Che cos’è l’uomo? Da dove viene e dove va?

28 febbraio 2018

 

SENTIERI QUARESIMALI IN CITTA’

“Ciao uomo, dove vai?”

I STATIO

CHIESA S. CIRO – AVELLINO

 

Iniziamo questo itinerario che vuole ricalcare un’esperienza antica della Chiesa di Roma, la “Statio Quaresimale”, dove si passava di chiesa in chiesa. Noi ne abbiamo previste quattro.

Ringraziamo Don Luciano, Don Gianluca, la comunità parrocchiale di San Ciro che ci ospita.

 

Nel nome del Padre…

 

Il titolo di queste quattro Stazioni è “Ciao uomo, dove vai?”, che quelli della mia età ricorderanno essere il titolo di una canzone di Venditti. Per noi, invece, sarà da un punto di vista biblico un percorso sul 2° e 3° capitolo di Genesi.

Iniziamo con un piccolo momento meditativo-musicale per aiutarci a entrare nell’ascolto (ringraziamo Rino, che è venuto da Baiano, nonostante la previsione “neve”).

 

***

 

PRIMA PARTE

 

I capitoli 2 e 3 di Genesi sembrano avere, come obiettivo, la creazione, ma non è così: tutto il Libro di Genesi va verso il capitolo 12, che è la chiamata di Abramo, vero inizio della storia di Israele, della storia della Salvezza, una sorta di preistoria. Viene introdotto il tema generale, tema importante e conduttore di Genesi, che è la salvezza, attraverso i capitoli 1-11: storia del peccato. Quindi l’intento non è di sapere come l’uomo sia stato creato, come sia venuto alla vita, attraverso quale passaggio, immediato o attraverso una serie di eventi che ne hanno preparato la nascita.

 

Una piccola introduzione va detta su questi libri antichi. E’ Parola di Dio, ma è detta con le parole degli uomini; uomini di quel tempo, non lo dimentichiamo, altrimenti entriamo in una lettura “fondamentalista”, sempre sbagliata e che ci porta a delle conclusioni erronee.

Allora come approcciare questi testi? Ci dicono la verità, ce la dicono con la mentalità del tempo, ma la Parola di Dio si insinua nelle pieghe delle parole umane per dirci qualcosa che ci riguarda.

Altre volte ho detto, e questa sera lo ripeto: noi non andremo mai a chiedere alla Bibbia come sia nato l’uomo …(è stato un grosso errore nel passato!). Non è una domanda da porre alla Bibbia, ma alla scienza.

Allora alla Bibbia cosa chiediamo? Alla Bibbia (che è Parola di Dio) chiediamo perché, da dove e verso dove: sono i grandi interrogativi che oggi riscuotono poco successo, come sapete, perché siamo in un tempo (si dice da un punto di vista culturale e soprattutto filosofico) di pensiero debole. “Pensiero debole” è: cosa mangiamo stasera? Dove andiamo in vacanza domani? Ci sarà neve: prendo il piumino d’oca da indossare? Il pensiero debole riguarda i bisogni del momento, il pensiero debole è miope, non guarda molto lontano volutamente, ne ha paura … Invece la fede si inserisce nel “pensiero forte”, pone grandi interrogativi, che spero ci tengano insieme in queste quattro stazioni quaresimali.

Quali sono i grandi interrogativi?

Che cos’è l’uomo? Da dove viene e dove va? Ecco, “ciao uomo, dove vai” … dove va l’uomo? E da dove viene? A questo risponde la Parola di Dio.

Il primo versetto è: “allora il Signore Dio plasmò l’uomo con polvere del suolo, e soffiò nelle sue narici un alito di vita, e l’uomo divenne un essere vivente”. È il racconto – Parola di Dio – di un “da chi”, “da dove”, come è nato l’uomo.

Il secondo capitolo è preceduto dal primo in cui si parla di sette giorni, una sorta di racconto suddiviso in sette ere geologiche, diremmo noi oggi con un linguaggio scientifico, dove Dio un po’ alla volta progetta come un artista.

Ho preferito il capitolo 2 dove abbiamo un racconto sintetico e quasi telegrafico.

L’autore immagina – e quest’immagine è potente – Dio che sta forgiando l’uomo come un vasaio forgia la creta. È scritto nel Libro del profeta Geremia: un giorno il profeta non riusciva a capire un concetto, e Dio gli disse di scendere nel negozio del vasaio. Egli scese ubbidiente, e vide che il vasaio forgiava la creta, ogni tanto poneva le mani nell’acqua perché fossero umide, e poi poneva i vasi ad asciugare prima di metterli nel forno. Poi accadde che davanti allo sguardo del profeta un vaso si ruppe. Ovviamente il ragazzo inesperto Geremia si innervosì, invece, senza battere ciglio, dice il testo, il vasaio prese il vaso rotto, lo re-impastò e ne fece un’altra cosa.

Allora il profeta udì la voce del Signore che diceva: “Come la creta nelle mani del vasaio, così è l’uomo nelle mani di Dio”.

Guardiamo un attimo l’immagine potente che l’autore ci trasmette: c’è una manualità (ovviamente sono simboli, sono segni, sono sacramenti attraverso i quali dobbiamo intuire di cosa si tratta). Ci sono delle mani che si sporcano per noi. Le mani del vasaio sono sempre sporche, perché raccolgono i residui della creta e queste mani hanno forgiato l’uomo. Qui adesso c’è davanti a voi l’immagine di un vaso sul tornio.

L’importante è la creta, il fatto che Dio si sia sporcato le mani per noi. Noi abbiamo iniziato l’itinerario quaresimale col segno delle ceneri, che doveva riportarci non tanto alla vanità del mondo (ricordati uomo che sei polvere, e in polvere ritornerai), quanto a rimetterci come creta nelle mani di Dio, perché Lui ci rifà daccapo, ci rifà nuovi.

La Quaresima è la possibilità di rinnovamento.

Ma questo rinnovamento è possibile solo nelle mani di Dio! Dio si sporca le mani con la tua creta, con il fango che tu sei, che io sono, ma di questo fango tira fuori un’opera d’arte.

Guardiamo come Michelangelo ha descritto ciò che l’autore sacro ci ha appena raccontato. Siamo nella Cappella Sistina, con la descrizione della Creazione. Ovviamente Michelangelo non ricorre all’immagine del vasaio che vi ho appena descritto, ma al Dio Creatore che arriva d’impeto, portato dal vento dello Spirito in una nuvola di angeli, che va verso un Adamo che è “adamà”, dice il testo, cioè fatto di fango, solo una statua.

Ricorderete un momento drammatico e bellissimo della vita dello scultore Michelangelo, che ha fatto il Mosè, enorme, maestoso: quando diede l’ultimo colpo di scalpello, ne vide tutta la bellezza (ogni artista si innamora della sua opera, come Dio si innamora della Sua opera che sono io, che sei tu). Ma vedendo che non c’era altro da fare (purtroppo l’artista, benché altissimo, non poteva dare vita a quella statua), lanciò con violenza lo scalpello sulla statua dicendo: perché non parli? Era venuto fuori dal nulla, da un blocco di marmo, ma era ancora solo una statua …

Che significa unire il fango al soffio di Dio? Dice il testo: “e soffiò nelle sue narici un alito di vita”. Michelangelo lo ha espresso con le due dita che stanno per toccarsi: il tocco di Dio, origine della vita, trasforma la meravigliosa ma inerte statua in un essere vivente, e lo fa – dice l’autore, con un’immagine bellissima – inalando, soffiando nelle sue narici un alito di vita.

C’è un’espressione bellissima per raccontare questo alito di vita: il bacio. Noi ne abbiamo ancora qualche residuo in qualche annuncio funebre; magari ogni tanto si trovano residui del passato quando si dice: “è morto nel bacio del Signore”. Non so se sapete che questa espressione è rabbinica, ed è il commento alla morte di Mosè. Mosè era avanti negli anni, ormai stava sul monte Nebo dove sarebbe morto, dove guarda da lontano la Terra Promessa, e – dice il commento rabbinico – era ancora giovane. Il testo biblico dice che il vigore non si era assopito in lui, nonostante avesse sulle spalle tanti anni … (vigore, per gli ebrei, nel linguaggio semitico è anche la forza sessuale, la forza virile). Il racconto dice che Dio non trova il modo per far morire Mosè, e ad un certo punto, escogita l’espediente di baciarlo. E, nel baciarlo, gli risucchia l’alito di vita. Di qui è venuta l’espressione bellissima, che purtroppo si va perdendo, “è morto nel bacio del Signore”. Il Signore è andato a baciarlo, riprendendosi l’alito che è lo Spirito Santo.

Alla luce di questo racconto rabbinico, torniamo al testo di Genesi.

L’uomo è creato nel bacio di Dio, Dio bacia questa statua inerte (ripeto che si tratta di simboli), e questo bacio trasmette la vita.

Ci sono due simboli molto forti che dobbiamo assumere, per dare la risposta: ma come sono nato io, sei nato tu? Come è nato l’uomo? Da dove viene l’uomo?

L’uomo viene dall’azione plasmatrice del vasaio, ma soprattutto dallo Spirito di vita, cosicché nell’uomo coesistono questi due mondi: la terra e il cielo.

L’uomo è il punto di sutura tra tutto quello di bello è in terra (attenti, quando parliamo di terra non intendiamo dire cose sporche, fango …), e il cielo, che è l’alitare di Dio la vita nel fantoccio Adamo. Come vedremo, nella prossima Statio, non si tratta ancora dell’uomo maschio, ma dell’uomo indifferenziato, dell’uomo tratto dalla terra.

 

Allora che cos’è l’uomo?

Primo messaggio: tu vieni da Dio, tu sei una creatura, tu non sei l’ombelico del mondo, come pensano a volte i giovani e non solo, perché c’è uno che ti ha fatto. Se tu vai indietro, indietro … tua mamma, la nonna, i nonni, i trisavoli ecc., arriviamo a un punto che è l’atto creatore di Dio.

Adesso quelli fra voi più inclini alla scienza diranno: ma forse l’uomo è venuto fuori dall’evoluzione … ma questa cosa non è più così scandalosa! Fino a pochi anni fa, ogni novità della scienza veniva indicata come un crollo della Bibbia, ma la Bibbia non è un libro di scienza! Dire che Dio è creatore noi lo crediamo sia in un intervento massiccio (si dice “creazionista”) sia attraverso una serie di evoluzioni, l’importante è credere che all’inizio Qualcuno ha messo in moto questo movimento che poi, attraverso tanti passaggi, è giunto all’uomo.

 

Quindi l’uomo viene da Dio.

 

Se viene da Dio, l’uomo non può autodeterminarsi, ma deve chiedere come funziona a Colui che lo ha fatto.

Per esempio, vedete questo microfono? Chi lo ha ideato? Un ingegnere ha messo su questo microfono. Se io lo utilizzassi come battipanni, cosa direste? Il Vescovo è uno stupido, ha un microfono e invece lo utilizza per scuotere la polvere dai cuscini! Se io lo utilizzassi come un fiore, lo metto in un vaso, cosa direste? È impazzito il nostro Vescovo! È appena arrivato e già ha perso la testa!

Quindi, come funziona il microfono lo sa e lo dice chi lo ha progettato, c’è un libretto di istruzioni: sappiamo da dove viene e capiamo come si utilizza, ma se questa cosa la facciamo per tutti gli elettrodomestici, per tutti i prodotti più sofisticati, perché non facciamo lo stesso per noi? Se io vengo da Dio, allora è Dio che mi dice come funziono! Il motivo per cui noi non funzioniamo è perché ognuno di noi decide la mattina di darsi delle “istruzioni per l’uso”, mentre dovrebbe chiederle all’ideatore!

 

Seconda nota. L’uomo è fatto da due elementi intimamente connessi: il fango e lo Spirito di Dio. Siamo la congiunzione di questi due elementi (che significa no al materialismo, ma anche no allo spiritualismo). Le due conseguenze le enuncio semplicemente: se l’uomo è la congiunzione di terra e cielo, ogni visione materialistica è la riduzione “chimica” dell’uomo! L’uomo è anche altro, quindi no ad ogni visione materialista che esclude il soffio di Dio, e no ad ogni visione anche spiritualista che dica: il fango non c’è, la carne non c’è, i nervi non ci sono, i muscoli non funzionano, non servono …

Vedete come la fede è equilibrata? E dovrebbero essere equilibrati anche i credenti, rinunciando a questi estremismi, e trovando il punto di congiunzione.

 

Terzo elemento. “Il Signore Dio piantò un giardino in Eden, a oriente, e vi collocò l’uomo che aveva plasmato”.

Dio non solo ha pensato all’uomo, ma ha pensato anche a un giardino meraviglioso. Tutto quello che vedi, anche la neve di cui spero abbiate goduto fa parte del panorama meraviglioso nel quale tu sei collocato, che la Bibbia chiama con un termine meraviglioso da un punto di vista concettuale e simbolico: giardino.

Cos’è il mondo? Un giardino. Dio ha collocato la Sua opera d’arte in una cornice meravigliosa, e tu questa cornice la devi ammirare, ne devi fare motivo di lode, di ringraziamento, perché fai parte di questo giardino e questo giardino è stato piantato per te.

Vedremo che ci sono anche delle responsabilità, ma per ora godiamo del testamento in cui diventiamo possessori di un giardino meraviglioso; quindi possiamo passeggiare, guardare, godere, mangiare, cogliere i frutti … Sentire che questo è il nostro paradiso.

Sapete che il termine “paradiso” è un termine persiano, simile a “giardino”?

Insisto sul giardino perché, nel Vangelo di Giovanni, quando si parla della Passione, torna tante volte la parola “giardino”; non si parla di Orto degli Ulivi, come nei sinottici, ma di un giardino dove Gesù si recava e che Giuda conosce. Poi, dopo la crocifissione, non lontano da quel luogo c’era un giardino, e in quel giardino c’era una tomba vuota.

Chi va a Gerusalemme in pellegrinaggio, oltre ad andare al Santo Sepolcro, visiti un luogo non sempre indicato dalle guide, che si chiama “la tomba del giardino”. Certamente è una tomba dell’epoca di Gesù, ma l’aspetto bello è che si trovi effettivamente un giardino, un residuo del governatorato inglese in Palestina, e voi entrate in un giardino pieno di alberi, di fiori, e avete un’idea, almeno da un punto di vista visivo: poco lontano, c’era un giardino e in questo giardino c’era una tomba.

Quando Maria Maddalena, il giorno dopo la Pasqua, va in cerca del suo Signore, e Gesù è accanto a lei, cosa dice? Dice l’evangelista che le sembrò che fosse il giardiniere. Non è solo una svista, perché l’evangelista nel termine “giardiniere” intende dire: guarda che qui c’è il nuovo Adamo, colui che era stato collocato nel giardino perché lo coltivasse, ed è Lui che è venuto a ridarti la gioia della vita, a ridarti la bellezza del volto umano, a ridarti il futuro eterno. Gesù è il giardiniere, il custode di questo giardino.

Chiudo questa prima parte.

Cosa dobbiamo meditare, mentre Rino ci propone un altro brano che serve per la meditazione? Dobbiamo dire: grazie, grazie Signore perché esisto. Non so se qualche volta fate questa preghiera semplicissima, ma colma di stupore! Domani mattina, quando aprite gli occhi, fermatevi un attimo: mi sono svegliato, faccio un applauso a me che mi sono svegliato, perché questo giorno è un dono di Dio, come lo è questa sera, come lo è il fatto che siamo ancora qui, che siamo vivi, che possiamo pregare insieme, riflettere, camminare in questo itinerario … Il primo dono è la vita! Sant’Ireneo di Lione diceva: “Gloria Dei homo vivens”. L’uomo che vive è gloria di Dio per il fatto stesso che vive, non perché pensa, non perché fa il bravo, non perché è un santo … questo verrà appena dopo, ma è gloria di Dio in sé, per il solo fatto che esista.

 

Grazie, Signore, perché esisto.

Grazie perché sono la sutura meravigliosa di cielo e terra.

Grazie perché in me ci sono tutte le bellezze del Creato, ma anche c’è la forza dello Spirito.

Grazie perché mi hai donato, senza che io meritassi nulla, non solo la vita, ma questa vita meravigliosa (la vita è bella!), inserita in una cornice bellissima che si chiama “giardino”.

 

***

 

SECONDA PARTE

 

Veniamo al secondo aspetto, in cui sarò più breve: “Il Signore Dio prese l’uomo e lo pose nel giardino di Eden, perché lo coltivasse e lo custodisse”.

Questi due termini sono importantissimi, per dire qual è il rapporto che io devo avere con il Creato, dove io sono inserito come un re (lo hai fatto poco meno degli angeli, di gloria e di onore lo hai coronato, dice il Salmo 8). Io ho qualche responsabilità nei confronti dell’Irpinia verde, della città di Avellino, delle aiuole di Avellino, dei vasi che tengo sul davanzale, del buco dell’ozono …? Ho qualche responsabilità? Sento di dover rispondere di questo Creato? (La responsabilità è la possibilità di rispondere)

Anche qui il testo biblico risponde in una maniera sintetica e meravigliosa: tu stai in questo giardino come contadino e come custode.

“Contadino” significa che devi lavorare, significa che il Creato non è bell’e fatto, “prêt-à-porter”! Non è così il Creato, ma è da farsi, è abbozzato. È bella l’immagine del Creato abbozzo di Dio, perché ha dato all’uomo l’intelligenza per portare a maturazione quello che Lui ha messo nel seme: tu lo devi far diventare albero, e quindi l’uomo, che è il contadino, deve lavorare la terra. Anche quelli fra voi che sono professionisti! C’è un maestro del Conservatorio che dirà: “Eccellenza, io non posso andare, devo fare lezione agli alunni del Conservatorio!”. Ma tutto è nella dimensione di coltivare la terra, anche noi sacerdoti coltiviamo la terra. Anch’io in questo momento sto cercando di dissodare un terreno, sto cercando di fare dei solchi perché la Parola di Dio possa calarsi, calare e portare frutto.

Quindi, chi sei tu, uomo, in questo Eden, in questo giardino? Tu sei un contadino.

Poi, perché il contadino non avesse ad appropriarsi del giardino (come dice Gesù nella parabola dei vignaiuoli omicidi), a questo contadino aggiunge “custode”.

“Custode” significa che la terra non è tua. L’Irpinia non è nostra, e chi viene dopo di noi dovrebbe trovarla più bella. Avellino non è nostra, noi ne siamo i custodi, e i nostri figli, i nostri nipoti dovranno avere una città più abitabile. Da chi dipende? Da te. La proprietà non è nostra, la terra è di Dio. Anche se voi avete una proprietà, non dovete sentirvi proprietari, perché la terra è di Dio e tu sei un mezzadro. La mezzadria prevedeva che metà del raccolto andasse al proprietario e metà al contadino. Devi vivere, devi mangiare di questi alberi, devi godere di questo panorama, devi bagnarti in queste chiare, fresche e dolci acque, ma ricordati che tu sei beneficiario temporaneo: in quanto custode, dovrai rendere conto di questo ambiente. Come lo hai trovato? Come lo hai lasciato? Fate in modo che Avellino possa essere fruibile anche tra cento anni, anche tra duecento anni! Fa’ che tuo figlio trovi un ambiente migliore!

È bello che tutto questo sia scritto nella Bibbia, e che la responsabilità nei confronti del Creato, a cui il Papa ci ha chiamati nella “Laudato sii”, trovi fondamento nel libro di Genesi.

Allora chiudo questa seconda parte: chi sei tu in questo meraviglioso giardino?

Tu sei un contadino: lavora la terra, rendi migliore quello che ti è stato consegnato. Ma tu sei anche custode, e il custode non si può appropriare, non può fare quello che vuole di ciò che gli è affidato temporaneamente. Noi dovremo rendere conto di tanti problemi che conoscete meglio di me (come la valle del sabato), e con i quali pian piano sto cercando di familiarizzare in questi mesi.

Tu sei il custode, e non puoi dire: “Questa cosa non mi riguarda… Ci penseranno altri, ci penseranno i politici …”. Devi pensarci tu, perché anche tu hai la tua quota di responsabilità nel degrado del Creato, nel piccolo (micro) e nel grande (macro), nel vaso di gerani che faccio fiorire sul balcone nella prossima primavera (micro), ma anche nei problemi più grandi (macro).

 

***

 

La forza del Cristianesimo, nell’immagine del giardino, attraversa la letteratura mondiale (penso a certa letteratura inglese, come Il Paradiso perduto). È come se l’idea che è dentro la Bibbia, sia entrata nelle vene della cultura, facendo percepire una nostalgia, nonostante oggi ci sembra che il mondo sia scristianizzato al 90% (anche la nostra vecchia Europa).

Stasera vorrei che concludessimo con la nostalgia del giardino; ce la portiamo dentro, perché Gesù è venuto per questo. Ammiravo non tanto il crocifisso, quanto l’ombra che è proiettata sulla parete … è bellissima! È una sintesi meravigliosa tra Morte, Resurrezione e Pentecoste!

Perché Gesù è venuto? È venuto proprio perché l’opera d’arte UOMO era andata perduta, perché il giardino era stato devastato dal Ghibli, dalle arsure del deserto, si era desertificato … non solo il giardino del Creato, ma soprattutto il giardino che è il cuore dell’uomo. Com’è il tuo guardino? Com’è il tuo cuore? Coltivi il tuo giardino? Tra l’altro l’immagine del giardino è molto forte nel Cantico dei Cantici: “vieni nel mio giardino”.

Com’è il tuo giardino?

Ci mettiamo in cammino in questa Quaresima proprio per riprendere questa nostalgia, e lasciarci guidare da un profumo che ci porta a Gesù, che è tradito in un giardino, che è sepolto in un giardino, che, risorto, incontra la Maddalena in un giardino.

Ci auguriamo vicendevolmente che questo itinerario, e la nostalgia del giardino perduto, ci riporti a Dio. L’uomo sarà se stesso solo con Lui. Senza di Lui non c’è umanità, e lo vedete. È nelle derive antropologiche che noi stiamo subendo.

Il problema oggi qual è? È l’uomo. E quali sono le radici dell’uomo, il DNA dell’uomo?

C’era una canzone di Branduardi, un po’ di anni fa, che diceva: si può fare, si può fare. La verità è che non tutto quello che si può fare si può fare … Sembra un gioco di parole! Il primo “si può fare” è sul piano fattuale, il secondo “si può fare” è sul piano dei valori, cioè non tutto quello che posso fare è bene che io faccia!

 

Tornare nel giardino significa tornare all’armonia.

Vedete quest’albero meraviglioso al centro di questo prato, le aiuole tirate a filo, come pettinate?

Così dev’essere il tuo cuore, e a questo serve la Quaresima.

 

***

 

Il testo, tratto direttamente dalla registrazione, non è stato rivisto dall’autore.

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