Consegnarsi in vita e in morte

Teano, 9 aprile 2017

Celebrazione Eucaristica presieduta da

S. E. Rev. ma Mons. Arturo Aiello

Domenica delle Palme/A

Chiesa Cattedrale

 

Solo un messaggio telegrafico che ci aiuti ad entrare ulteriormente in questa Settimana Santa e santificatrice. C’è un verbo che, nel racconto di Matteo che abbiamo ascoltato, ricorre tante volte ed è il verbo “consegnare”, all’inizio e alla fine del Vangelo. All’inizio, Giuda chiede: Quanto volete perché io ve lo consegni? E alla fine, Pilato decreta che il corpo di Gesù sia consegnato a Giuseppe d’Arimatea.

Questo verbo ricorre tante volte all’atto in cui Gesù è consegnato, ora all’uno ora all’altro, come una cosa, come un oggetto. Quindi, accompagniamo Gesù in queste consegne: la vita è fatta di consegne, spesso all’insegna del tradimento. Quelli che consegnano Gesù perlopiù vengono con intenzioni negative: lo consegnano all’autorità religiosa, poi all’autorità romana, poi ai soldati perché sia crocifisso e, prima ancora, Giuda consegna l’amico, il Maestro nelle mani pagane dei soldati.

Tutto quello che si dice di Gesù vale anche per noi: anche noi siamo consegnati. I genitori consegnano i figli, i mariti le mogli all’insegna del tradimento. Siamo posti come oggetti non più persone, resi oggetto di transazione.

Poi questo verbo ha un valore ancora più importante all’atto in cui Gesù si consegna, perché Gesù non subisce la Sua Passione – Si offrì liberamente alla Sua Passione, dice la preghiera eucaristica – ma viene volontariamente. È evidente nell’episodio dell’Ultima Cena che noi riviviamo nella parte eucaristica di questa celebrazione. Gesù prende il pane, lo benedice, lo spezza e lo dà, cioè si consegna nelle mani dei suoi amici anche se sa che sulla loro fedeltà ci si può fondare poco: siamo sempre così infedeli, un po’ tutti, agli amici, ai genitori, ai figli, ai mariti, alle mogli, costitutivamente infedeli. Anche qui dobbiamo imparare da Gesù l‘arte di consegnarci.

Vi auguro, carissimi, che la vostra vita, la nostra vita sia una continua consegna. “Avremmo voluto una vita diversa!” spero, credo che tanti di noi si ritrovino in questa analisi: avrei voluto un altro marito, altri figli, un’altra vita… Quando eravamo giovani sognavamo altre cose, poi la vita ci è venuta incontro con altri vestiti… Sotto le vesti, anche belle come quelle che il Vescovo indossa, ci sono tante spine. Possiamo ribellarci, lo facciamo continuamente, o consegnarci: consegnarsi in vita – l’amore è questo, consegnarsi all’altro anche se non ne è degno, anche se non ci capisce, anche se non ci comprende – ma anche consegnarsi in morte. La morte è l’estrema consegna di sé agli altri e a Dio.

Buona consegna! Anche noi facciamo le nostre consegne, cioè sentiamo che questa nostra vita ha senso solo nella misura in cui, come Gesù, ci rendiamo duttili, accessibili, manducabili, masticabili, nelle mani degli altri.

Buona Settimana Santa!

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Il testo, tratto direttamente dalla registrazione, non è stato rivisto dall’autore.

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