Una definizione … fuorimoda?

Pietravairano, 4 giugno 2017

 

Celebrazione Eucaristica

 

presieduta da S. E. Rev. ma Mons. Arturo Aiello

 

Solennità di Pentecoste

 

Chiesa San Giovanni Evangelista

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 Omelia

Ricorro ad una formula un po’ fuori moda – ci sono delle mode anche nella vita della Chiesa – e che quelli della mia generazione avranno ben impressa in mente: mi riferisco al Catechismo di San Pio X su cui siamo stati formati, fino alle porte del Concilio, che riassumeva le verità della fede e, dunque, anche i Sacramenti in poche battute. Era un catechismo interlocutorio: c’erano delle domande e c’erano delle risposte sintetiche, perfette, forse un po’ al di sopra della portata di noi ragazzi e di noi giovani che imparavamo a memoria quelle formule ma, certamente – ce ne dà atto il fatto che dopo tanti anni le ricordiamo – una sorta di vademecum per la vita.

La domanda era: che cos’è la Cresima? Se io lo chiedessi a voi – non perché Don Pierangelo non vi abbia preparato abbastanza: è che poi nell’opera di catechesi che dal Concilio è partita, ovviamente benemerita, con la pubblicazione di un documento base da cui partirono, come da una sorgente, tanti catechismi – non sapreste darmi una formula così sintetica e perfetta come quella che quelli della mia età ricorderanno. E noi rispondevamo così, ieri come oggi, come ad uno stimolo: La Cresima è il Sacramento che ci fa perfetti cristiani, cioè soldati di Cristo e ce ne imprime il carattere.

Magari Pierangelo e Luigi penseranno che questa formula è troppo levigata per dei giovani, eppure, al di là della formula, credo che fosse vincente, all’epoca, imparare a memoria: voi siete già quelli della generazione che non ha imparato una poesia a memoria. Starete pensando: “Ma abbiamo Google!”. Sì – non ve lo auguro – ma pensate se dovessimo diventare ciechi o sordi… che ci rimane? A volte lo chiedo anche a me: se tu dovessi diventare cieco, oggi, cosa resterebbe nella tua memoria da utilizzare per la preghiera, per la comunicazione? Vi assicuro molte cose e non faccio il cantore dei tempi andati. Un punto di forza di quella impostazione di catechesi era la memoria, ma erano altri tempi (allora la memoria imperava nella scuola italiana).

Guardiamo un attimo questa semplice definizione per aiutarci in quello che stiamo celebrando. Innanzitutto, dice che la Cresima è un Sacramento, una cosa importante, e i Sacramenti sono dei punti di contatto veri, verissimi, al di là della nostra preparazione, della nostra coscienza, con Gesù Risorto. I Sacramenti sono un incontro, allora si diceva “canali della grazia” ed effettivamente era un’immagine un tantino idraulica della sacramentalità. Il Sacramento è un incontro. Ci sono tante possibilità di incontro, ma ci sono sette possibilità vere, al di là della preparazione, della coscienza, dell’occasionalità e questi sono i sette Sacramenti. Quindi, dire Sacramento e dire incontro con il Risorto è tutt’uno.

Ma c’è anche il Battesimo, c’è anche il Matrimonio, c’è anche l’Unzione, c’è anche l’Ordine… Qual è lo specifico di questo Sacramento che noi stiamo per celebrare in questa Pentecoste 2017? Dice: è il Sacramento – cioè l’incontro con Gesù – che ci fa “perfetti cristiani”. Perché perfetti? Perché c’è un cammino di perfezionamento nei Sacramenti che si chiamano dell’iniziazione cristiana, che sono tre: il Battesimo, la Cresima e l’Eucarestia (questo in ordine di catechismo, ma poi in ordine esperienziale per noi c’è il Battesimo, c’è l’Eucarestia – avete fatto la Prima Comunione un po’ di anni fa – e c’è la Cresima).

La Cresima è il punto di approdo di un cammino iniziato con il Battesimo: cammino significa che c’è un primo passo e poi c’è il passo con cui arriviamo alla meta e di mezzo ci sono tanti altri passi. Ecco, voi siete giunti all’ultimo passo di questo cammino che si chiama iniziazione cristiana, che è iniziato il giorno del vostro Battesimo. Una cosa bella da fare il giorno della Cresima è andare a dire grazie ai genitori che ci hanno battezzato. Non so se mai voi avete avuto la possibilità di dire: “Grazie, papà! Grazie, mamma, che mi hai dato la vita – innanzitutto, perché senza la vita non ci sono Sacramenti che si pongano – e grazie, papà, grazie, mamma – direi soprattutto “grazie, mamma” (i papà non è che facessero tanto, forse adesso sì, per la nostra formazione cristiana) – grazie perché mi hai battezzato”.

Questo sarebbe già un bell’impegno – finita la celebrazione andate dai vostri genitori, dategli un bacio e dite: “Grazie, papà! Grazie, mamma!, perché mi hai battezzato” – perché il Battesimo è il primo passo e senza questo primo passo tutti gli altri non si possono porre. Non c’è Matrimonio senza il Battesimo, non c’è Unzione senza il Battesimo. Noi diciamo, con un’immagine, che il Battesimo è il portale di tutti i Sacramenti, cioè per entrare in tutti i Sacramenti bisogna aver attraversato il portale che è il Battesimo. Allora, dovete avere coscienza di portare a compimento, come portiamo a compimento oggi la Pasqua, iniziata 50 giorni fa, a compimento almeno sacramentale – per quello esistenziale ci vorranno altri 50’anni per ciascuno di voi – l’itinerario iniziato con il Battesimo. Per questo c’è l’aggettivo “perfetti”: la Confermazione è il Sacramento che ci fa perfetti cristiani. Allora, in questo momento, voi siete ancora imperfetti e questo lo diciamo a tutti quelli che non sono cresimati e che debbono scoprire, in questo momento, di essere in una dimensione di imperfezione, cioè che manca qualcosa. Molti non hanno questa percezione e ricorrono al Sacramento della Cresima solo perché devono fare i padrini di Battesimo, di Cresima ad altri o perché questo documento è importante nell’incartamento del Matrimonio, ma non c’è questa sensibilità di perfezionamento, di portare a coronamento. Se io ho fatto tutti gli esami, ma non ho discusso l’esame di laurea, io non sono laureato; se ho fatto tutti i passi, tutti i passaggi nella vita cristiana, ma non sono cresimato, io non sono un perfetto cristiano, cioè un cristiano che abbia ricevuto tutta la grazia necessaria per affrontare le difficoltà della vita. Quindi, questo cammino è iniziato nel Battesimo e si conclude oggi, nei termini sacramentali, ma si apre nei termini esistenziali. “Esistenziale” significa che voi siete nati 30’anni fa, 20’anni fa, ma quanti anni ci avete impiegato a capire cos’era la vita? Cosa significa essere uomo?, essere donna?, anche se queste distinzioni paiono un po’ fuori moda, oggi. Quanto tempo ci hai impiegato a capire che cos’è un uomo? Quanto tempo ci hai impiegato per capire che significa essere donna? Tanti anni, e ancora non siamo arrivati. Quindi, quando parlo di conclusione, di cammino, intendo dire conclusione di un cammino sacramentale, che poi apre un altro percorso che tanto si può compiere tanto può rimanere inutilizzato, non percorso che è l’impegno esistenziale.

Vengo di  nuovo alla definizione. La Cresima è il Sacramento che ci fa perfetti cristiani. Un bambino, ma anche un giovane, potrebbe dire: “Che significa perfetti cristiani?”. San Pio X aggiungeva, dando un’immagine, perché si parla per immagini, non si parla per concetti: cioè soldati di Cristo (anche questa è un’immagine un po’ desueta, però importante). Soldato è uno che è chiamato a difendere, è uno o era uno che amava la bandiera, era uno che si immedesimava nelle sorti di un popolo, di un re, di una repubblica, di un regno, ed era pronto a difendere ciò in cui, per cui credeva, per cui viveva colui che lo aveva assoldato. Questa dimensione è molto importante, perché dice testimonianza: la testimonianza è la possibilità di dire, la testimonianza è la possibilità di rispondere. Dice San Pietro nella sua Lettera: Siate sempre pronti a rispondere a coloro che vi chiedono ragione della vostra fede. Se all’università ti chiedono: “Ma tu sei credente? Sei cattolica?”. E tu rispondi: “Sì”, e ti diranno: “Ma che significa?”, non sai trovare le parole. Vi mancano le parole: i Testimoni di Geova, istruiti alla meno peggio in qualche club, tirano fuori delle citazioni che voi neanche conoscete. Noi non conosciamo la nostra fede, ma se non la conosciamo non la possiamo propagare, non la possiamo difendere, non la possiamo donare agli altri. Allora, il soldato è colui che è pronto a difendere la vita del suo signore e voi diventate soldati e soldatesse, cioè entrate in questo gruppo di persone che sanno rispondere. Al verbo rispondere corrisponde la parola responsabilità: una persona è responsabile se sa rispondere di sé, se sa rispondere delle sue scelte, delle sue parole, dei suoi studi. Noi ci troviamo davanti a tanti cristiani, nelle nostre comunità, irresponsabili, cioè che non sanno rispondere. La grazia che vi viene data oggi è una grazia che se coltivata – attenti!, se coltivata – vi aiuta a rispondere, a corrispondere alla grazia e a essere fortificati in maniera tale che voi possiate dire. La parola “infante” – non si usa più – riferita a un bambino, è uno che non sa parlare, da un verbo greco che non sto qui a citarvi, che dice del  parlare; allora l’infante è uno che non sa parlare, l’adulto è uno che sa parlare, che sa rispondere. Ecco, il soldato sa rispondere quando viene chiamato, quando viene chiamato a difendere, quando è chiamato a dire: questa fede è bella! Io dopo vi farò ripetere: Questa è la nostra fede, questa è la fede della Chiesa e noi ci gloriamo di professarla in Cristo Gesù nostro Signore, che riassunto come si potrebbe dire? Questa fede è bella.

Voi credete che la fede sia bella? Che la nostra fede sia una cosa bella per cui valga la pena vivere e morire? Perché, ricordate, le cose veramente belle sono quelle per le quali siamo pronti a vivere e a morire. Il fatto che la fede non sia bella, non sia avvertita come bella, lo vedete dalla trascuratezza con cui noi la coltiviamo, perché se io ho un diamante, cerco di conservarlo in un posto sicuro: un diamante non lo getto per la strada, non lo metto su un tavolo e me lo dimentico. La bellezza dice custodia, la bellezza dice che poiché è bello vivere così – rubo un’espressione a Don Giussani – poiché è bello vivere così, vorrei che i miei amici vivessero allo stesso modo. Questo è il motivo per cui siete stati battezzati, e i vostri genitori saggiamente non hanno aspettato che voi diventaste grandi per chiedervi: vuoi essere cristiano? Vuoi essere battezzato? Qualcuno di voi si sarà certamente ribellato qualche anno fa – speriamo oggi non più – rispetto ai genitori: “Ma perché mi hai battezzato? Perché non hai aspettato che diventassi grande?”. E una mamma dovrebbe rispondere: “Sciocca che sei! Sciocco che sei! Io ti ho dato il meglio! Io ti ho dato il meglio dell’amore, della cultura e poiché tra le cose più belle della mia vita c’è la fede io te l’ho data! Poi ne fai quello che vuoi, ma io non voglio che tu sia infelice!”.

Questa impostazione è completamente lontana, oggi, dalla sensibilità delle persone: molti ritengono la fede un carico, una croce, una cosa che ci appesantisce, ci intristisce, non una cosa bella e, dunque, non una cosa da propagare, non una cosa da consigliare alla persona cui voglio più bene e, certamente, per dei genitori, le persone a cui si vuole più bene sono i figli, e allora ai figli io do il meglio e il meglio per me è la fede, la fede cristiano-cattolica.

Torniamo alla definizione, magari la imparate anche voi. La Confermazione è il Sacramento che ci fa perfetti cristiani, cioè soldati di Cristo: da stasera, quando sentite parlare male del vostro parroco, del vostro Vescovo, del Papa, della fede dovete armarvi, non con le armi della violenza, ma dovete perlomeno sentirvi ribollire dentro, perché, se questo non accade, voi non siete soldati, voi questa cosa non la amate, perché io difendo ciò che amo, o no? Nei giochi dei bambini, dei ragazzi di un tempo – ma immagino sia così ancora oggi – non bisognava toccare le mamme – vi ricordate? – perché è una cosa sacra. E noi dovremmo dire: non tocchiamo la Chiesa che è mia Madre. Magari, sentite parlare male dei preti, del Vescovo, del Papa, della Chiesa e ci aggiungete anche del vostro: non siete soldati! I soldati difendono la bandiera, i soldati combattono, i soldati affilano le armi intellettive per dare ragione della speranza che è in loro.

Per vostra gioia, la definizione era breve e l’ultima espressione dice: ci fa perfetti cristiani, cioè soldati di Cristo e ce ne imprime il carattere. Io sono sicuro che se chiedessi a molti di voi qui presenti cosa significa il carattere, non sapreste rispondermi (non provo). Il carattere significa che c’è un sigillo che ti caratterizza. L’espressione che utilizzerò per la Crismazione, che voi dovreste conoscere è: “Ricevi il sigillo dello Spirito Santo”. Sigillo: questo è il carattere, è un sigillo e a cosa serve un sigillo? Serve a caratterizzare una cosa, a caratterizzare un documento, a dire a chi appartiene questa persona, questa cosa, questa pecora.

C’è una bellissima espressione sul sigillo nel Cantico dei Cantici che forse sceglierete come Lettura per il vostro Matrimonio, che speriamo non sia tanto lontano: Mettimi come sigillo sul tuo cuore, come sigillo sul tuo braccio. A cosa serve un bracciale? Il bracciale è come un anello, dice appartenenza. Allora, il testo del Cantico – Mettimi come sigillo sul tuo cuore, come sigillo sul tuo braccio – cuore e braccio, sentimenti e azione. Il sigillo è ciò che caratterizza l’amata e il sigillo dell’amata è il nome dell’amato. È come se dicesse l’autore del Cantico nell’espressione della donna, della sposa: senza di te, io non so più chi sono! Questo è il sigillo. Qui ci sono Carmen e Marco, che sono sposati da poco, e devono poter dire, già adesso, ma quelli fra voi che sono sposati da 10’anni, 20’anni, 50’anni ancora di più: senza mio marito, mi sento perso! Non so più chi sono, non mi oriento nel mondo!

Questo è il sigillo: il sigillo è ciò che caratterizza. Adesso, voi siete caratterizzati da Cristo con l’impressione e la pressione dello Spirito Santo e questo carattere è indelebile, prova ne è che la Cresima ci celebra una volta sola nella vita, come il Battesimo, come l’Ordine: sono i tre Sacramenti che contengono il carattere, il sigillo. Quindi, magari un altro sigillo, un tatuaggio si può con un intervento chirurgico asportare: prima ci si sottopone ai tatuaggi, poi si va in ospedale, in clinica per cancellarli (non vi tatuate, per carità, il nome del fidanzato, della fidanzata, che poi quando cambia come facciamo?), invece questa cosa non cambia. Questo tatuaggio è per sempre, questo tatuaggio mi rimane anche nell’eternità. Saremo riconosciuti così: ce l’ha il sigillo?

“È tatuato?”, dirà San Pietro o gli angeli che ci accoglieranno alle porte dell’eternità.

Non saranno i nostri peccati o i nostri meriti, no, il sigillo. Hai il sigillo? Sigillo significa la tessera di identità, la password, la tessera per passare il confine. Ce l’ha il sigillo, sì, può passare.

Vedete che grande grazia è la Cresima: senza sigillo non si passa, senza sigillo non si è riconosciuti, perché noi siamo sigillati da Cristo e il Padre riconoscerà in noi l’immagine del Suo Figlio impressa con i caratteri a fuoco dello Spirito Santo.

Adesso ripetiamo insieme, così magari abbiamo fatto una bella lezione di catechismo anni ‘50 (più o meno erano gli anni in cui io imparavo queste cose): bisogna evolversi, però non dimenticando da dove veniamo, perché non tutto quello che è del passato è sbagliato.

 

Allora, che cos’è la Cresima? Lo diciamo insieme: La Cresima è il Sacramento che ci fa perfetti cristiani, cioè soldati di Cristo e ce ne imprime il carattere.

Tutto questo avviene ora.

 

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Il testo, tratto dalla registrazione, non è stato rivisto dall’autore.

 

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