni, soprattutto dai gruppi Scout della Diocesi, veniva la proposta di una piccola Veglia di Pentecoste in comune. Quindi, a partire da quest’anno, accogliamo ciò che essi facevano nei singoli gruppi o reparti; vivremo insieme una Veglia in tre luoghi: nel primo cortile, nel secondo cortile e in cattedrale … State tranquilli, il tutto nel giro di un’ora e mezza al massimo.

 

Perché una Veglia? Perché tutte le cose importanti si preparano con un momento di attesa (la Veglia dice “attesa”). Si sta svegli quando c’è un evento importante. Dice De Gregori in “Generale” che i bambini a Natale la sera non vogliono andare a dormire, perché avvertono una elettricità nell’aria, c’è qualcosa di festoso da cui non vogliono essere sottratti. Quindi la Chiesa prende la consuetudine delle veglie: pensate alla madre delle veglie che è la Veglia Pasquale, pensate alla Veglia di Natale e, a partire da quest’anno, la Veglia di Pentecoste.

Facciamo un attimo di silenzio per contestualizzarci nella Preghiera, e poi ci introdurremo con il canto che conosciamo tutti.

 

Canto: Vieni, vieni, Spirito d’Amore

 

Dobbiamo – e questa Veglia ci aiuta in tal senso – educarci in una maniera più profonda, più attenta, alla presenza e all’azione dello Spirito Santo nella nostra vita, nella vita della Chiesa, perché quello che non va è certamente a causa di questa assenza o di questa insensibilità. Pensate che da Spirito viene anche “spirituale”, vita spirituale; noi diciamo: questa persona ha una buona vita spirituale, questo scout, questo aderente al Rinnovamento dello Spirito, all’Azione Cattolica, ha una buona vita spirituale … significa vita nello Spirito Santo, invocato, e anche una vita docile, perché lo Spirito parla, lo Spirito – dice il testo dell’Apocalisse – parla alle Chiese e, nelle Chiese, a ciascuno di noi, alle varie anime, ai movimenti, parla alle persone a seconda delle età … Quindi parla ai bambini, parla agli adolescenti, parla ai giovani, parla agli adulti, parla agli anziani, ma purtroppo sembriamo essere tutti molto sordi. Il ritornello dice: “ad insegnar le cose di Dio”. È impossibile conoscere il Padre, conoscere Gesù, senza l’azione dello Spirito. Dice San Paolo che non potremmo dire neanche “Abbà, Padre” se non sotto l’azione dello Spirito Santo. Allora motiviamoci ulteriormente, ripetiamo (sottovoce stavolta, mentre Bartolomeo arpeggia) il ritornello per dire: Vieni …

 

Siamo raccolti, siamo più di dodici, come gli Apostoli nel Cenacolo in attesa dello Spirito. Magari viene qualche goccia di pioggia, non vi preoccupate. C’è qui il cielo, in questo chiostro del seminario, primo chiostro, c’è il cielo che adesso ci manda anche qualche goccia per dire: ci sono! Alza gli occhi, bevi l’acqua che scende dall’alto.

Canto: Vieni, vieni, Spirito d’Amore

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L’attenzione (per questo abbiamo voluto vivere qui il primo momento) è all’ulivo qui al centro: guardatelo un po’ tutti. È una pianta mediterranea, è un albero; altri della stessa specie Gesù li ha guardati con i suoi occhi di carne, nell’Orto degli Ulivi, dove si recava a pregare, a meditare … nell’Orto degli Ulivi, Gesù vive il momento della crisi dopo l’Ultima Cena.

Perché l’attenzione all’ulivo? Potrebbe esser qualsiasi altra pianta, beninteso: è l’attenzione a un essere vivente, perché questo ulivo vive, respira. Adesso, mentre noi abbiamo qualche difficoltà per queste gocce di pioggia, l’ulivo sta dicendo: grazie, grazie, perché quest’acqua che cade è vita, è una benedizione. L’ulivo respira, tra poco metterà fuori i fiori, poi i frutti. La nostra cultura è una cultura dell’ulivo e della vite, come ci hanno insegnato i greci che sono alle nostre origini.

Vi ho messo qui un versetto del Salmo 51, che adesso applichiamo a questo ulivo, e poi anche a noi.

Io come olivo verdeggiante

nella casa di Dio

mi abbandono alla fedeltà del Signore.

 

Se a casa avete tempo e amore – e vi leggete l’intero salmo – vedete che il salmo è preceduto, prima di questa immagine molto bella, da una serie di tormenti che il Salmista vive, infatti il titolo parla di un Salmista perseguitato. Quindi tra tante difficoltà io, invece, come olivo verdeggiante, mi abbandono alla fedeltà del Signore, ora e per sempre. Questo versetto e l’ulivo che stiamo guardando mi danno la possibilità di dirvi che lo Spirito è innanzi tutto lo Spirito Creatore, cioè non esiste niente senza lo Spirito. Nel libro di Genesi si dice che la terra era informe e lo Spirito aleggiava sulle acque, cioè è lo Spirito all’origine della Creazione.

Vedo Marika che è incinta: Marika partorirà tra venti giorni, ovviamente quello che sta avvenendo in lei, certo è un fatto fisiologico, ma è un’azione di Spirito Santo. Non perché Bartolomeo e Marika appartengono al Rinnovamento dello Spirito, quindi quelli del Rinnovamento fanno i figli per opera dello Spirito Santo, ma perché tutto quello che è vita è sotto l’azione dello Spirito, anche questi fiori, anche le lantane che stanno con un po’ di difficoltà tirandosi su in questi vasi, il sole, le stelle, il firmamento, il macrocosmo e il microcosmo … Tutto è sotto l’azione dello Spirito.

Quindi quando c’è da chiedere (adesso utilizzo una parola napoletana) una “botta di vita”, dobbiamo invocare lo Spirito, perché lo Spirito è vita. Per cui, prima che nella Chiesa, prima che sull’uomo, lo Spirito agisce nel Creato; anche la trasformazione delle cose, attraverso le ere geologiche, è azione dello Spirito, anche i vulcani che esplodono (al di là dei danni che procurano) è un effetto dello Spirito: lo Spirito è esplosivo ed è fecondità.

Io sono come un olivo – ci fermiamo un attimo su questo versetto – verdeggiante, cioè sempreverde, e mi abbandono alla fedeltà del Signore – dice il Salmista – nella casa. E questo olivo è al centro di un chiostro, quindi è in qualche maniera abbracciato dall’architettura, dagli archi di questo chiostro, e si abbandona dicendo: Signore, fammi crescere, fammi produrre, fa’ che tra cento anni io ci sia ancora … Tra cento anni io non ci sarò, neanche voi, ma l’ulivo (se ci sarà qualcuno che di tanto in tanto gli darà da bere) avrà vita, perché gli ulivi hanno una vita secolare. Magari i più esperti fra voi sapranno anche che gli ulivi secolari della Puglia stanno vivendo, come i nostri castagni a Roccamonfina, un momento di crisi, sono aggrediti dopo tanti secoli dalla morte.

Anch’io ho bisogno di vivere (io adolescente, io giovane), vorrei una vita bella, vorrei una vita serena … Ma questo è impossibile che io me lo procuri da solo, allora chiedo al Signore che sia vita della mia vita. Magari ai ragazzi, ai giovani sembra di non aver bisogno di supplementi di vita, ne abbiamo già abbastanza, anzi: dobbiamo cercar di mettere il piede sul freno. Invece tutti abbiamo bisogno di una vita più luminosa, di una vita in più, di una marcia in più … questo lo riceviamo solo dal Signore.

Allora se tu ti senti un po’ arido, se ti sembra che da un po’ di tempo tu sia in crisi, se sei un po’ infelice o molto infelice, ecco, affidati come questo ulivo alla fedeltà del Signore, cioè a Dio che provvede per te.

A proposito di Spirito di vita: se qualche giovane donna ha problemi di sterilità, può invocare lo Spirito Santo, forse è più efficace di tante manovre strane che andiamo a fare. Lo Spirito è Spirito di fecondità, lo invochiamo su di noi, perché ciascuno di noi possa portare frutto.

 

Sequenza: Vieni Spirito Santo

Adesso ci muoviamo verso il fuoco in silenzio assoluto. Ci mettiamo intorno al fuoco.

 

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2° momento

“Fuoco dello Spirito” (II cortile del Seminario)

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Ci facciamo interpellare da questo fuoco che sale con tante lingue, perché è un libro che hanno letto da sempre gli uomini. Il fuoco si trova in tutti i vocabolari delle religioni, cioè non esiste una religione che non abbia al suo centro in qualche liturgia, in qualche momento, il segno del fuoco, perché ha attirato – ma avviene ancora oggi, benché i nostri occhi siano smaliziati – l’attenzione dell’uomo, in particolare dell’uomo primitivo, perché il fuoco arde, riscalda, illumina, perché il fuoco consuma, trasforma. Ho utilizzato una sequenza di verbi che tutti sono applicabili a Dio. Mosè (Esodo, cap. III) incontra Dio, il Dio che lo inviterà a condurre Israele dall’Egitto alla Terra Promessa; lo incontra in un roveto ardente, ricordate? Mosè vedeva un roveto che ardeva senza consumarsi, e allora disse: Voglio avvicinarmi a vedere cosa succede. Dal roveto sentì una voce: Mosè, Mosè, togliti i sandali, perché il luogo che tu calpesti è sacro.

Idealmente anche noi ci togliamo i sandali (non vi invito a farlo concretamente, anche perché è bagnato!), ma … togliti le tue sicurezze, i sandali sono la tua concettualità … penso ai ragazzi che vanno al liceo e cominciano a masticare qualche concetto di filosofia, diventano filosofi e dicono: Io sono ateo! … Togliti i sandali, cioè togli la tua presunzione! Togli la tua sicurezza, mettiti con i piedi per terra, cioè riprendi la tua condizione di creatura!

Anche noi, questa sera, riceviamo un invito: togliti i sandali. Anche il vescovo se lo chiede e ciascuno di voi lo chieda a se stesso: quali sandali devo togliere? Quale cosa mi impedisce di incontrare Dio?

Poi, Mosè sente anche che deve diventare guida. Lo Spirito chiama anche tutti noi, chiama i ragazzi, chiama gli adolescenti a vario titolo, per varia missione, ma tutti siamo chiamati a essere guide di altri, e non solo quelli che fanno gli animatori, o le guide, o i capi all’interno del loro movimento: tutti dobbiamo guidare altri verso la terra promessa.

Fermiamoci un attimo prima di passare in cattedrale dove almeno lì non pioverà e chiediamoci: mi sto tappando le orecchie rispetto ad una chiamata? In questo momento la chiamata è anche: non pensare alla pioggia!

Sto per caso facendo orecchio da mercante rispetto ad una chiamata, la chiamata ad essere responsabile, a prendermi cura degli altri, a diventare guida di altri, anziché farmi i fatti miei? Anche Mosè quel giorno sentiva dentro di sé una voce: non ascoltare il vescovo, fatti i fatti tuoi, pensa a te, altrimenti a te nessuno ci pensa … Invece vai, diventa guida, diventa capo, c’è un popolo oppresso, ci sono delle persone che hanno bisogno di essere guidate, di essere educate, persone che aspettano un capo, un liberatore.

Forse anch’io sono chiamato a questo? A quale chiamata mi sto opponendo?

Mi lascio bruciare da questo fuoco …

Canto: Vieni Santo Spirito di Dio …

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Prima di andar via da questo fuoco, raccogliamo la Parola di Gesù, scritta qui sul foglietto; è una parola rivoluzionaria che mi ha agitato tante volte nella vita in senso positivo. Gesù dice:

“Sono venuto a portare il fuoco sulla terra, e come vorrei fosse già acceso”.

 

È un’espressione che dice ansia, ma nel senso bello del termine, è un’espressione che dice: sono un piromane!

Io spero che voi siate piromani! Un cristiano che non sia un piromane può tornarsene a casa! Piromane non nel senso che vada ad accendere i pochi boschi, il poco verde che rimane come avverrà tra qualche mese puntualmente, come tragedia, sulle nostre colline, ma parlo di quelli che accendono il fuoco dell’inquietudine negli altri. È inutile che stai a fumare le canne, dice il piromane; è inutile che stai a perder tempo in questa maniera! Ci sono cose più alte, c’è una cosa importante da fare! c’è una felicità da raggiungere, non possiamo essere assenti! …

Questo significa: “sono venuto a portare il fuoco”, cioè Gesù, in un momento della Sua vita, sente che ha cominciato, ma c’è tanta freddezza intorno a Sé, come nei vostri gruppi, come nella nostra diocesi, come nelle nostre parrocchie … sì, c’è il fuoco e poi ognuno ha la sua conventicola e si fa una chiesa a parte! Che facciamo stasera? Dove andiamo a comprare il fumo? Dove andiamo a ubriacarci? Tanti di voi – non dico voi, non vi conosco! – pensano che una festa sia tale solo se ci si ubriachi! Senza ubriacarsi non è festa, senza fumare non è festa, senza le pasticche non è festa …

Sono venuto a portare il fuoco significa che ci sono dei giovani che ci stanno perdendo e tu non fai nulla!

Lo Spirito ti chiama, lo Spirito ti convoca! Se questa parola che il vescovo ti sta commentando, sia pure sotto la pioggia, ti scomoda, o anche se ti innervosisce, è un buon segno: significa che c’è qualcosa in te che può andar meglio!

Allora l’augurio che io vi faccio – e dopo andiamo in cattedrale – è che ciascuno di voi divenga un piromane dell’amore. Il fuoco è segno dello Spirito Santo, come ascolteremo nel racconto di Pentecoste in cattedrale; “scendono lingue di fuoco” è un simbolo per dire che il cuore dei discepoli si infiamma! Erano gelidi, ognuno pensava a sé, avevano paura e poi … si infiammano! Adesso chiedo che si infiammino i vostri cuori, chiedo che ciascuno di voi dica: non posso pensare solo a me, basta con questa vita mediocre fatta di alcool, di fumo, di eccessi, adesso comincio una vita nuova prendendomi cura di altri, appiccando il fuoco del Vangelo, parlando di Gesù al mio amico, al mio compagno di banco, anche se mi dovesse deridere!

“Sono venuto a portare il fuoco sulla terra, e come vorrei fosse già acceso”.

 

Canto: Scendi Mosè …

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Con questa epopea – perché l’Esodo è un epopea cominciata dal fuoco! – in testa, pian piano ci muoviamo verso la cattedrale in silenzio, pensando: ma qual è il mio Egitto? Ognuno di noi ha un Egitto, che è il luogo della schiavitù: il mio Egitto è il sesso, il mio Egitto è il fumo, il mio Egitto è l’egoismo, il mio Egitto è l’alcool, il mio Egitto è …, da cui devo essere liberato!

Poi c’è la Terra Promessa, dove Dio mi dice di camminare.

Terra Promessa = felicità

Terra Promessa = libertà

Terra Promessa = vita piena!

Vita spericolata, diceva un cantautore che non bisogna seguire in quello che fa, ma … voglio una vita spericolata! Quella è la vita della libertà nel senso bello, non come vive lui!

Anch’io ho vissuto con il desiderio di una vita spericolata, non la vita di un borghese piccolo piccolo (era il titolo di un film quando io ero ragazzo), non la vita di uno che dice “chi se ne frega!” (dice la stessa canzone), voglio invece una vita bella: questa si chiama Terra Promessa! Lo Spirito ci invita ad andare, è lo Spirito del cammino!

Vi invito a fare questo cammino, si tratta di due minuti in assoluto silenzio!

Pian piano andiamo verso la cattedrale dove ci accoglierà l’organo a suono pieno, per dire: ecco, questo è il cammino, adesso siamo in Egitto, andiamo verso la Terra Promessa. Come sarà questa terra?

 

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3° momento

“Spirito di Pentecoste” (Cattedrale)

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Siamo stati accolti nella Terra Promessa con il suono delle trombe, perché c’è una regalità. Il segno della tromba questa sera, per noi, è innanzi tutto forza, perché è impossibile suonare la tromba sottovoce! Chi abbia nel proprio condominio un ragazzo che fa lezioni di tromba, è in qualche maniera condannato, perché le trombe non si nascondono – è impossibile nascondere le trombe! – mentre un flauto ancora ancora, se suono il pianoforte metto la sordina, ma la tromba … come si fa?

Lo Spirito è uno squillo di tromba: questo il vescovo vorrebbe comunicarvi stasera!

Adesso procediamo con una serie di testimonianze, utilizziamo come antifona:

 

Spirito di Dio, riempimi, Spirito di Dio, battezzami,

Spirito di Dio, consacrami, vieni ad abitare dentro me!

 

Ascolteremo dei flash di quattro componenti giovanili della nostra Diocesi, perché mi son detto: incoraggiamo un po’ questi nostri giovani e non, giovani dentro e giovani fuori … A dire che c’è una vitalità.

Perché lo facciamo stasera? Perché se c’è l’AC, se ci sono gli Scout, se c’è il Rinnovamento, se c’è l’UNITALSI è segno di una vitalità, ma chi la crea questa vitalità? Da dove viene? Viene dallo Spirito Santo, quindi è come riconoscere in questi movimenti, in questi volti di Chiesa, in queste linee di cammino spirituale l’azione dello Spirito.

Allora, ascoltiamo innanzi tutto una testimonianza Scout, Stefano da Teano; poi, ad ogni testimonianza noi ripetiamo l’antifona.

 

I testimonianza

 

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Alla testimonianza telegrafica di Stefano io aggiungerei che lo Scoutismo è molto sensibile alla presenza di Dio nel Creato, e quindi fa molta attenzione al contatto con la natura, al camminare, al conquistarsi le cose, non chiusi in una cella, in una camera, a pensare nel pensatoio, ma a pieno contatto … L’esperienza del fuoco che abbiamo fatto, limitata a causa della pioggia, è dentro la pedagogia: il bivacco di un campo rimane per sempre nella mente, nell’immaginario di chi abbia vissuto queste esperienze.

Quante stelle, quante stelle dimmi tu la mia qual è … Sono canti, esperienze che accompagnano un cammino di vita, che è anche un cammino di fede.

 

Spirito di Dio, riempimi, Spirito di Dio, battezzami,

Spirito di Dio, consacrami, vieni ad abitare dentro me!

 

Grazie per la presenza Scout nelle nostre parrocchie e nella nostra Diocesi, grazie allo Spirito che continua a incoraggiare guide e a far germinare questa pedagogia.

 

Adesso è la volta – non come se fosse una vetrina, ma per dire “grazie” – dell’Azione Cattolica. Abbiamo detto grazie per la presenza degli Scout; ora diciamo grazie per la presenza dell’Azione Cattolica nella storia, nelle radici, ma anche nell’oggi della nostra Chiesa.

Antonio di Piccilli ci racconta qualcosa.

 

II testimonianza

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Spirito di Dio, riempimi, Spirito di Dio, battezzami,

Spirito di Dio, consacrami, vieni ad abitare dentro me!

 

UNITALSI: ce ne parla Valentina.

 

III testimonianza

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Grazie a Valentina. Pensate che tanti di voi sognano l’estate, mettono da parte i soldini per andare in Spagna, per andare di qui, di là, e per divertirsi con gli amici … I giovani dell’UNITALSI pagano per andare a Lourdes. Primo: non è proprio una tappa esilarante per un giovane andare a Lourdes a fare le vacanze! Eppure pagano per servire i malati … non so se mi spiego! I loro risparmi li utilizzano per svolgere un servizio, per spingere carrozzelle (penso alle notti di Oscar a Lourdes, dove al massimo si dorme una, due ore, perché si fa il servizio anche di notte …), impegnati ventiquattro ore a contatto con il limite – e un giovane ovviamente il limite cerca di non guardarlo, se c’è un portatore di handicap cerco di non averci contatti) – invece lì il giovane è messo a contatto con la sofferenza: lo scegli, lo paghi! Questa è la cosa più simpatica, pagarsi un servizio che tu vai a rendere a un altro!

 

Spirito di Dio, riempimi, Spirito di Dio, battezzami,

Spirito di Dio, consacrami, vieni ad abitare dentro me!

 

Quarto, di questo primo round: Vincenzo di Pastorano ci dice qualcosa sul Rinnovamento. Anche il Rinnovamento dello Spirito ha varie postazioni in diverse parrocchie della nostra Diocesi.

 

IV testimonianza

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Se dovessi dire che cosa caratterizza, dal mio punto di vista, il Rinnovamento dello Spirito, direi: è un po’ l’effervescenza, cioè è il gruppo “ferrarelle” della Chiesa, perché i canti (molti canti che si utilizzano nelle parrocchie vengono dal Rinnovamento), il loro modo di pregare è molto improntato sulla gioia ed esprime esuberanza. Quindi non impacciati o piuttosto ingessati. Ieri ho incontrato un giovane e mi ha detto che aveva un problema al ginocchio. Ho chiesto: ma hai fatto qualche partita? Lui: no, ho fatto un salto … e ho capito che era del Rinnovamento!

 

Spirito di Dio, riempimi, Spirito di Dio, battezzami,

Spirito di Dio, consacrami, vieni ad abitare dentro me!

Ci fermiamo, ascoltiamo un brano con organo e tromba e poi da Raffaele, seminarista di V anno, ascoltiamo il racconto di Pentecoste.

 

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Adesso vorrei che ciascuno di voi scegliesse un atteggiamento per ascoltare il Vangelo. Per esempio: mi metto in piedi, mi metto in ginocchio, metto una mano vicino all’orecchio, mi alzo e vado vicino al leggio per sentire da vicino …

Attenti che quando si legge la Parola di Dio – qualsiasi, anche questa che ascolteremo solennemente dopodomani nelle nostre parrocchie – non si ascolta un racconto: si ascolta una cosa che accade nel momento in cui la si legge.

Raffaele va al leggio e voi sceglietevi questa postazione. Trovatevi questa modalità per essere attenti: ognuno trovi il suo modo.

 

Dagli Atti degli Apostoli (2, 1-11)

1 Mentre stava compiendosi il giorno della Pentecoste, si trovavano tutti insieme nello stesso luogo. 2Venne all’improvviso dal cielo un fragore, quasi un vento che si abbatte impetuoso, e riempì tutta la casa dove stavano.3Apparvero loro lingue come di fuoco, che si dividevano, e si posarono su ciascuno di loro, 4e tutti furono colmati di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue, nel modo in cui lo Spirito dava loro il potere di esprimersi.

 5Abitavano allora a Gerusalemme Giudei osservanti, di ogni nazione che è sotto il cielo. 6A quel rumore, la folla si radunò e rimase turbata, perché ciascuno li udiva parlare nella propria lingua. 7Erano stupiti e, fuori di sé per la meraviglia, dicevano: «Tutti costoro che parlano non sono forse Galilei? 8E come mai ciascuno di noi sente parlare nella propria lingua nativa? 9Siamo Parti, Medi, Elamiti, abitanti della Mesopotamia, della Giudea e della Cappadòcia, del Ponto e dell’Asia,10della Frìgia e della Panfìlia, dell’Egitto e delle parti della Libia vicino a Cirene, Romani qui residenti,11Giudei e prosèliti, Cretesi e Arabi, e li udiamo parlare nelle nostre lingue delle grandi opere di Dio».

 

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Questo racconto è importantissimo nell’economia della nostra fede, perché parla del momento della maggiore età della Chiesa.

Noi abbiamo appena celebrato l’Ascensione, in cui Gesù se ne va ma rimane, se ne va visibilmente ma è con noi, perché noi possiamo diventare più grandi. Ebbene, la Pasqua (anche nelle vostre parrocchie è ancora acceso il Cero pasquale) diventa matura a Pentecoste, come un parto, una gestazione. La Pasqua comincia nella Veglia Pasquale, ma poi cresce, diventa un pancione ma a Pentecoste nasce la Chiesa, e nasce – avete ascoltato nel racconto – da una paura che diventa una forza, da persone “fantozziane” che diventano coraggiosi testimoni, da una comunità dispersa che diventa unita, da persone che non sapevano spiccicare parola a gente che parla tutte le lingue. Lo Spirito Santo ha questa forza, ma noi l’abbiamo già vista, l’abbiamo già sperimentato stasera: questi quattro racconti (a cui seguiranno altri tre) per me vescovo, ma immagino anche per voi, sono belli. A dire: ma allora non siamo morti! Allora c’è speranza! Allora gli Scout …, allora l’AC …, allora l’UNITALSI …, allora il Rinnovamento … Sono quelli più diffusi, ma ci sono altre forme, più piccole, aggregative, ci sono progetti, Caritas, gente che aiuta altra gente … ma tutto questo non è frutto del nostro impegno, ma è segno di una Chiesa che sta maturando, che si sta svegliando! La bella addormentata nel bosco ha ricevuto il bacio e adesso si sta svegliando! È il segno di un risveglio. E il risveglio è sempre opera dello Spirito Santo.

 

Ho chiesto a Giorgio e Angela di dirci qualcosa sul matrimonio. Giorgio, comincia a venire, ma venga anche Angela, anche se immagino che parlerà Giorgio! Vedete, ragazzi, voi vi state disamorando del matrimonio … ed è una cosa terribile! Tu chiedi a tuo figlio: ma tu ti vuoi sposare? Nooo … ! Come se fosse una tragedia! Come se fosse la fine del mondo!

Vorrei chiedere a Giorgio e Angela: questo matrimonio è bello?

 

Testimonianza

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La sera (loro hanno parlato ai fidanzati, io continuo a parlare ai fidanzati) quando vi lasciate, non siete tristi? Io vado a casa mia, tu vai a casa tua … Adesso starete pensando: beh, potremmo andare a dormire insieme! Questo spot – che non è uno spot pubblicitario – è rispetto ad un amore che per essere salvato si lega. Il matrimonio è un legame, ma ci leghiamo per non perderci, per non perdere l’amore. Lo dico per quelli che sventolano le bandiere del “non è lo stesso andare a vivere insieme?”. Non è lo stesso, perché resti ancora nel tuo egoismo. Invece quando rinunci a te stesso, dicendo un sì definitivo, legandoti per sempre all’altra persona, tu leghi questo amore perché non abbia a perdersi. Anche sposarsi è azione dello Spirito, sposarsi e rimanere insieme, generare figli, educarli … una grande avventura!

 

Per par condicio, ho invitato Massimiliano, che non è né sposato e non è ancora prete, ma freme d’esserlo, perché è a conclusione del IV anno. Com’è che, poi, alcuni che pure erano fidanzati (e lo era anche Massimiliano) a un certo punto si innamorano di altro?

 

Testimonianza

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Molti sono preoccupati – ma dovrebbe essere per noi un motivo di gioia – nel vedere che continua a bollire la febbre vocazionale! I genitori spero siano contenti, perché significa che domani ci saranno ancora preti per i nostri figli, guide per i nostri bambini, per i bambini di cui alcune di voi sono incinte. Questi saranno i preti dei vostri figli, ma so che alcuni sono preoccupati … tra l’altro, credo che si stia preparando un “parto” per il prossimo anno anche piuttosto numeroso! Bisogna vedere adesso, stiamo ancora facendo le analisi, portando i test per vedere se è incinta o non è incinta, se va avanti la gravidanza …

Mi piace stasera dirvi che il Vescovo è un po’ entusiasta, anche guardando a quelli – e sono un gruppo considerevole – che l’anno prossimo potranno mettersi in cammino. Dovrebbe essere un segno: allora questo Spirito ci sta, ancora aleggia! … non solo in quelli che sono già avviati, non solo in quelli che saranno ordinati quest’anno, non solo nei diciassette che (almeno per quanto mi riguarda) sotto le mie mani sono nati preti, ma anche per altri che bussano!

Si rimane naturalmente maschi, e quindi desiderosi della donna, desiderosi di sposarsi, ma al tempo stesso tutto viene … volturato verso un’altra fonte. È una vocazione, beninteso, ma anch’essa sarebbe impossibile senza la forza e l’illuminazione dello Spirito.

Adesso ci mettiamo in piedi, e quello che abbiamo ascoltato nel racconto di Pentecoste adesso cerchiamo di cantarlo a squarciagola nel canto “Pentecoste”.

 

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Prima di concludere, proprio in questa atmosfera in cui c’è una voce che invita ad andare lontano, è bello che tutti conosciate una piccola ma significativa esperienza che sta accadendo naturalmente a Sparanise in un gruppo Giovanissimi.

In tutte le nostre parrocchie, più o meno ci sono dei migranti del progetto Mare Nostrum e vediamo giovani di colore che stazionano magari senza far nulla … Un gruppo Giovanissimi di Sparanise si è sentito interpellato e ha cominciato ad adottare tre di loro.

Ascoltiamo un attimo cosa è successo. Ce ne parla Pierpaolo.

A volte guardiamo le persone che vengono da lontano con diffidenza, ma abbiamo ascoltato che quel giorno di Pentecoste si fece una grande ammucchiata (siamo Parti, Elamiti, abitanti della Mesopotamia, dell’Asia …), cioè non ci furono più barriere.

Cos’è successo, Pierpaolo, nel tuo gruppo Giovanissimi?

 

Testimonianza

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Testimonianza di un giovane migrante

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Pensate che uno dei tre, che era stato poi dislocato in un’altra struttura, per partecipare alla messa di Natale ha fatto 5 km a piedi! Magari voi, con la messa sotto casa: Eh, non ho voglia …!

Cinque chilometri a piedi per essere presente!

 

Spero che usciate da questa piccola veglia (piccola, grande, non so … ognuno guardi dalla sua prospettiva!) incoraggiati! È la nostra Chiesa che pone questi gesti, è la nostra Chiesa che ha questa vitalità, è lo Spirito che anima … e attenti: lo Spirito è anche Spirito di unità, per cui non ci facciamo le guerre tra Scout, Azione Cattolica … perché se è lo stesso Spirito, apparteniamo alla stessa famiglia, che è la Chiesa, e quindi dobbiamo stimarci ancora di più! Ripeto, colgo questo segnale, che dovrà essere sempre più ampio perché questo è un processo (quello dell’immigrazione) senza ritorno! Noi dobbiamo interfacciarci con questa realtà. Qui ci sono cattolici e quindi hanno la possibilità anche di partecipare alla vita liturgica, ma ce ne saranno altri di tradizione religiosa diversa che vanno accolti. Credo che sia chiaro per tutti che c’è una sfida in atto: è una sfida culturale, ma per noi è anche una sfida di fede, nel senso che queste persone ci stanno, vanno accolte, sono una ricchezza. I tre sono diventati come una sorta di “jolly” a Sparanise, all’interno della parrocchia, in particolare del gruppo Giovanissimi che li ha adottati.

Questa è Pentecoste in atto: persone che si incontrano, che parlano lingue diverse, ma è lo stesso Spirito che li anima e che, da nemici, o comunque da avversari, abbatte le barriere e fa incontrare, fa stringere la mano, fa dire a tutti: Padre Nostro.

Adesso tenetevi per mano tutti, prima ascoltiamo il Padre Nostro in inglese dal nostro amico, poi lo diciamo noi. È la stessa preghiera con una lingua diversa, con la stessa fede.

 

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Come avete visto, non c’è nessun appuntamento sul foglietto, volutamente, perché l’appuntamento lo riceverete venerdì prossimo partecipando all’incontro diocesano che tutte le parrocchie vivranno a conclusione del mese di maggio all’Abbazia di Casamari. Tutte le parrocchie convergeranno a Casamari in provincia di Frosinone per una mega-celebrazione: alle 17:30 la recita del Rosario e alle 18:00 la Messa con tutti i parroci e le rappresentanze, un gruppo nutrito. Lì darò ai giovani l’appuntamento per la prossima volta. Quindi ci vediamo tutti a Casamari venerdì prossimo.

Vi benedico e concludiamo con il canto Pentecoste.

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Il testo, tratto direttamente dalla registrazione, non è stato rivisto dall’autore.

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