Sognate in grande!

giubileo-giovani

Teano, 2 settembre 2016

Celebrazione Eucaristica presieduta da S. E. Mons. Arturo Aiello

per il Giubileo dei Giovani della Diocesi di Teano-Calvi

Chiesa Cattedrale

 

Saluto iniziale

 

La nostra Chiesa accoglie il suo volto giovane, il suo futuro, la sua speranza, in questo Giubileo fatto apposta per voi. Siete arrivati dopo un cammino, perché la vita è difficile, ed è così difficile capirlo! Lo impariamo camminando, faticando, rinunciando a piaceri immediati, rimandando cose allettanti, per un ideale alto. Gesù è la nostra vita, Gesù è il nostro amore, lo abbiamo cantato e adesso lo celebriamo, lo viviamo in questa celebrazione. Abbiamo varcato la soglia della Misericordia, la Porta della Misericordia: ancora una volta chiediamo perdono dei nostri peccati per poter celebrare più degnamente i Santi Misteri.

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Omelia

 

Non ci crederete, ma cercherò di fare una predica breve, anche perché arrivate stanchi. Per noi è importante semplicemente che ci siate e che abbiate risposto all’invito un po’ folle di arrivare a piedi da cinque punti della Diocesi, verso il cuore della Diocesi, che è la Chiesa Cattedrale.

Molti di voi non hanno riconosciuto – e non è colpa vostra – il riferimento fatto, in una delle due richieste, alle porte della Cattedrale: si parlava di una certa Tranquillina, che a voi non dice niente perché nessuno vi ha mai spiegato la storia di San Paride, fondatore (o rifondatore) della nostra Chiesa. Il corpo di San Paride è nel cappellone alla vostra sinistra. Ebbene, quando Paride approda a Teano per la prima volta, trova una consuetudine: c’è un mostro, un drago, a cui ogni anno bisogna sacrificare una ragazza. Allora si faceva così, era un prezzo da pagare, un “pizzo”, tanto per intenderci … Chi fosse questo drago non lo sappiamo: un signore che voleva ogni anno una ragazza nuova, pimpante e scattante?, il signorotto che teneva sotto il giogo l’intera città? Non sappiamo cosa si nasconda dietro questa storia – se è un simbolo o se è realtà – l’importante è capire che Paride, prima di salvare la città, salva una ragazza, destinata ad essere distrutta, immolata nelle fauci del drago. D’altra parte, nell’antichità, troviamo spesso dei sacrifici umani (anche nella Bibbia).

Mi chiedo, cari giovani, se anche voi non siate destinati a qualche drago … Non voi, magari, ma i vostri amici, i vostri compagni di classe o di università, quelli che si spinellano (magari lo fate anche voi), quelli che si ubriacano puntualmente (anche l’alcool è un drago, che divora le energie migliori della vostra vita), quelli che si danno all’ozio, quelli che cadono nella depressione, quelli che pensano di diventare importanti correndo a strapazzo su un motorino, e finiscono con lo schiantarsi … Le nostre parrocchie sono un camposanto, da questo punto di vista. Quindi quella storia si ripropone anche oggi, e siamo qui per dire no al drago, qualunque volto abbia, perché la gioventù è stata sempre oggetto di certe attenzioni, e lo è anche oggi. Il modo con cui vestite, a voi sembra una scelta libera, in realtà è deciso altrove, dove c’è un drago che guadagna su di voi, sulle vostre magliette griffate, su quello che indossate, su come vi tagliate i capelli … C’è sempre qualcuno che decide per noi, e la nostra libertà va sempre più assottigliandosi.

 

Allora ho pensato di consegnarvi alcune indicazioni.

 

1) Non abbiate paura d’essere umani.

 

Non abbiate paura dell’umanità. Questo vale per gli uomini e per le donne … e per gli “unisex” (che adesso vanno di moda).

Cosa significa “non abbiate paura dell’umano”? Significa che oggi c’è in giro l’idea di un superuomo, per cui ci vuole un fisico bestiale (come si cantava un po’ di anni fa, quando voi non eravate ancora nati), per partecipare a certe cene, per essere atletici …

Cosa significa “non abbiate paura d’essere umani”? Non abbiate timore dell’umanità, che è sempre fragile. L’Anno della Misericordia in fondo è riconoscere la propria fragilità e non negarla, non relegarla nell’inconscio, non cancellarla come se non ci fosse, perché l’uomo è sempre fragile. Quindi non abbiate paura della fragilità, perché la fragilità – stranamente – può diventare il vostro punto di forza. Lo dice anche San Paolo: “Quando sono debole, è allora che sono forte”, perché quando uno pensa d’essere forte, fa un sacco di guai; invece, quelli fra noi che si ritengono deboli, dunque umani, riescono a fare tanto bene.

 

2) Non abbiate paura della vergogna.

 

Perché vi dico di non aver paura della vergogna? Perché voi non vi vergognate più, ed è una grande tragedia! Cosa significa non vergognarsi? Significa che io utilizzo le parolacce, scrivo delle cose terribili su Facebook, ma non mi viene manco un briciolo di rossore! Una volta le ragazze arrossivano sempre (quelli della mia età lo ricorderanno), e non solo loro, anche i ragazzi.

Allora non abbiate paura d’arrossire. Chi fra voi ancora arrossisce è salvo, perché arrossire significa capire che certe cose, forse, non vanno guardate. C’è un modo di arrossire che la natura ci ha insegnato, che sono le palpebre: utilizzatele, carissimi figli (permettete che io vi chiami così stasera, perché il Vescovo è un padre), utilizzate le palpebre non solo per dormire, ma anche per chiudere le serrande davanti a certe scene, davanti a certe parole di cui internet e tutti i mezzi della comunicazione sono pieni.

Beati voi, se ancora avete il velo del rossore, che non è il rossore che abbiamo adesso perché fa caldo, perché abbiamo fatto dei chilometri, perché siamo sudati … No, il rossore è il velo, l’imene della verginità che riguarda anche gli uomini, non solo le donne.

Non abbiate paura d’arrossire, perché se ancora arrossite, siete salvi, non avete sposato pienamente il linguaggio e il modo di vivere della vita facile che vi viene propinata, uccidendovi. Non aver paura del rossore significa tornate al velo della verginità, che è importante anche nel 2016, e lo sarà anche nel 2050.

 

3) Non abbiate paura d’essere cristiani.

 

Abbiamo cantato anche con gioia all’inizio di questa celebrazione “Jesus Christ You are my life”, ma i giovani, a volte, hanno paura di Gesù, perché pensano, erroneamente, che Gesù ci tolga qualcosa. Invece Gesù vi dà più di quello che la vostra giovinezza vi promette! Gesù non toglie l’umanità all’uomo, ma la esalta; Gesù non toglie la giovinezza ai giovani, ma la amplifica. Quindi apritevi a Lui, che è l’unica àncora di speranza in questo disorientamento generale, dove nessuno più arrossisce, dove si mantengono cinquecento relazioni contemporaneamente – alcune virtuali, alcune reali – in una grande confusione. Gesù può essere l’Amico della vostra vita, e questa sera vi ha convocati qui in Cattedrale per dirvi che Egli sostiene e alimenta la vostra giovinezza.

 

4) Non abbiate paura di sogni grandi.

 

Se c’è una cosa che stasera il Vescovo, insieme con i vostri parroci, vuole trasmettervi, è: non sognate in piccolo. Questo linguaggio voi non lo comprendete, ma io vengo dal mare, e quando i miei parrocchiani o anche i miei amici si iscrivevano al Nautico – che era (ed è ancora adesso) una scuola molto accorsata, perché poi attraverso quella scuola si diventa Comandanti o Macchinisti di grandi navi – c’era una differenza che adesso non c’è più: piccolo cabotaggio e grande cabotaggio. C’erano capitani di piccolo cabotaggio, e il cabotaggio è una misura di grandezza di una nave. Vedo che voi tutti amate essere di piccolo cabotaggio: una piccola nave, un piccolo sogno, una piccola storia … no! Bisogna che il “piccolo” divenga “grande”! Devi sognare in grande, devi fare grandi sogni! La nostra Chiesa ha bisogno di voi e dei grandi sogni. E Gesù esalta questi sogni e li porta compimento più di quanto voi non immaginiate!

 

Ecco, dunque, le semplici consegne che ho da farvi:

 

– non abbiate paura di essere umani, dunque deboli, e quindi bisognosi della misericordia;

– non abbiate paura di arrossire, anzi! Se qualcuno fra voi ancora arrossisce, fatevene un motivo di vanto, perché significa che siete ancora salvi;

– non abbiate paura di Gesù, perché non vi limita, ma vi lancia in alto, come faremo alla fine di questa celebrazione con un grande “salto”;

– non abbiate paura di fare sogni grandi, non vi accontentate! Mi riferisco a quelli fra voi che hanno scelto la facoltà che dà più possibilità di lavoro, dove si guadagna di più … e, magari, nessuno sta scegliendo una facoltà dove forse non c’è lavoro, ma si può far del bene, spendendo la propria vita per gli altri.

 

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Consegna dei palloncini luminosi

 

Avete ricevuto un braccialetto luminoso, potete metterlo al braccio.

Dice il testo del Deuteronomio: “Te lo legherai come un pendaglio al braccio”. È la Parola.

E, ora, se dovessi esprimere un desiderio, direi che ci vorrebbero dei palloncini … vediamo se da qualche parte ci arrivano!

Raccogliamo questo dono in silenzio.

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Vogliamo accendere questa notte così dura da passare (dice De Gregori), ma questa notte ha bisogno di luci. Ciascuno di noi ha ricevuto Gesù, ed è una vita illuminata. È il senso di questo dono che pian piano invade tutta l’assemblea.

Vogliamo animare questa notte di tante lampade: sono le nostre braccia luminose, ma anche i nostri sogni. Abbiate sogni grandi, vi ho detto nell’omelia. Adesso il sogno è simboleggiato dal palloncino luminoso, che dopo, dal piazzale della Cattedrale, faremo volare tutti insieme.

 

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Saluto finale

 

Prima di darvi la benedizione, dobbiamo dire grazie a tanti che hanno reso possibile questa giornata giubilare per i giovani: innanzi tutto l’Ufficio di Pastorale Giovanile della nostra Diocesi, poi tanti sacerdoti che hanno lavorato silenziosamente per diverso tempo, preparando questo incontro. Un ringraziamento anche alle istituzioni, alla Prefettura, alla Questura di Caserta, alla Finanza, ai vari sindaci che si sono resi disponibili, perché non accedesse nulla di male lungo il cammino. Abbiamo bisogno gli uni degli altri, abbiamo bisogno anche delle istituzioni. Ringrazio i sindaci presenti, ne ho visti almeno due o tre. Grazie, perché con la vostra preghiera dite che la Chiesa sul territorio è importante.

 

Ringraziamo Teresa Ricca, che si è resa disponibile per tutte queste luminosità. Facciamo un applauso anche ai ragazzi di Vairano Patenora che hanno animato da un punto di vista musicale questa nostra liturgia.

 

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Lancio dei palloncini da piazza Duomo

 

Questa è una notte di San Lorenzo al contrario, perché non stiamo a guardare le stelle cadenti, ma a innalzare verso l’alto i nostri cuori. Vorrei che ciascuno di voi esprimesse un sogno grande, oltre le proprie possibilità, oltre le mezze misure, oltre il piccolo cabotaggio. E, questo sogno, vogliamo innalzarlo e offrirlo a Gesù stasera, vedendo salire tante preghiere, le preghiere dei nostri giovani.

Pensate che, da questa sera, possono nascere delle cose grandi per tanti di voi (io spero per tutti voi). Quindi chiediamo a Gesù di allargare i nostri desideri; “desiderio” viene da stella (de sidera).

Adesso mandiamo verso le stelle i nostri desideri: non sono desideri che scendono ma che salgono, sono i sogni della nostra Chiesa giovane.

Diciamo insieme un Padre nostro, poi faremo il conto alla rovescia.

 

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Il testo, tratto direttamente dalla registrazione, non è stato rivisto dall’autore.

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