Vuoi fare un ottimo affare?

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Teano, 2 agosto 2016

Celebrazione Eucaristica presieduta da S. E. Mons. Arturo Aiello

Santuario di Sant’Antonio

 

Omelia

 

Carissimi,

l’ordine delle grandezze non dipende dalla quantificazione umana: Dio ha occhi su ciò che è piccolo e lo rende grande.

Quando il Profeta andò a casa di Iesse, cercando un successore per il re Saul, lo cercava muscoloso, atletico, palestrato, bello, ma Dio gli disse: “L’uomo guarda l’apparenza, il Signore guarda il cuore”. La contrapposizione tra il modo di giudicare umano e il modo di vedere di Dio è una chiave per l’interpretazione di tutta la Bibbia.

Abbiamo appena ascoltato nella dolce festa di Santa Maria degli Angeli, della Porziuncola, il brano dell’Annunciazione, e ci chiediamo se a quel tempo, in Palestina, ma anche nel mondo intero, ci fossero donne più belle, più grandi, più prestanti, più intelligenti, più dotate secondo i canoni umani, e anche donne che vivevano in luoghi ben più solenni di una piccola casa (forse nemmeno degna di questo nome) che è la casa di Maria, la grotta di Maria a Nazareth. Ma Dio sceglie ciò che è piccolo per renderlo grande. Così, nel grembo di Maria, e non nel grembo delle altre donne – bellissime, prestanti, intelligentissime, regali, incoronate – Dio si incunea e si incarna. Questo è un criterio, è una chiave di interpretazione, è un paradigma, che adesso guardiamo anche nella vita di Francesco.

Più volte, nelle Fonti, viene detto che Francesco è piccolo di statura. “Com’è che tutti ti vengono dietro?”, dice frate Leone. “Non ha apparenza, né bellezza”, potremmo dire con le parole del Profeta rivolte da lontano al Signore piagato, ma Dio sceglie questi strumenti, e Francesco è lo strumento eletto per riportare la Chiesa, in un momento di decadenza, alla Sua santità e al Suo splendore.

Nella vita di Francesco sorge l’albero del perdono, all’ombra del quale noi siamo venuti a prendere frescura nella calura d’agosto, perché mentre Francesco pregava – non in una cattedrale, non in una basilica, non in una grande chiesa, ma in una piccola cappella, così piccola da essere indicata “porziuncola”, cioè “piccola porzione”, una cosa insignificante – quella cappellina che predilige come luogo per la sua orazione, ecco che entra una luce … Questo fatto che ci tiene riuniti stasera è accaduto 800 anni fa e questa piccola chiesa risplende più delle basiliche romane già costruite. Francesco vede Gesù, Sua Madre e gli angeli, e si prostra perché egli non è degno di essere visitato da persone così alte e così luminose. E, come nel sogno di Salomone, si sente dire: “Cosa vuoi, cosa chiedi?”. Anche a noi, che siamo qui questa sera, Gesù dice: “Perché sei venuto? Cosa chiedi?”. Noi possiamo chiedere ninnoli, possiamo chiedere cosucce, possiamo chiedere piccoli piaceri … possiamo chiedere cose grandi. Salomone, nel sogno di Gàbaon, chiese la sapienza del cuore. Francesco, nell’entusiasmo di abbracciare la Chiesa, e la Chiesa di tutti i tempi, quella sera ebbe l’ardire di chiedere: “Voglio che tutti quelli che visiteranno questa chiesa, nel giorno della festa della Madre degli Angeli, ricevano il perdono di tutti i peccati”. Voi non ci avreste pensato, io non ci avrei pensato; avremmo pensato a un nostro problema, a un nostro malanno, alla risoluzione di qualcosa che ci stava a cuore, non oltre il ristretto cerchio della nostra famiglia, ma Francesco aveva un cuore grande, e i cuori grandi hanno grandi desideri e grandi sogni, e non pensò per sé: pensò per gli altri, pensò per tutti, pensò per quelli che avrebbero visitato nei secoli successivi quella piccola porzione diventata centro del mondo, oggi centro del perdono.

La visione si concluse con: “Ma hai bisogno dell’approvazione del Papa”, perché – è una chiosa che appena accenno – tutto quello che avviene senza e fuori della Chiesa è dubbio.

Noi abbiamo bisogno dell’approvazione del Papa. Qui il Papa non sta come persona, sta per quello che rappresenta, cioè colui che custodisce la fede e conferma i suoi fratelli, come dice Gesù a Simon Pietro. In quei giorni il Papa Onorio III era poco distante da Assisi, era a Perugia, e Francesco vi si reca a piedi, come era solito fare. Come per San Paolo, ci chiediamo quanta forza abbia avuto Francesco per fare tanti chilometri a piedi! Chiede al Papa questo dono; gliel’ha promesso il Signore, ma lo autentica la Chiesa. Noi possiamo avere anche delle visioni false, per questo abbiamo bisogno dell’autenticazione della Chiesa! Il Papa Onorio, che già conosceva Francesco e la sua santità, non riesce a dire di no, e chiede: “Per quanto tempo?”. Le indulgenze, allora come nella nostra infanzia, si quantizzavano per giorni: 300 giorni di indulgenza, 100 giorni … Ma Francesco rispose: “Per tutte le anime”, entrando in un altro ordine di misura, che non è temporale, ma è per estensione di umanità. Appena Francesco ebbe il consenso, stava scappando, quando il Papa lo ferma: “Ma dove vai? C’è bisogno del documento!”. E il santo si volta e dice che lui non ne ha bisogno, perché il suo documento è Maria, perché il suo notaio è Gesù, perché i testimoni sono gli angeli … Così pensano i Santi. Da quella sera, da quella visione, la Porziuncola – poi estesa a tutti i luoghi francescani, a tutti i luoghi di preghiera – diventa fontana di perdono per l’ardire, per il desiderio del grande cuore di un piccolo uomo.

Noi tante volte siamo soltanto – e questo forse riguarda me stesso – grandi uomini che hanno piccoli cuori. Allora diciamo grazie a Francesco per il suo ardire: non puoi progettare una piccola cosa, devi progettare in grande, devi sognare in grande. I nostri giovani invecchiano anzitempo perché non riescono più a sognare in grande, almeno la maggior parte di essi. Sono già vecchi a diciotto anni perché hanno piccoli desideri. Invece bisogna allargare il cuore alle intenzioni del mondo, essere attenti ai bisogni della storia, ai bisogni degli uomini, anche i più lontani.

Carissimi, c’è un bisogno sul quale oggi facciamo poca attenzione: la salvezza dell’anima. Robertino, seminarista del quinto anno, è appena tornato dal mese ignaziano, che per i non addetti ai lavori significa un mese intero di silenzio e di esercizi, secondo l’intenzione di Sant’Ignazio di Loyola. Da me interrogato a pranzo (sudava più che per il caldo e più che per gli esami a cui sono sottoposti nei due semestri), gli ho chiesto: “Ma nel principio e fondamento di Sant’Ignazio, che cosa è più importante?”. Sant’Ignazio dice: “L’uomo è creato per lodare, riverire e servire Dio, e salvare la sua anima in questo mondo”. Quest’ultima cosa oggi è fuori dell’ottica di tutti, o del 99,9% delle persone.

Tutti pensano a diventare famosi, acquisire titoli, ricchezze, essere importanti, partecipare, trovare cento pokémon … Ma nessuno pensa: mi salverò? ti salverai? mi sto salvando?

Francesco ha pensato a questo, perché più della felicità, più della ricchezza, più della realizzazione, più della salute, è importante salvarsi l’anima! Non siamo qui per vivere qui e sempre, tant’è che a un certo punto saremo strappati via. Allora questo è un tempo di prova, è un tempo di mercato, nel senso alto del termine, cioè un tempo dove devi fare un ottimo affare, e l’affare più grande è salvarti. Ancora più, poi, se riesci anche a salvare altri!, perché se salvi almeno un altro, certamente salvi te stesso, e se ne salvi due, dieci, cento … beato te! Questa è la grande impresa, questo è il grande commercio! Questa è la storia di un grande venditore, per utilizzare un titolo di un libro di Og Mandino, che spero abbiate letto: “Il più grande venditore del mondo”. Benché lontani da lui secoli e secoli, Francesco pensava a noi, uomini e donne del 2000, presi da tante cose e che non avremmo pensato alla cosa più importante: salvare l’anima, salvarci. Che cosa dice Gesù? “A che serve guadagnare il mondo intero, se poi uno perde se stesso?”.

Siamo qui dunque per salvarci, anche stasera, per salvarci attraverso il gioco d’azzardo di Francesco, in preghiera alla Porziuncola, che riceve da Gesù questo dono, che lo fa timbrare dal Papa Onorio, entra e torna contento, giulivo, nella sua piccola porzione, gridando: “Vi porterò tutti in Paradiso!”. Il dono più grande che poteva farci …

Il titolo della marcia francescana di quest’anno era: “La porta del cielo” (anche in Campania se n’è svolta una, diretta alla Porziuncola, ed è passata anche per la nostra Diocesi). Tu puoi avere le chiavi di tante porte, però se non hai la chiave della porta del cielo, povero te! Le altre chiavi puoi buttarle.

La porta della Porziuncola è il cuore di Francesco, è il cuore della Chiesa, è porta del cielo.

Varca questa soglia, varca la soglia della misericordia, per entrare anche tu a fare questo affare per cui il mercante, bravo figlio di mercanti (buon sangue non mente), un giorno ha mercanteggiato per noi e ci ha ottenuto il Paradiso.

Voglio portarvi tutti in Paradiso!

 

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Il testo, tratto direttamente dalla registrazione, non è stato rivisto dall’autore.

 

 

 

 

 

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