Trovano solo quelli che cercano

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Teano, 27 novembre 2016

Celebrazione Eucaristica presieduta da S. E. Mons. Arturo Aiello

I Domenica di Avvento/A

Chiesa Cattedrale

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Omelia

 

È sempre un po’ difficile ripartire.

Oggi siamo chiamati a rimetterci in moto, a uscire dalle nostre false sicurezze che rischiano di anchilosare i muscoli dell’anima.

Ricominciare è guardare avanti, è attendere qualcosa, qualcuno, è mettersi in moto a vari livelli: innanzi tutto mettersi in moto nel vangelo, nella venuta ricapitolativa del Signore nei confronti della storia. Noi aspettiamo il Signore, anche se dalle nostre assemblee e dalle nostre vite questo non sempre o quasi mai emerge.

I cristiani sono tesi. “Attesa” richiama una tensione, una tensione spirituale, una tensione che diventa attenzione della mente, un “tendere a”, uno sguardo all’orizzonte …

La nostra vita è incompiuta – ognuno di noi lo sa – a partire dai propri desideri, anche quelli più alti, anche quelli che apparentemente hanno avuto realizzazione e che lasciano qualche amarezza. Forse che voi, che siete sposati, avete trovato nel Matrimonio quello che aspettavate? Non vi illudete di trovarlo in un’altra donna, in un altro uomo, o in cento altri!

Forse che tu, che ti sei laureata, hai trovato quello che cercavi in tanti esami, in tante lezioni, in tanto studio forsennato?

Forse che quando raggiungiamo un obiettivo siamo pienamente soddisfatti?

Potrei continuare a lungo, indicandovi che l’attesa è dentro il DNA, a prescindere dalla fede cristiana. Noi siamo in attesa, tant’è che quando raggiungiamo ciò che abbiamo desiderato a lungo, desideriamo altro, o non riteniamo d’aver pienamente esaudito quello che ci ha animati per tanto tempo.

In questo desiderio (de-siderare richiama le stelle), c’è un desiderio d’infinito, che solo Dio può colmare. Quindi il primo livello del tempo d’Avvento è l’attesa del Signore alla fine dei tempi. E ricordatevi che la fine dei tempi, per noi, è la nostra fine, cioè è molto più immediata della fine del mondo, perché coinciderà con la nostra morte.

Poi siamo in attesa del Natale liturgico. Quindi cominciamo la palestra che si chiama Avvento per sgranchire, per fare un po’ di stretching sui muscoli dell’anima che si sono un po’ intorpiditi, hanno perso la loro elasticità, altrimenti si arriva al Natale impreparati. Abbiamo bisogno di rimetterci in attesa del Natale liturgico del Signore, memoria del Natale accaduto nella pienezza dei tempi, e che si ripresenta nell’oggi della Liturgia ogni anno.

Poi tra queste due attese (l’attesa del Signore e l’attesa del Natale liturgico) c’è l’attesa di adesso: penso a voi che state per ricevere il Sacramento della Confermazione, che spero siate in attesa. Aspettate un Dono, aspettate lo Spirito Santo, come Maria senza saperlo nella casa di Nazareth, aspettate di capire, perché lo Spirito ci aiuta a capire, a capirci, a capire l’altro, a capire la vita, a capire la Chiesa. Questa venuta è continua, non c’è Messa in cui Lui non venga: è già venuto nella Parola, tra poco verrà nei segni del Pane e del Vino, viene nella comunità riunita, viene nei sacerdoti che presiedono, viene negli sguardi che ci scambiamo dicendo “auguri” con gli occhi.

Quindi venne.

Poi verrà.

Poi, appena tra quattro settimane, lo attendo nel Natale e comincio ad allestire un presepe nel mio cuore (i presepi bisogna farli adagio adagio).

Poi viene anche adesso.

Ovviamente tutto è sul filo dell’attesa.

Ricordatevi che un uomo è grande per quanto e per ciò che attende; non per ciò che ha, non per ciò che ha realizzato! Anche se vi è andato tutto dritto – ma immagino che a nessuno di voi sia capitata questa fortuna -avete ancora da attendere. Cosa attendi?

I nostri adolescenti attendono di trovare i Pokemon nella Cattedrale (anche se mi sembra che questa “malattia” sia un po’ scemata), perché li hanno dislocati qui, pensando che a Teano fosse l’unico monumento di rilievo.

Poi attendo le vacanze di Natale, attendo i doni, attendo di sposarmi, attendo un figlio, attendo che un figlio ritorni, attendo che una relazione malata possa guarire, attendo che una persona cara ammalata possa guarire.

Le attese sono tante … e oggi ne facciamo il motivo del nostro essere qui.

A volte bisogna anche attendere se stessi, perché ciascuno di noi, oltre ad essere in attesa dell’altro – l’amore è attendere l’altro, i suoi tempi, la sua maturazione, la sua parola, la sua visita, la sua carezza – è anche in attesa di se stesso, perché nessuno di noi è pienamente contento di sé, ci sono delle zone d’ombra, ci sono delle imperfezioni … Quindi mi metto anche in attesa di me, di un me migliore, più all’altezza del ruolo che mi è affidato, in casa, in famiglia, in parrocchia, nella Chiesa, nella società, sul lavoro … Se tu attendi, troverai.

Trovano solo quelli che attendono, trovano solo quelli che cercano.

Quindi l’anti-Avvento è la rassegnazione. Molti, magari anche qui, sono rassegnati. La rassegnazione è ciò che toglie vigore alla spiritualità dell’Avvento, perché mi fa dire: “… è andata male … non c’è soluzione, mio marito è sempre lo stesso … mia moglie è sempre la stessa … questo mio figlio è così …”. Noi amiamo catalogare le persone, e guai quando si manifestano in una maniera diversa da come le abbiamo attese!

Siamo un po’ incinti. Il tempo d’Avvento è il tempo della gravidanza, non solo per le donne, anche per gli uomini. Anche gli uomini possono restare incinti di un sogno, di un progetto, di un’utopia, di una Parola del Signore, di una visione del mondo … Allora mentre il demone mi suggerisce che non c’è più niente da fare ed è inutile che io mi dimeni (magari lo dice anche a me in questo momento che mi sto sforzando di attirare la vostra attenzione!), dall’altra il Signore mi dice: “Ricomincia! Rigiocati! Rilanciati nella mischia, non pensare che tutto sia già stabilito, già ammalato, già morto …”.

 

Questa celebrazione coincide con l’inizio della Visita Pastorale del Vescovo a Teano: sono tre anni che il Vescovo gira e rigira come una trottola per le 71 parrocchie della Diocesi. È arrivato a 68, e adesso rimangono le 3 parrocchie dentro le mura. Starete pensando: “Eccellenza, ma che venite a fare? Voi state sempre qua!”.

Il problema è proprio questo: i più vicini rischiano d’essere i più lontani! Anche a casa tua succede, cioè tuo marito, che tu vedi sempre in pigiama, in autunno, in inverno, a Natale, a Pasqua, a un certo punto non lo vedi più. Ciò che ci è più vicino, paradossalmente è ciò che vediamo meno. Avere il Vescovo tra i piedi (è quello che vivono i teanesi), può coincidere con una sorta di lontananza. Quindi il Vescovo visita anche, benché sia cittadino di questa città, iscritto nei cataloghi elettorali (con una precisa ubicazione, un indirizzo: piazza Duomo, 2), viene a visitare le parrocchie … Riuscirà il Vescovo a risvegliare ciò che è più addormentato?

Questo non riguarda solo Teano. Ascoltando i miei confratelli, mi sembra che sia così dovunque (anche a Fidenza!): la cittadina dove il Vescovo risiede è puntualmente quella più lontana. Chissà, forse perché i vescovi dell’antichità erano un po’ dispotici; forse perché nel ‘700, nel ‘600, nel ‘500, facevano i principi, forse perché raccoglievano i tributi … non so, sta di fatto che le sedi episcopali sono i luoghi dove più difficilmente si crede!

Dunque non è solo una malattia di Teano. Con questo non voglio dirvi di lasciare le cose così come sono, ma se ci rimettiamo in cammino, se c’è questa visita, vediamo di tirar fuori un pizzico d’energia, un impeto di giovinezza, anche se ci sembra di assopirci come gli anziani! Quindi l’Avvento del Vescovo coincide anche con l’Avvento del Signore in questo Natale.

 

Un augurio a voi che state per ricevere la Cresima.

Lo Spirito Santo è un eccitante!

Si può non dormire per due motivi:

1) perché si è preoccupati prima di un esame, prima di una prova, quando aspetto di prendere gli esami clinici della TAC, della PET (purtroppo, conoscete questi percorsi …);

2) si può non dormire per la gioia. Vi sarà capitato qualche volta! I bambini delle elementari riuscite a tenerli fermi la notte prima della gita? Sono eccitati. Chissà cosa devono fare! Chissà cosa pensano! Oppure, il giorno prima del Matrimonio … (il giorno prima della felicità, dice Erri De Luca).

 

Si può non dormire per una paura. Si può non dormire per la felicità.

 

Io vi auguro di non dormire per la felicità, perché si sono attivate delle energie nel sangue, per cui voi inutilmente cercate di contare le pecore, ma non vi addormentate, perché questa è una grande vigilia, questo è un grande momento.

Il Vescovo vi augura che lo Spirito, che attraverso le mie povere mani sta per esservi consegnato, vi tolga il sonno. Fatene buon uso, lanciateLo per i sogni più folli, più impossibili, più impensabili, non Lo chiudete miseramente in una scatola, ma liberateLo: vi libererà, e renderà la vostra vita al meglio, come singoli, come coppie, come professionisti, come studenti, come aspiranti alla vita.

Auguri, buona attesa! E che sia un’attesa nella gioia.

***

Il testo, tratto dalla registrazione, non è stato rivisto dall’autore.

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