Ardere per sé, splendere per gli altri

fedelta

Teano, 20 ottobre 2016

Celebrazione Eucaristica presieduta da S. E. Mons. Arturo Aiello

per il Giubileo della Forania di Pietramelara

 

Saluto iniziale

 

Ringrazio don Luigi per averci contestualizzato nel cammino che avete fatto con le parrocchie della Forania di Pietramelara. Ringrazio i parroci che si sono fatti promotori e in qualche maniera vi hanno spinto e sospinto fin qui. Ringrazio voi.

Ci accostiamo alla mensa del Signore, quella del Pane e della Parola, chiedendo perdono un’altra volta dei nostri peccati, invocando la Sua misericordia su di noi.

 

Omelia

 

Vedo che invocate pietà con gli occhi. Dopo il pellegrinaggio, l’ingresso in Cattedrale e l’ora in cui avete celebrato il sacramento della Riconciliazione, vi aspettate giustamente che il Vescovo abbia pietà di voi e restringa il tempo dell’omelia. Spero d’accontentarvi.

Innanzi tutto diciamo grazie, perché in questo momento facciamo esperienza di Chiesa, e la Chiesa non la si sperimenta teoricamente, non sui libri, direi neppure nelle lezioni di catechismo, ma la si sperimenta, la si sente respirare e ci si educa al senso del suo mistero celebrando l’Eucaristia, e nei momenti come quello che stiamo vivendo.

Quindi facciamo scuola di Chiesa e scuola di comunione: ci sono i vostri parroci, ci siete voi a rappresentare le parrocchie che compongono la Forania di Pietramelara, c’è il Vescovo, ci sono i diaconi, c’è qualche religiosa … Ecco, questa è la Chiesa: siamo noi e noi intorno a Gesù. E poiché Gesù non Lo vediamo, abbiamo bisogno di raccoglierci intorno alla Sua Parola e intorno al pane e al vino che tra poco diremo essere il Suo Corpo e il Suo sangue.

In questa Eucaristia, le vostre parrocchie e le nostre persone sono rigenerate, come accade ogniqualvolta celebriamo i Santi Misteri nelle singole parrocchie. Il nostro raccoglierci insieme è per usufruire di una grazia supplementare legata al Giubileo della Misericordia, che ormai volge al termine, che il Papa ha voluto offrirci prendendo dalla “dispensa” della grazia di cui egli è in qualche maniera il “tesoriere”. È lui che apre e chiude, dice Gesù a Pietro, e il Pietro di oggi ci ha aperto non solo le porte della misericordia, ma anche i tesori della misericordia. Beninteso, li celebriamo continuamente quei tesori e vi attingiamo quotidianamente, ma abbiamo bisogno anche di occasioni straordinarie in cui ci venga offerta un’ulteriore grazia che si chiama “indulgenza plenaria”, con la quale veniamo liberati da tutti gli effetti che rimangono nella nostra vita anche dopo una confessione.

Come sempre, faccio l’esempio su di me, perché qualcuno potrebbe pensare che io sia un “uccello del malaugurio”: se io stasera dovessi morire, avendo varcato davanti a voi la porta giubilare e avendo ottenuto insieme con voi la grazia di questo Giubileo, il purgatorio non sarà un luogo e un tempo di passaggio, e nonostante sia un così grande peccatore, andrò direttamente in Paradiso. Quello che dico per me, vale anche per voi: a questo serve l’indulgenza plenaria.

La Parola di Dio di oggi nella prima lettura ci augura di essere potentemente rafforzati nell’uomo interiore, perché, carissimi, oggi più di ieri viviamo di esteriorità, non per colpa nostra, ma condotti per mano e guidati anche dai mezzi potentissimi della comunicazione sociale, viviamo tutti molto esposti al di fuori, curando l’immagine, più che l’essenza di noi, più che la vita spirituale.

Paolo chiede d’essere potentemente rafforzato nell’uomo interiore, e lo chiede anche per la comunità a cui scrive. È importante avere familiarità con questa interiorità, con l’uomo interiore, perché altrove Paolo dice che, mentre il corpo si va disfacendo, l’uomo interiore cresce di giorno in giorno. Se considero la nostra età media, credo che questa cosa ci interessi non poco, perché mentre l’uomo interiore va ringiovanendosi, invece le rughe, gli acciacchi, i malanni che si accumulano con il passare degli anni sembrano mandare in disfacimento l’uomo esteriore. Per cui giocarsi tutto sull’uomo esteriore significa perdere l’appuntamento con una rinnovata giovinezza, e tu rinnovi come aquila la tua giovinezza. Ne facciamo esperienza anche stasera, perché uscirete di chiesa con dieci anni in meno. Ve lo auguro, anche se la vostra tessera d’identità continuerà a dire di no, ma essendo andati al Giubileo, siamo ritornati a dieci anni fa (mi riferisco ovviamente all’uomo interiore).

 

È proprio rispetto a questa giovinezza che nel Vangelo Gesù utilizza parole apparentemente incomprensibili o non immediatamente comprensibili, riguardanti il fuoco, perché i giovani hanno il fuoco, hanno una forte idealità, una forte passionalità; se vivono appieno la loro giovinezza, sentono ardere dentro di sé grandi cose. Col passare degli anni, questo fuoco rischia di affievolirsi con le esperienze deludenti che noi facciamo nei confronti di noi stessi e poi nei confronti degli altri.

Ebbene, Gesù dice: Sono venuto a portare questo fuoco e vorrei che divampasse. Vi auguro che l’esperienza del Giubileo della Misericordia porti fuoco nelle vostre comunità, porti fuoco nei vostri cuori, porti fuoco nelle vostre famiglie, porti fuoco nel cuore dei sacerdoti, dei vostri parroci. “Fuoco” significa ardore, significa non ripetere le cose in maniera meccanica, ma sentire la perenne novità dell’amore, la perenne novità del Vangelo. E se questo fuoco rimane sotto la cenere, non si comunica. Il grande problema dell’evangelizzazione non è sui catechismi, non è sui catechisti, ma è sul fuoco, perché se in una parrocchia c’è un catechista infuocato, un parroco infuocato, state certi che infuocherà tanti! Se invece facciamo queste cose in una maniera meccanica, in una maniera fredda, allora non riusciremo a trasmettere il fuoco che Gesù è venuto a portare, e per cui sente una specie d’ansia. Sono venuto a portare il fuoco e sono ansioso perché non lo vedo divampare; è piuttosto un fuoco nel camino che non un fuoco che si propaghi di persona in persona, di strada in strada, di voce in voce, di comunità in comunità. Questo fuoco a volte divide, ed è difficile da capire, nel senso che divide come a volte accade per l’amore … Quando un figlio dice che si è innamorato, si creano divisioni, perché il fuoco divide. Gesù dice, con parole un po’ misteriose: Allora in una famiglia saranno tre contro due, la suocera contro la nuora …, cioè ci si dividerà ma non per l’eredità, non per una questione stupida, ci si dividerà per il nome di Gesù. L’ultima volta che avete bisticciato con qualcuno per la fede quand’è stato? Chiedetevelo! Magari avete bisticciato con la vicina che aveva spazzato sul vostro bucato … Avete bisticciato con il vicino perché ha spostato di un centimetro il confine del campo … ma non bisticciamo mai, non veniamo mai a questione per problemi della fede. In questo senso Gesù dice che si divideranno, perché se uno accetta la fede, ne è infuocato, avrà anche modo di esprimere in una maniera appassionata il Vangelo, al punto da crearsi dei nemici.

Il cambio della data del vostro Giubileo, alla fine, ci offre una provvidenza, perché stasera è il trentaseiesimo anniversario dell’Ordinazione Episcopale del Vescovo Felice Cece, che nella cattedrale di Nola, nel 1974, veniva consacrato per essere mandato qui, perché era stato nominato qualche mese prima successore del grande cuore di Monsignor Sperandeo. Perché questa coincidenza felice? Perché questa sera riandiamo anche alla storia della nostra Diocesi. E la storia di una Diocesi, volenti o nolenti, diventa anche la storia dei suoi Pastori. Adesso Monsignor Cece non ricorda più neppure dove sia Teano, perché nel cercare di fargli gli auguri, lui mi ha chiesto: “Ma dove sta Teano?”. “Eccellenza, ma voi ci siete stato un po’ di anni …”. Sono cose che capitano a chi perde la memoria, ma noi non dobbiamo perderla, perché perdere la memoria di una Chiesa, significa perdere la memoria della fede, cioè la vostra fede deve essere certamente la fede della Chiesa una, santa, cattolica e apostolica, ma deve essere la fede della Chiesa di Teano-Calvi, e quindi la fede dei suoi Pastori, la fede dei parroci. È l’aspetto bello della Chiesa, stiamo celebrando l’Eucaristia con il formulario “per la Chiesa locale”, perché la Chiesa vive nei luoghi, e vi si incarna e vi fa storia, e quindi fare memoria questa sera dell’Ordinazione di Monsignor Cece (tanti sacerdoti presenti erano là quel giorno a Nola) significa capire che siamo raggiunti da Gesù nel vivo della nostra Chiesa diocesana. Per questo siamo qui, come diceva don Luigi nell’introduzione, “nel cuore della nostra Chiesa”. Il cuore è la Cattedrale, dove c’è la Cattedra da cui i miei predecessori, e speriamo tanti altri dopo di me, eserciteranno il pesante e dolce ufficio di educare alla fede.

Quindi stasera diciamo grazie. Ciascuno di voi senta d’essere incardinato, d’essere innestato nella Chiesa universale, e concretamente nella Chiesa di Teano-Calvi. Quindi non viviamo, non guardiamo altrove, non “amoreggiamo” con altre case (l’erba del vicino è sempre più verde, la moglie del vicino è sempre più bella …). Invece noi dobbiamo essere appassionati e innamorati della nostra Chiesa!

Spero che la celebrazione di stasera, dove attingiamo in Cattedrale ai tesori della misericordia, ci renda ancora più affezionati.

Ci sono tante persone della nostra Diocesi alle quali se si chiede a quale Diocesi appartengono, neanche sanno dirlo. È una cosa grave, per ciò che questo vuoto significa: vuoto di fede. Significa che pian piano il fuoco si sta spegnendo.

Ecco, impegnatevi a soffiare su questo fuoco, perché non abbia a estinguersi.

Gesù è con noi, la Sua Parola ci illumina, il Pane e il Vino ci danno forza, perché possiamo continuare ad annunciare anche a quelli che la fede l’hanno persa e hanno bisogno d’essere di nuovo illuminati, riscaldati da questa fonte.

Concludo con l’espressione di San Colombano, che i sacerdoti conoscono molto bene perché ricorre nell’Ufficio delle Letture durante l’anno: Questa fede arda per me, splenda per gli altri. Perché se arde in noi, splende anche per gli altri. Questo è l’augurio che il vostro Vescovo fa a voi e ai vostri parroci.

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Il testo, tratto direttamente dalla registrazione, non è stata rivista dall’autore.

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