Sul tetto della nostra Diocesi

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Croce, 8 agosto 2015

Celebrazione Eucaristica presieduta da S. E. Mons. Arturo Aiello

Eremo di S. Salvatore, ore 7:00

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L’importanza di questo incontro è certamente nell’Eucaristia che stiamo celebrando, nella Parola ascoltata, nel pane che condivideremo, e risiede anche nello sforzo fatto di svegliarsi presto, di superare se stessi. Se non accadono cose belle nella nostra vita è perché facciamo troppo i conti con le nostre forze e non sappiamo andare al di là. Ciascuno di noi deve lanciare se stesso oltre sé: oltre sé, oltre quello che so, oltre quello che so fare, oltre le mie forze, oltre le mie possibilità economiche, oltre il mio egoismo, oltre le mie malattie (tanti di noi, se avessero presentato al proprio medico il proprio target di malattie – mi riferisco, ovviamente, a quelli della mia età e non ai giovani – il medico avrebbe detto: “Mi raccomando, non vada!”) … La vita ci fa fare cose belle quando ci superiamo, quando ci “auto-superiamo”, e questa è una provocazione, in particolare per i giovani, che sono i più economi tra noi, purtroppo, cioè si fanno troppo i conti in tasca. Invece, bisogna andare oltre, oltre. La vita è bella nella ulteriorità.

Questa Eucaristia che celebriamo – dicevo all’inizio – sul tetto della nostra Diocesi, perché è il punto più alto, perché di qui tanti che si sveglieranno, ancora tra ore, ricevono forza, aiuto dalla nostra preghiera e dalla nostra Eucaristia mattutina, deve lanciarci, a dire: possiamo salire ancora più in alto, possiamo ancora fare di più, possiamo ancora dare di più, possiamo dare quello che non abbiamo. Noi non dobbiamo dare quello che abbiamo – questo dovrebbe accadere per una semplice etica umana – ma dare quello che non si ha è il salto della fede. Questo luogo – come ci ha ricordato Peppino all’inizio della celebrazione – è un luogo santo sin dall’antichità: è stato abitato da monaci, Sant’Anselmo d’Aosta, probabilmente,vi ha dimorato per alcun tempo; qui si è pregato, e qui si continua a pregare anche da parte di quelli che salgono e, anche se non recitano preghiera, lo diventano, perché salendo ci purifichiamo, salendo ci allontaniamo dalla nostra mediocrità.

La Parola del Deuteronomio dev’essere il messaggio di oggi: siamo saliti qui per sentire questa Parola. Ascolta, Mario, il Signore è il nostro Dio, il Signore è uno solo. E potrei ripetere il nome di ciascuno di noi: Ascolta, Annibale… Ascolta, Nicoletta… Ascolta, Maddalena… Ascolta, Anna… Il Signore è il nostro Dio: è Lui, non altri, non i soldi, non il potere, non la salute, non le proprietà. Il Signore è il nostro Dio. Il Signore è uno solo: non ce ne possono essere due, perché l’uno esclude l’altro, perché due divinità si contrappongono e l’una limiterebbe l’altra e, dunque, non si tratta di Dio. Il Signore è uno solo e, invece, noi vorremmo accendere candele di qua e di là, a Satana e a Dio, ai santi e ai politici … È uno solo. È inutile che stai a bussare ad altre porte: il Signore è uno solo! I monaci sono i grandi testimoni, ieri come oggi, di questa unicità. È uno solo, è Lui che ha fatto tutto, è Lui che dirige la tua vita, è Lui che conta i battiti del tuo cuore, più del cardiologo, è Lui! Rivolgiti a Lui, abbi fiducia in Lui!  Poi: Amerai il Signore, tuo Dio, con tutto il tuo cuore, cioè se Dio è Dio, allora noi siamo Suoi. Questa è una consequenzialità fortissima. Se Dio è Dio, io non mi appartengo, la mia giovinezza non è mia, io non scelgo di me, io devo chiedere a Lui: cosa vuoi da me?, cosa devo fare?, cosa vuoi che io faccia?, come devo vivere?, come devo spendere il tempo che ancora mi rimane? Amerai il Signore, tuo Dio, con tutto il cuore, non con una parte, con tutto il tuo tempo, non con qualche istante, con tutte le tue forze. Poi, questo che hai capito dillo ai tuoi figli: ne parlerai ai tuoi figli, cioè a quelli che nascono da te. Come si chiama questa bambina? Lea. Credo che sia il più piccolo tra noi che è salito fin quassù. Questi bambini come si chiamano? Giuseppe e Mattia. Vedete, dobbiamo parlare loro del Signore, non dei divi dei cartoni animati…

Se hai capito questo, anche senza dirlo, tu lo trasmetti e se la fede, qualche volta, cigola nel passaggio delle generazioni è perché noi non ne abbiamo parlato, i nostri figli non ci hanno visto presi da Dio, non vi hanno visto presi da Dio, dalla Sua causa.Il papà che si presenta a Gesù nel Vangelo dice: Abbi pietà di mio figlio! Non è andato dal medico – senza nulla togliere, ovviamente, all’arte medica – Abbi pietà di mio figlio! È epilettico! Lo abbiamo portato dai tuoi discepoli, ma non sono riusciti; lo abbiamo portato dal Vescovo, ma non c’è riuscito; lo abbiamo portato dai preti, ma non sono riusciti: come mai? E quando, alla fine, gli chiedono: “Perché noi non ci siamo riusciti?”, Gesù risponde: “Perché non avete pregato”.

Scendiamo di qui, carissimi, con il desiderio ancora più forte, se non l’avessimo ancora realizzato, di scegliere Dio come il nostro Dio. O Dio, Tu sei il mio Dio, dall’aurora ti cerco, dice il primo verso del Salmo 62. Scegli Dio come il tuo Dio e poi pregalo, perché Lui ti aiuta, pregalo perché Lui volge al bene i tuoi giorni, che, attenti!, non significa alla salute! Qui c’è anche Angela, Giorgio a ricordare Peppe, che sarebbe salito qui se fosse stato in vita, ma è qui e ancora più in alto e ci sorride, perché non è la salute il bene. Il bene è la salvezza.

Rimoduliamoci, riaccordiamo il nostro cuore a queste novità. Ciascuno di noi dica: Signore, forse non ti ho messo al centro. Adesso, a partire da oggi, 8 agosto 2015, ti scelgo come il mio Dio, ti voglio seguire, voglio essere tuo; costi quello che costi, voglio parlare di te ai miei figli, voglio trasmettere – è questo che rende bella una vita – la bandiera della fede ad altri.

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Il testo, tratto direttamente dalla registrazione, non è stato rivisto dall’autore.

 

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