Quel seme di eternità nel cuore

Teano, 7 giugno 2015

Celebrazione Eucaristica

Presieduta da S. E. Mons. Arturo Aiello

Solennità del SS. Corpo e Sangue di Cristo (anno B)

Chiesa Cattedrale

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Saluto iniziale

Il grande dono, pietra su cui si fonda la comunione, è Gesù Eucaristia.

Celebriamo continuamente – nei giorni feriali e con più solennità nei giorni festivi per tanti – i Santi Misteri, ma la festa del Corpus Domini viene a focalizzare, ad attirare l’attenzione dei credenti su questo grande mistero.

Iniziamo chiedendo perdono per le volte in cui lo abbiamo bistrattato.

Dice la Sequenza che reciteremo: «Non per essere gettato il pane». Per le volte in cui lo abbiamo gettato, non mangiato, per le assenze ingiustificate alle celebrazioni domenicali, chiediamo umilmente perdono.

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Omelia

La processione che ci accingiamo a vivere alla fine, a conclusione di questa celebrazione, ne è parte integrante, ragion per cui la predica (per vostra gioia!) è contratta.

Cosa vorremmo dire per le strade, passando con Gesù Eucaristia?

Innanzi tutto che noi crediamo che Gesù, il Figlio di Dio Incarnato, sia morto per noi e risorto, e che nel procinto drammatico della Sua morte abbia avuto un sussulto di nostalgia: Voglio rimanere qui sulla terra …

Veniva da lontano, veniva dalla Reggia, aveva vissuto povero tra i poveri, ma ci si abitua e ci si affeziona anche ad orizzonti di povertà, e da quel sussulto di nostalgia – Padre, voglio restare con loro per tutti i secoli – nasce l’Eucaristia, la presenza reale – dice il Catechismo – in Corpo, Sangue, Anima e Divinità del Signore nostro Gesù Cristo, sui nostri altari, nella celebrazione eucaristica ed anche nel prosieguo, quando nella custodia sono riposte le Specie eucaristiche e noi possiamo adorarle.

Noi vogliamo dire, carissimi, camminando in preghiera per Teano, che non possiamo fare a meno dell’Eucaristia. So che per molti di voi, o per tanti di voi, o per alcuni di voi, questa espressione che ho utilizzato non è ancora vera: non possiamo fare a meno dell’Eucaristia.

I martiri di Abitene preferirono la morte alla possibilità di vivere senza la Domenica, al centro della quale c’era la celebrazione eucaristica … Ma la vita della Chiesa è tutta nell’Eucaristia, e dall’Eucaristia prende senso. Dico la vita della Chiesa per dire quello che siamo, nel senso che senza Eucaristia la Chiesa è disorientata.

Se ci ritroviamo qui, dopo più di duemila anni ancora a celebrare i Santi Misteri, è grazie a questo legame che non ci ha fatto disperdere, che pur nei mutamenti di tante culture, di tanti passaggi epocali, ha fatto rimanere la Chiesa ininterrottamente. E l’anello che congiunge tutti gli anni e tutti i secoli è Gesù Eucaristia.

Noi vogliamo dire, col nostro camminare, che riconosciamo nell’Eucaristia il pegno dell’eternità, nel senso che mangiando di Lui partecipiamo – già oggi nel mistero e domani in pienezza – alla Sua gloria.

Un filosofo ateo, Feuerbach, poi ripreso da Marcuse negli anni ruggenti della rivoluzione del ’68, diceva: «L’uomo è ciò che mangia» … un’espressione terribile, per dire: alla fine siamo le sostanze che assumiamo. Questa espressione, nata in un ambiente culturale ateo, è vera per noi: l’uomo è ciò che mangia, nel senso che, partecipando per decenni, dal giorno della Prima Comunione, speriamo ininterrottamente all’Eucaristia, di celebrazione in celebrazione, di Domenica in Domenica, noi diventiamo ciò che assumiamo.

Normalmente, nell’ordine dell’assunzione dei cibi, i cibi sono trasformati nella persona che li assume; qui avviene il contrario: per noi che mangiamo il Corpo e il Sangue di Gesù, in realtà non siamo noi ad assumere, ma è Lui che ci assume in Sé e ci trasforma.

Infine vorrei dire che passando, e sperando di vedere qualche tovaglia ricamata ai balconi, qualche coperta, è come se con Gesù andassimo a raccogliere i dispersi di Teano. La tovaglia e la coperta, la tavola e il letto: una voglia d’esser benedetti in quei luoghi umani, in quei fulcri delle famiglie, un desiderio di allargare l’orizzonte eucaristico ben oltre la celebrazione e ben oltre le nostre chiese.

Continuiamo a camminare dietro a Gesù Eucaristia. Ci accompagnerà fino all’ultimo giorno, e ci aprirà le porte della gloria.

Vi consoli, carissimi, pensare che i nostri defunti hanno mangiato il Corpo di Cristo. Vi consoli sapere che sono stati presenti, assidui, e forse anche accompagnati nell’ultimo momento, da Gesù Eucaristia: quel seme di eternità nel loro cuore ha portato frutto.

L’Eucaristia ha un orizzonte ampio, oltre i tempi, ieri, oggi, domani, oltre gli spazi.

L’Eucaristia è fuori di ogni spazio, è fuori di ogni tempo, benché dentro ogni spazio e dentro ogni tempo.

Spero che diventiate cultori di questi Santi Misteri e ne siate orgogliosi, perché è ciò che ci fa essere Chiesa.

 

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Il testo, tratto direttamente dalla registrazione, non è stato rivisto dall’autore.

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