Con la confusione dell’amore

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Teano, 25 marzo 2016

VENERDI’ SANTO – Passione del Signore

Liturgia presieduta da S. E. Mons. Arturo Aiello

Chiesa Cattedrale

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Abbiamo iniziato questa celebrazione in penombra con l’altare senza tovaglie, nudo, come il Cristo sulla croce. L’altare è il centro del luogo liturgico, è il Cristo.

Avete visto che il gesto della prostrazione – utilizzato nelle ordinazioni – è stato il primo posto all’inizio di questa celebrazione: la Chiesa si pone così davanti a questo evento, che questa sera siamo chiamati a guardare e a celebrare con confusione. Non la confusione del caos, ma la confusione dell’amore: chi si trova davanti ad uno spettacolo meraviglioso, oltre ogni attesa, è confuso e non trova parole. La Chiesa è prostrata davanti alla Croce da duemila anni.

Ahi, quanto ti costò l’avermi amato … Ma non è “Tu scendi dalle stelle”? Certo, ma è lo stesso mistero. Se Sant’Alfonso fa dire queste parole al fedele che guarda Gesù nella capanna di Betlem, vale ancora di più davanti alla Croce, che è la massima epifania, la massima manifestazione, l’evidenza dell’amore di Dio per noi.

Se la penombra, la Croce e poi, alla conclusione, la processione con l’immagine del Cristo morto e della Madonna Addolorata, imprimono a questo giorno una certa mestizia, dovrebbe sgorgare dal nostro cuore un canto di gioia, perché questo è il giorno della Redenzione, è il giorno dello sposalizio! È giunto – dice l’Apocalisse in un inno – il giorno delle nozze dell’Agnello, la Sua Sposa è pronta. La Sua Sposa siamo noi, è la Chiesa raccolta ai piedi della Croce in Maria, nelle altre donne, in Giovanni, che riceve il testamento d’amore del suo Signore.

Tu sei stato amato, tu sei stato amato a caro prezzo, e non da un uomo qualsiasi, non da un principe regale, ma da Dio stesso: Dio ha pagato la tua salvezza con il Suo Sangue, Dio in Gesù ci ha abbracciati tutti aprendo le Sue braccia che circondano la Sposa nel gesto dell’amore, e la feconda, e la rende madre. “Ecco tua Madre”, dice Gesù a Giovanni. È certamente un gesto di delicatezza nei confronti di coloro che restano, perché ogni morte è tragica per chi parte ma anche per chi resta. Ma al di là di questo primo significato, “ecco tua Madre” è dire a Giovanni: “adesso ti occupi della Chiesa”, perché tutto quello che Gesù ha fatto, ha detto, ha operato, tutta la salvezza che Gesù ci ha ottenuto con la Sua Morte e Resurrezione, è depositata nei forzieri della Chiesa.

Questa cosa dovete capirla in una omelia ovviamente breve, perché questa celebrazione è ricca di segni che già parlano da soli: Gesù adesso è nella Chiesa. Il Vangelo di Giovanni, nel racconto della Passione che abbiamo ascoltato, dice che Gesù emise, consegnò lo Spirito, ed è lo Spirito Santo dato sulla Chiesa nascente: Maria, Giovanni, le altre donne sono lo “zoccolo duro” degli amici, degli amanti che restano sotto la Croce anche dinanzi al fallimento. Adesso dalla Croce il sangue scorre abbondante e salvatore sulle persone che fanno parte della Chiesa, e la Chiesa amministra questa grazia, la elargisce nei Sacramenti, nella Liturgia. Dobbiamo amare la Chiesa e prenderla con noi, come dice l’Evangelista: “E da quel giorno la prese nella sua casa”. La Chiesa è cosa tua, ti appartiene, tu appartieni ad essa, ma anche la Chiesa è nelle tue mani: amala, come Giovanni amò Maria e la custodì nei giorni della Passione, Morte e Risurrezione, e anche dopo. La tradizione vuole che Giovanni sia stato ad Efeso insieme con Maria, e quindi abbia fatto il custode, abbia mantenuto questo impegno.

Ahi, quanto ti costò l’avermi amato … l’averci amato!

Ti ringraziamo, Signore, perché oggi ci riempi il cuore di gioia, e qualsiasi siano i nostri peccati, le nostre colpe, i nostri limiti, il Tuo Sangue lava ogni cosa.

L’“Adoro Te devote”, un’antica sequenza della Chiesa che i più anziani forse ricorderanno ancora, dice che “una sola stilla salva il mondo intero”. Immaginarsi questo mare, questo oceano di sangue nel quale noi siamo immersi, come il bambino nel liquido amniotico! Noi siamo stati in gestazione sulla Croce, e il centurione viene come “ostetrico” ad aprire il Corpo del Signore, perché ne sgorghi la sorgente della salvezza. Canteremo domani sera nella Veglia: “Attingeremo con gioia alle sorgenti della salvezza” … Ecco, entra, bevi, succhia – dicevano i Santi – dal Costato di Cristo quest’acqua e sangue, simbolo dei Sacramenti della Chiesa, simbolo della grazia, e non temere: va’ avanti con fiducia, non avere paura, perché Colui che ti ha amato ha pagato per te un prezzo altissimo.

Tu sei già salvo, noi siamo già santi.

 

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Il testo, tratto direttamente dalla registrazione, non è stato rivisto dall’autore.

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