Una vita difficile … da riscoprire!

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Teano, 17 gennaio 2016

Celebrazione Eucaristica presieduta da S. E. Mons. Arturo Aiello

Chiesa di Sant’Antonio Abate

II Domenica del Tempo Ordinario/C

 

Saluto iniziale

Abbiamo appena ascoltato, nel canto, che il Signore manifesta la Sua bontà con il dono della vita, con la Sua vicinanza; ha pienamente manifestato la Sua bontà nei giorni e nelle opere di Gesù di Nazareth, ha manifestato la Sua bontà anche nella vita dei Santi.

Oggi ricordiamo in modo speciale Sant’Antonio Abate. Nella sua vita Dio si è affacciato, si è fatto più vicino, più comprensibile.

Ci disponiamo a celebrare i Santi Misteri con un atto di umiltà, riconoscendoci peccatori, e affidandoci, in questo anno giubilare della Misericordia, alla grande pietà di Dio nei nostri confronti.

***

Omelia

Cari fratelli e sorelle,

a volte manca qualcosa: qualcosa di essenziale.

Alle nozze di Cana, gli sposi – strano che non si riportino i nomi – sono in un angolo, non sono al centro della scena, perché al centro della scena c’è Gesù, lo Sposo. A quelle nozze, cui per fortuna fu invitato Gesù (invita Gesù alle tue feste, se vuoi che vadano bene!), viene a mancare il vino. Se nella tua coppia viene a mancare l’amore, se nella tua casa viene a mancare la pace, come si fa? Come si va avanti? A volte, nella nostra vita mancano le cose essenziali. A questo ci vuole condurre l’Evangelista Giovanni raccontandoci di questo episodio introduttivo, iniziatico della vita di Gesù. Noi siamo qui sapendo che le nostre vicende sono sotto il livello di guardia. Perché veniamo in chiesa? Perché chiediamo l’intercessione dei Santi, stamattina quella di Sant’Antonio Abate; perché vediamo che le cose si mettono male.

Le cose si mettono sempre male quando pensiamo che Dio possa essere un aspetto esterno, esteriore, epidermico nella nostra esistenza. Dio è al centro della tua vita o è un soprammobile? Dio che posto ha nella tua esistenza? Nel racconto delle nozze di Cana, ci viene detto attraverso questa mancanza, perché se non mancano le cose, noi non sappiamo apprezzarle, perché forse cominciamo a valutarle all’atto in cui non ci sono più: succede con le persone, succede nelle relazioni, nelle amicizie, a volte succede anche con gli oggetti.

“Non hanno vino”, dice la Madre di Gesù, allarmando il cuore del Figlio che non è ancora pronto. A volte le madri hanno il potere di lanciare i figli verso ciò che ancora li impaurisce, e forse Gesù era anche impaurito, come aveva motivo d’essere, per ciò che lo attendeva. “Non hanno più vino” è ciò che ci tiene insieme questa mattina: siamo venuti per una mancanza, siamo venuti perché le riserve sono al minimo, siamo venuti perché le nostre vite sono in pericolo. Siamo venuti ad attingere vino nuovo, vino buono, vino robusto, vino generoso, dalle piaghe del Redentore: ne scorre sempre abbondante ogni Domenica e noi ci ubriachiamo in ogni Eucaristia. “Sangue di Cristo, inebriatemi” abbiamo imparato da bambini in una preghiera che spero non abbiate dimenticato. “Anima di Gesù, santificatemi. Corpo di Gesù, salvatemi. Sangue di Gesù, inebriatemi”. Di certo vino è bene ubriacarsi: guai agli astemi! Guai a quelli che non bevono! Guai a quelli che non sanno sperimentare la gioia di essere al mondo, ed è proprio quella gioia che a volte ci viene meno! Pensate ai vostri figli, ai nostri adolescenti che magari si suicidano, o guidano il motorino in maniera spericolata … Non hanno il senso della preziosità della vita, della bellezza del vivere, della bellezza, come sperimenteremo tra qualche ora, di sederci intorno alla mensa dicendo: “Questa è la mia famiglia, questi sono i miei figli, queste sono le persone importanti della mia vita!”.

Vorrei che sperimentaste questa gioia, che è la gioia della convivialità, in cui abbiamo bisogno che ci sia anche Gesù. Sant’Antonio Abate viene a ricordarci questo oggi. Hai preso con te Gesù? Hai invitato Gesù nella tua vita, nella tua coppia, nella tua famiglia, nella tua giovinezza, nel tuo sogno d’amore, nella tua realizzazione professionale? Dov’è Gesù? Lo hai inserito nell’elenco degli invitati o Gli hai mandato una semplice partecipazione, come facciamo per i matrimoni? E tante persone, purtroppo, anche credenti o che si ritengono tali, mandano a Gesù solo la semplice partecipazione. Quando ricevete un invito a nozze, immediatamente andate a vedere se c’è anche il tagliandino supplementare che dice dove si svolge il pranzo, non perché abbiate particolare fame (un tempo i pranzi di nozze erano gli unici giorni in cui si mangiava bene), ma per capire se quella persona vi vuole o no. Quanto mi vuol bene? Quanto mi ritiene importante nella sua vita, tanto da invitarmi non solo alle nozze in una maniera anonima, ma mandandomi anche il tagliandino con l’indirizzo del ristorante? E qual è la differenza nei confronti di Gesù? Un Gesù ai margini o un Gesù al centro. Se Gli hai mandato anche il tagliandino, se Lo vuoi accanto a te, se Lo vuoi nella tua stanza da letto, se Lo vuoi al tuo viaggio di nozze, se Lo vuoi nella realizzazione della tua vita, allora tu hai capito bene dove sta la sapienza. Non possiamo venire a prendere un po’ di acqua benedetta e poi Gli diciamo: “Mi raccomando, Gesù, manteniamo le distanze di sicurezza!”.

Sant’Antonio Abate lo ha capito fin dalla sua giovinezza e lo ha realizzato, al punto che è diventato il padre di una nuova forma di vita cristiana – il Monachesimo – e in una maniera più ampia, padre di tutta la vita consacrata della Chiesa, cioè ha capito, in tempi in cui Gesù poteva essere messo ai margini della vita, che o Lui è al centro o è come se non ci fosse. Ha venduto tutto, si è ritirato nel deserto, e ha cominciato una vita austera aprendo – senza saperlo – un varco a milioni di persone che, dopo di Lui, in ogni angolo della terra, hanno cominciato a vivere quello stile di vita che – attenti – non è per tutti, ma è davanti a tutti. Cosa significa che “non è per tutti, ma è davanti a tutti”? Significa che la vita consacrata non dobbiamo offrirla a tutti, tant’è che molti di voi sono sposati con figli (speriamo fedeli alle mogli e ai mariti), ma è davanti a tutti nel senso che la vita consacrata è un vangelo, un quaderno aperto, perché tutti possano leggerlo. E cosa dobbiamo leggere in questo quaderno, in questo libro aperto? Dio sopra tutte le cose.

Purtroppo, carissimi, il povero Sant’Antonio Abate è diventato il protettore degli animali … Ma non ha niente a che vedere, non c’entra niente! È un modo, da parte nostra, di “addomesticare i Santi” a nostro uso e consumo. Non vi dico come sono entrati gli animali nella devozione a Sant’Antonio, ma attenti a non trasformare i Santi addomesticandoli! Adesso, a Teano, Sant’Antonio da Padova e Sant’Antonio Abate sono in due emisferi diversi, e se potessimo fare una hit parade dei Santi, non dovremmo tenere presente la votazione della gente. Se vi chiedessi chi preferite tra Sant’Antonio Abate o Sant’Antonio da Padova, tutti rispondereste: Sant’Antonio da Padova! Infatti quando c’è tanta gente, a Teano si dice (i proverbi e le frasi indicano il sentire) che “sembra la festa di Sant’Antonio!”. Invece l’Abate, cioè il Padre, tanti secoli prima di Sant’Antonio da Padova – figlio di San Francesco che, a sua volta, si è riferito alla scelta radicale del IV secolo di Antonio Abate – risplende come una stella fissa, come una stella di prima grandezza, a dirci quello che già vi ho detto: Dio innanzi tutto. Poi le altre cose.

Questa è la testimonianza della vita consacrata, che – ripeto – non è per tutti, ma è davanti a tutti.

Se Gesù non c’è nella mia vita, noi andiamo verso la morte, verso il buio. Se c’è Gesù, anche le mancanze – mi riferisco anche a quelle morali – diventano luogo di miracoli e di abbondanza, ma senza di Lui tutte le feste finiscono, e finiscono presto!

Lo diceva anche l’autore de “Il sabato del villaggio” (passato per un grande pessimista, in realtà era realista), per cui l’attesa è più importante della festa, il sabato è più importante della Domenica:

 

Godi, fanciullo mio; stato soave,

stagion lieta è cotesta.

Altro dirti non vo’; ma la tua festa

ch’anco tardi a venir non ti sia grave.

 

A dire: goditi la vigilia, perché la festa finisce!

Ognuno di noi, carissimi, ha sperimentato la tristezza di una festa che finisce: tanto lavoro per preparare questo Matrimonio, per preparare questo banchetto, per preparare questo compleanno o questa festa di diciott’anni, e poi, ad un certo punto, è già finita …

Se c’è Gesù, la festa non finisce! Se c’è Gesù, passiamo di festa in festa! Ma se Lui non c’è, passiamo di morte in morte, di lutto in lutto, di tragedia in tragedia.

Questo è il messaggio che, sottovoce, senza proclami, Sant’Antonio affida a noi questa mattina.

Grazie per essere venuti, grazie per aver solennizzato questo Santo, ridotto a protettore dei maialini …

Grazie perché forse stamattina tornate a casa con un’idea un po’ ridimensionata di quest’uomo grande, di quest’uomo rivoluzionario per i suoi tempi, che erano tempi difficili, perché (ma questo ve l’ho già spiegato qualche anno fa) lo Stato – che allora era l’Impero – e la Chiesa cominciavano ad andare a braccetto, e quando ciò accade, è sempre cattivo tempo.

Fu per questo che Antonio andò nel deserto perché, finite le persecuzioni, la vita cristiana rischiava di essere banalizzata perché troppo facile. Ma la vita cristiana non è facile: è difficile! E, nonostante sia difficile, vi auguro di riscoprirla così. Auguri!

***

Il testo, tratto direttamente dalla registrazione, non è stato rivisto dall’autore.

 

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