La potenza di ciò che passa inosservato

Teano, 14 giugno 2015

Celebrazione Eucaristica

presieduta da S. E. Mons. Arturo Aiello

Parrocchia Santi Cosma e Damiano

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Siamo chiamati, carissimi, dalla Parola di Dio a fare attenzione alle cose piccole, perché le cose grandi vengono da quelle piccole. L’intestazione – chi fra voi l’abbia letto – della meravigliosa fiaba del ‘900 che si chiama “Il piccolo principe” ha questa frase: «Tutti i grandi sono stati bambini».

Noi vorremmo le cose “belle e fatte”, come si dice anche per gli abiti “pret-a-porter”, pronti da indossare; vorremmo i palazzi già costruiti, importiamo gli alberi già imponenti, e insieme con gli alberi importiamo anche le malattie degli alberi! È cronaca purtroppo dolorosa, anche per le nostre terre!

Invece Gesù nel Vangelo dice: Attenzione, perché quello a cui tu non fai riferimento, quello che passa inosservato è potente!

Il Regno di Dio è come un seme.

Ci sono due parabole; la prima è solo dell’Evangelista Marco, ed è la parabola del seme che cresce da solo: tu semini qualcosa, poi torni senza che ci abbia posto particolare cura, e vedi un germoglio, vedi un ortaggio, vedi un fiore, vedi un albero. Questo a dire che il seme ha una sua potenza.

Per quanto riguarda il seme umano si chiama “patrimonio genetico”, cioè una serie di informazioni infinite, anche sul colore degli occhi del bambino che nascerà. Il seme non si vede, non si vede uno spermatozoo e a volte non si vede neanche il seme che piantiamo nella terra, ma questo seme ha una sua forza.

Mi vorrei fermare di più sulla seconda, dove Gesù paragona il Regno di Dio a questo seme piccolissimo, il granello di senapa. Chi fra voi sia stato in Terra Santa e li ha visti, li ha comprati, si perdono nel palmo di una mano tanto sono piccoli, ma – dice Gesù – una volta piantati diventano addirittura degli alberi e possono ospitare dei nidi … segno di futuro, segno di fecondità.

È come se Gesù ci dicesse: anche la fede è così, cioè è una cosa piccola. Qualcuno può recepirla, può misurarla la fede? La fede di una persona, la fede di una comunità … è una cosa che passa inosservata, ma contiene in sé una forza di trasformazione della nostra vita, non solo, ma anche della vita degli altri. L’uomo che fa credito al Regno di Dio con fede diventa un uomo ospitale, diventa un uomo padre di molti figli, diventa un uomo (o una donna, beninteso) che riesce a dare impronta a tanti altri uomini, a tante altre donne. Questo aprirebbe un capitolo sui bambini, ai quali facciamo ancora poca attenzione: i nostri bambini dovrebbero essere al centro, penso ai bambini di Prima Comunione, per fare un riferimento parrocchiale. Quintiliano (o un autore latino della decadenza, non ne sono sicuro) diceva che bisognava dare al bambino massima riverenza. Pensate, parlava più di duemila anni fa, e diceva di fare attenzione ai bambini, in tempi in cui i bambini erano merci, non erano neanche ritenute persone! Sono passati tanti anni e, benché noi compriamo cani e giocattoli ai nostri figli, probabilmente questo non dice di per sé “attenzione”! “Attenzione” chiede l’offerta del tempo, che è più costosa di qualsiasi giocattolo, anche sofisticato.

Questo per la famiglia, ma questo anche per le parrocchie: fate attenzione ai bambini, che sono i credenti di domani! E se un bambino, ragazzo, adolescente, non si affeziona, non ci sarà la comunità credente a Teano tra cinquant’anni, tra trent’anni.

Quindi, con una esplicitazione un po’ più terra-terra ma ugualmente importante, guardiamo ciò che è piccolo, perché in un bambino c’è il mondo che si rinnova, è come se ogni qual volta nasce un bambino, il mondo si rifacesse.

Da un altro versante, nella nascita di ogni bambino, tu leggi che Dio non si è ancora stancato di noi, cioè se nasce ancora un bambino significa che c’è futuro, che Dio ha fiducia nell’umanità. Ma quando nasce un bambino, non nasce solo un bambino, nasce un mondo, come quando muore una persona (forse ricorderete il romanzo “Per chi suona la campana”, se l’avete letto), non muore solo una persona, muore un mondo! … di ricordi, di sensazioni, di esperienze, di modi di parlare, di cultura …

Quindi l’attenzione al piccolo è perché in questo seme, che è un bambino, che è un ragazzo, che è una cosa che comincia, c’è qualcosa di grande. Applichiamo quanto ho detto all’esperienza che stiamo facendo stamattina di ricevere in dono, gratuitamente, senza averle meritate, le reliquie dei santi Cosma e Damiano.

Oggi siete in tanti, vi ringrazio, il vescovo non si aspettava che ci fosse tutta questa rispondenza, però pensate che nel Medioevo si facevano delle guerre per le reliquie! Cioè, se c’era un santo, addirittura le persone andavano con l’esercito semplicemente per trafugare i resti mortali di un santo. Perché? Perché si riteneva, anche qui per la fede, che la presenza anche fisica (non solo spirituale) dei resti mortali di un santo poneva la città che custodiva quei resti in una dimensione di sicurezza; più dei torrioni, più delle mura, la presenza delle reliquie del santo significava che Teano era inespugnabile. Avete cannoni, avete mitragliatrici, avete dei missili? No! Voi dovreste dire: “Abbiamo le reliquie dei santi Cosma e Damiano”.

Vorrei aprire una parentesi, ma la apro e la chiudo subito: noi a Teano abbiamo il corpo di San Paride, ma a nessuno mai interessa … aperta e chiusa parentesi …

A dire: orgoglio! Adesso che cosa voglio suscitare in voi? L’orgoglio oggi di accogliere le reliquie dei santi Cosma e Damiano che diventano un elemento di congiunzione della nostra alla loro fede! Ovviamente questa congiunzione già c’era, perché c’erano le statue, perché la devozione è qui ininterrotta da secoli, ma capite che adesso avere le reliquie, sia pure un pezzettino piccolissimo (“ex ossibus” si dice, “tratto dalle ossa”), significa metterci a contatto anche fisico – perché noi abbiamo bisogno anche di questo, attenti ad essere troppo spirituali! – con la vita, con l’aspetto taumaturgico, con la testimonianza di fede, con il martirio dei santi Cosma e Damiano.

La domanda che il vescovo si fa, una domanda un po’ provocatoria: siamo degni di ricevere questo dono? Questa piccola cosa, un seme anche questo, come il seme del Vangelo, porterà frutto a Teano? Attecchirà? Ci sarà un rigurgito di devozione per i santi medici? Questa presenza unirà la comunità parrocchiale, le comunità teanesi? Sarà un elemento di fecondità per tutta la città?

Il vescovo ve lo augura! Non è automatico! Magari abbiamo fatto una piccola processione, ognuno torna a casa sua e poi domani la vita continua come se non avessimo anche le reliquie. Eppure da queste particelle piccolissime (dovete metterle in una lente d’ingrandimento per vederle chiaramente) si comincia a irraggiare una forza, che attenti, prima che di guarigione, è di fede, perché non avvengono guarigioni senza la fede!

Avverrà questo? Il vescovo si augura di sì. È venuto per questo, per dire: attenti, non è un fatto di cornice! E – chiudo con le provocazioni – mi verrebbe da dirvi: il fatto che ci sia Gesù nel Tabernacolo delle nostre chiese – altro che reliquia! – smuove qualcuno? E commuove qualcuno?

Vedete come facciamo sempre le differenze! La processione di Sant’Antonio, la processione dei santi Cosma e Damiano, la processione del Corpus Domini … Perché se da queste reliquie si irraggia una forza, quanto più da Gesù Eucaristia! E com’è che questa forza non ci raggiunge? Com’è che non sentiamo  “il ribollir dei tini” come nella poesia “La nebbia ha gli irti colli…”? Com’è che non sentiamo il ribollire di Gesù Eucaristia nelle nostre chiese? Il problema è sempre lo stesso: la fede!

Chiediamo, per intercessione dei santi Cosma e Damiano, da oggi più vicini a noi, più fruibili, la grazia della fede, perché senza fede può venire pure padre Pio o sant’Antonio in persona, o i santi Cosma e Damiano vestiti con gli abiti dell’epoca, ma noi non cambieremo! È la fede che ci cambia! È la fede che ci fa riconoscere i santi, è la fede che ci fa riconoscere la “Matrice dei santi” che è Gesù! È la fede che ci fa dire: siamo privilegiati, e quindi torniamo a casa più contenti, perché da oggi c’è un’ulteriore protezione dei santi medici sulla nostra città. Ma torniamo a casa ancora più contenti perché Gesù sta ancora nelle custodie delle nostre chiese, e non se n’è andato! Un bel giorno don Peppino apre la porta, don Tommaso alla cattedrale, padre Nicola al santuario e … trovano la custodia aperta e un bigliettino: «Visto che nessuno mi curava, me ne sono andato».

Oggi è un giorno importante, è un giorno storico che entra nella memoria, nella cronaca di questa parrocchia (e non solo), ma ci ha coinvolti nella fede. La fede, come lente d’ingrandimento, ci faccia leggere questo dono, questa protezione e ce ne renda degni.

Auguri.

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Il testo, tratto direttamente dalla registrazione, non è stato rivisto dall’autore.

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