Il tempio è il tempo

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Vairano Patenora, 15 luglio 2016

Celebrazione Eucaristica presieduta da S. E. Mons. Arturo Aiello

a conclusione dei lavori di ristrutturazione della Chiesa di San Bartolomeo

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Saluto iniziale

Nella riapertura della chiesa di San Bartolomeo, chiediamo di fare esperienza della Santità di Dio, della Sua trascendenza, della Sua bellezza di cui le nostre chiese sono sacramento. Ci disponiamo, trepidanti, ad entrare in questa celebrazione, chiedendo umilmente perdono dei nostri peccati, perché siano purificati i nostri cuori.

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Omelia

Carissimi,

si riaprono le porte della vostra chiesa parrocchiale rinnovata, dedicata a San Bartolomeo e, con essa e in essa, intravediamo le radici dell’Anno Giubilare della Misericordia nel cuore di Dio dove troviamo accoglienza, ascolto, consolazione, futuro. In questi mesi di “astinenza”, spero abbiate sofferto di non essere stati qui, di non aver potuto celebrare il Triduo Pasquale qui, la festa di Santa Lucia, di Sant’Antonio e altri momenti dove l’ampiezza della vostra chiesa avrebbe dato la possibilità di una celebrazione più distesa e più solenne. Spero che parallelamente al lavoro sulle impalcature di questi mesi e alle preoccupazioni del vostro Parroco, che guardavo a mensa, ogni giorno sempre più rabbuiato, ci siano state anche le vostre preghiere, il vostro desiderio di rientrare, il vostro desiderio di santità di cui le chiese devono metterci nel cuore una gran voglia: voglia di santità, voglia d’essere intorno all’altare, voglia d’essere degni – ma siamo sempre indegni – di partecipare ai Santi Misteri, voglia e desiderio di sentire su di noi lo sguardo del Signore, così come lo ha avvertito il re Ezechia.

Vorrei fermarmi con voi sulla Prima Lettura di oggi, che ci trasmette bene i sentimenti che debbono albergare nel nostro cuore.

Innanzi tutto c’è un uomo a cui è data una sentenza di morte, come purtroppo avviene spesso anche nelle nostre case: si fanno le analisi e, da un semplice raffreddore, si richiede un esame più approfondito e poi si scopre d’essere affetti da un male grave. È questa la situazione. Non c’erano altre possibilità di verifica che noi oggi utilizziamo, ma è come se attraverso la parola del profeta fosse stato detto al re: in pochi giorni regola le tue cose. Direi che è sempre utile pensarlo, lo pensa il Vescovo per sé, lo pensano i sacerdoti, spero anche voi: mettersi in uno stato di verifica dove sappiamo d’avere poco tempo. Anche se abbiamo 100 anni – mi riferisco a voi, non a me – il tempo è sempre breve. Quindi è come avere un avviso di garanzia, cioè stanno indagando su di te, metti a posto le tue cose, rendi conto della tua vita. La reazione di re Ezechia – sempre uomo come noi – è intrisa di tristezza; dice il testo che volge il capo verso la parete, non vuole più parlare con nessuno, ma vuole essere ricevuto da Dio e davanti a Lui effonde il suo cuore, manifesta i suoi sentimenti, ricordando a Dio quello che egli ha fatto, il suo camminare nella rettitudine … E piange.

Le chiese, carissimi, sono un grande lacrimatoio; veniamo in chiesa quasi sempre per piangere (lacrime esterne, ma soprattutto lacrime del cuore), e quando mancassero altri motivi, ne abbiamo a causa dei nostri peccati. Si riapre la chiesa di San Bartolomeo perché possiate tornare a piangere qui. Dio vede le lacrime e ne ha pietà, Dio si commuove della nostra commozione.

Ecco, quindi, una buona notizia per il re Ezechia, che non viene dalla PET o dalla TAC, ma viene da Dio che allunga di 15 anni la sua vita (ho inarcato le sopracciglia quando l’ho riascoltato – ma è una mia malattia! – perché mi son detto: ma sarà proprio una buona notizia? Non è una battuta …!).

Hai altri 15 anni per rifarti, per fare quello che non sei riuscito a portare a compimento. Quando viene un avviso di morte, pensiamo sempre a tante cose che non abbiamo avuto tempo di fare, ai progetti che avremmo dovuto portare a compimento. L’autore dell’Imitazione di Cristo dice di fare subito il bene. Perché non lo fai adesso? Perché non lo fai subito? Perché aspetti che il tempo sia finito per avere il tempo per il bene?

Il re è contento, ma anche dubita, perché alle cattive notizie crediamo sempre, alle buone facciamo fatica. Se ci dicono che due treni si sono scontrati, ci crediamo subito; se ci dicono che un treno è arrivato puntuale, nessuno ci crede. Dio viene incontro a questo dubbio, perché dà al re Ezechia un segno: l’indietreggiare delle “lancette” (non so a quanto tempo corrisponda il risalire di alcuni gradi dell’ombra della meridiana). Come accadde per Giosuè che doveva completare la battaglia, l’ombra della meridiana torna indietro. È un segno che riguarda la vita, perché quello che avviene sulla meridiana (l’orologio d’allora), in realtà avverrà sull’orologio della vita del re Ezechia, cioè ha un bonus di 15 anni: capelli di nuovo neri …, rughe che si spalmano come sotto le mani dell’estetista …, espressione di salute giovanile che torna sul volto del re.

Carissimi, la nostra più grande ricchezza è il tempo. Non ne esiste una più grande! Si può avere anche un milione di euro, ma se è finito il tuo tempo, un milione di euro non ti serve neanche ad acquistare un attimo in più. La vera ricchezza è il tempo! Il fatto che siamo qui, che stiamo partecipando alla riapertura di questa chiesa, che abbiamo ancora un’ora, un giorno, una settimana, un attimo per dire una preghiera, per dire “ti voglio bene” ad una persona cara, fa capire che il tempio è il tempo.

Il tempio è il tempo, un po’ perché il tempo si condensa nelle mura del tempio. Adesso la vostra chiesa ristrutturata, ripitturata, riabbellita, porta i segni di un altro tempo. Stasera inizia un altro tempo per questa chiesa, per la comunità che la abita. E noi questo tempo lo dobbiamo raccogliere come un luogo – è strano parlare del tempo nei termini dello spazio – un luogo da arredare. Stai arredando la tua vita? È bella la tua casa? È bella la casa della tua vita? È bella la vita della tua casa? Non voglio sottoporvi a riflessioni ardue, ma questo ci porta a considerare come l’aspetto della bellezza nelle nostre chiese non è un estetismo, ma è collegato alla vita, perché l’estetica è un’espressione dell’etica. E l’etica è una dimensione dell’estetica (espressione sibillina). Qualcuno di voi probabilmente avrà da ridire sulle dorature … Pensate che Don Gianluigi e gli architetti avessero solo il pallino di abbellire? Per quanto la cosa possa essere di rilievo è molto parziale … Se noi mettessimo per le nostre chiese i soldini che impieghiamo per arredare le nostre case, avremmo tutti delle cattedrali, delle basiliche!

La ricerca della bellezza è anche un desiderio interiore, perché dice: se io sto facendo una preghiera in questa chiesa così bella, non può essere brutta la mia vita! È come – facendo un esempio riferito alle vostre case – avere una casa meravigliosa con l’arredamento all’ultimo grido, ma non vi volete bene: è una contraddizione, perché quella casa è un meraviglioso carcere! Sarebbe preferibile una capanna con l’amore, anziché una reggia con l’oro. Se la casa bella chiede che la coppia sia bella, che i figli siano belli, che la famiglia si voglia bene, una chiesa rinnovata è una comunità rinnovata. Ma questa è una sfida, non è oggi, è da oggi in poi, cioè la comunità parrocchiale di Vairano Patenora dovrà, pregando in questa chiesa, sentire ancora di più l’esigenza di una bellezza etica, altrimenti l’estetica diventa estetismo, e tutti gli “ismi”, come sapete, sono negativi. Questi anni siano anni di lode, siano anni di carità, siano anni di servizio, siano anni di preghiera. Il tempo trascorso in questa chiesa salendo la strada – è bella anche la strada in salita che porta alla chiesa, anche se gli anziani avranno un po’ di problemi – potrà rendere la vostra vita più bella perché più buona. Nel greco che utilizzano gli autori del Nuovo Testamento, kalós, tradotto in italiano, significa due cose diverse: bello e buono. Il buon Pastore, non è solo buono, ma è anche un pastore bello. Allora l’aspetto di bellezza delle vostra chiesa è anche bontà. Anche la bellezza di una persona è bellezza etica, cioè di comportamento. Questo auguro al vostro Parroco, Don Gianluigi, che tanto si è adoperato per questa realizzazione, e questo auguro a voi. Il vostro ex-parroco, Don Pasqualino, che è fuori per una settimana di riposo, mi ha incaricato  di fare gli auguri al suo successore e a voi.

Auguro a voi che la bellezza della vostra chiesa corrisponda alla bellezza della vostra comunità, che la bellezza e la luminosità della vostra chiesa corrispondano alla bellezza e alla luminosità delle vostre vite. Allora questi 15 anni e più, che sono dati a Ezechia – ma per noi fosse anche un solo giorno! – ben vengano per cambiare direzione e rendere bello ciò che è brutto, buono ciò che è cattivo.

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Il testo, tratto direttamente dalla registrazione, non è stato rivisto dall’autore.

 

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