Una chiave di lettura diversa della vita

4 marzo 2018

Celebrazione Eucaristica presieduta da S. E. Mons. Arturo Aiello

III Domenica di Quaresima/B

Chiesa di S. Stefano del Sole (Av)

 

SALUTO INIZIALE

La terza Domenica di Quaresima fa da cornice al nostro primo incontro. Chiedevo che ci fosse un po’ di sole venendo a S. Stefano del Sole e sono stato accontentato, dopo tanti giorni di freddo e di pioggia. Anche un raggio di sole fa bene al cuore. Dobbiamo allenarci anche a leggere il libro della natura: Dio ha scritto per noi la lettera meravigliosa del mondo e che dovremmo imparare a leggere bene. Ci disponiamo a celebrare i Santi Misteri. Chiediamo perdono dei nostri peccati e affidiamoci tutti alla misericordia del Padre.

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OMELIA

Cosa c’è nel cuore del Vescovo? E cosa c’è nel vostro cuore?

Il Vangelo si chiudeva con: “Egli sapeva cosa c’era nel cuore dell’uomo”. Dice la Bibbia che il cuore è un abisso. Nessuno lo può conoscere. E noi, che siamo più avanti negli anni, lo percepiamo ancora meglio dei giovani: più cresciamo, più andiamo avanti negli anni della vita, più ci rendiamo conto di essere un mistero a noi stessi. Solo Dio sa cosa c’è nel mio, nel vostro, nel nostro cuore. E noi andiamo a Messa la Domenica per esporre i nostri cuori allo sguardo – non indagatore, ma salvatore – di Gesù, per quello che vediamo ma anche per quello che non sappiamo ancora. Nel cuore c’è ciò che avverrà domani, tra un mese, tra un anno. Dio guarda i nostri cuori.

Signore, tu mi scruti e mi conosci, dice il Salmo 138 proprio sulla purificazione del cuore.

Scrutami, Dio, e conosci il mio cuore,

provami e conosci i miei pensieri:

vedi se percorro una via di menzogna e guidami sulla via della vita.

 

Ci esponiamo alla Parola, al perdono, al Pane Eucaristico per essere guariti, perché siamo tutti a rischio di infarto (intendo spirituale). Siamo tutti un po’ ammalati nel cuore.

Abbiamo ascoltato, forse con un po’ di pesantezza, la Prima Lettura, che enumerava una serie di precetti. Ma Israele non li avvertiva così. Poi per noi sono diventati i Comandamenti. In realtà, Israele conosce quello che noi abbiamo imparato come Comandamenti, come le Dieci Parole.

A che servono le Dieci Parole? Servono a non deflettere. Sono come dei paletti per capire se stiamo andando avanti bene. Servono a riportarci alle motivazioni più importanti e più belle della nostra vita. Servono a non farci ammalare. È una visione positiva, non oppressiva. I Comandamenti non servono per umiliarti, non servono a condannarti. Servono a salvarti. Sono le Dieci Parole a cui ci dobbiamo aggrappare.

Che ci si possa ammalare lo vediamo chiaramente nel Vangelo, dove Gesù entra nel Tempio. Il Tempio era il cuore della fede ebraica. Gesù entra nel Tempio e vede che le cose si sono stravolte. Accade lo stesso oggi per Gesù, che entra nella vostra chiesa, attraverso la persona del Vescovo. State tranquilli che non butterò giù i banchi, però è bello che Gesù compia questo gesto, che è – attenti – un gesto di gelosia! Lo avete ascoltato nella Prima Lettura in cui Dio dice: “Io sono un Dio geloso”. Noi pensiamo alla gelosia come a una malattia, ma di suo non è una malattia: può diventarlo, quando diventa esasperante. Quando è sotto il livello di guardia, la gelosia non è una malattia perché significa che mio marito, mia moglie, mi vuole bene. Non c’è gelosia per un estraneo! Non c’è gelosia per un nemico! Non si prova gelosia. La gelosia è, come dire, un aspetto dell’amore. Allora dovete vedere, nel gesto di Gesù, il gesto dello sposo che entra in casa sua e trova la sposa abbracciata con un altro. È un tradimento. Si può perdere la testa in questi frangenti. Se leggiamo così questo gesto violento, allora ci sembra meno brutto, lo accogliamo invece nella sua bellezza. È lo sposo che si vede tradito e quindi arde di gelosia, perché la casa, che era stata destinata alla preghiera, dice Gesù, è diventata un mercato. Ancora adesso, se voi andate in qualche santuario, vi capiterà di avere questa sensazione: ricordi, offerte… È un santuario o è un’organizzazione commerciale? È un mercato. I problemi di ieri sono anche i problemi di oggi.

Se noi vediamo il gesto violento di Gesù non riferito al Tempio ma alla Chiesa della comunità dei credenti, al cuore dell’uomo, allora ci sentiamo interpellati in prima persona: tu sei fedele al Signore? Sei fedele all’impegno che ti sei assunto il giorno del tuo Matrimonio? E, per noi, il giorno dell’Ordinazione Presbiterale e per me Episcopale? Perché su queste grandi motivazioni cade la polvere e se tu non togli la polvere ogni giorno dai mobili, dai soprammobili, dai libri, dalle collezioni che hai a casa, che succede? Che la polvere scende, scende, scende… fino a far perdere il colore. Si toglie la polvere per questo. Certamente per fare pulizia, ma anche perché le cose non siano opacizzate. Succede così per quelli che a Messa non vengono. Succede così per quelli che non si sottopongono alla Parola. Succede così per quelli che cominciano con le migliori intenzioni – sposi o preti o vescovi – e a un certo punto si lasciano andare. Ma Gesù può essere geloso. Forse possiamo leggere anche in questa ottica certi interventi e certi atteggiamenti di Papa Francesco nei confronti della Chiesa. Alcuni si scandalizzano, in realtà nei gesti del Papa leggiamo il gesto profetico di riportare la Sposa allo Sposo, togliendola agli amanti. Questa immagine un po’ ardita non me la sono inventata, ma attraversa tutta la Bibbia, soprattutto l’Antico Testamento.

Noi ci meravigliamo quando le persone sbagliano. In realtà ci dovremmo meravigliare quando fanno il bene. Cioè la meraviglia dovrebbe essere legata al bene. Quei due stano ancora insieme??? Guarda quei due: sono ancora fedeli l’uno all’altro!!!

Ma nessuno si meraviglia. Invece basta una storia di tradimento e ci meravigliamo. Invece ci dovremmo meravigliare della fedeltà! Così valga per la vita dei preti. La stragrande maggioranza dei preti sono eroi. Ma nessuno li vede, perché noi pensiamo che la fedeltà sia un fatto normale. No! È un miracolo!  È un miracolo! Quella coniugale, come quella presbiterale, come quella consacrata. Allora impariamo a meravigliarci del bene! Se tuo figlio fa il bravo, è un miracolo! Se i bambini sono tranquilli, è un miracolo! Se tuo figlio fa un’opera buona, fai i salti di gioia! Perché non è naturale! È naturale l’egoismo. È normale il contrario. Quindi impariamo a meravigliarci.

Ora che tornate a casa, date un bacio a vostro marito e ditegli: Grazie che stai ancora con me! E così il marito alla moglie. Grazie!

È un miracolo! Che cosa grande! E, andando a trovare il vostro parroco, che ancora non se n’è scappato, ditegli: Grazie che non te ne sei andato! Che sei ancora qui con noi! È un miracolo! È un miracolo!

Tutto questo ci dà una chiave di lettura diversa della vita. Le Dieci Parole sono state scritte perché l’infedeltà non entri, perché l’amante non entri dalla finestra, perché altre consuetudini, più confacenti al mercato che al culto, non entrino nel luogo sacro, nel tempo sacro, nel tempio sacro.

Allora cosa chiediamo al Signore? Chiediamo di riprendere forza da questa Eucaristia, anche se c’è stato qualche cedimento. Mi meraviglio del bene e prendo coraggio per dire al Signore ogni giorno: “Signore, tu hai parole di vita eterna!”. E dimmele queste parole, ripetimele, perché io non abbia a perdermi, perché io non abbia a deflettere, a dimenticare, a far scendere polvere su polvere sui grandi propositi della mia vita. Spero che cominciate l’esercizio di meraviglia del bene. Quindi incoraggiatevi a vicenda: Fa ancora la catechista, da tanti anni!… Ancora si occupa dei ministranti!…

Miracoli! Miracoli!

La normalità purtroppo è il male, e il bene deve sorprenderci e deve farci capire come sia possibile. Il bene è possibile quando ci facciamo fare la radiografia dalle Dieci Parole. E questa radiografia si chiama esame di coscienza. Spero non l’abbiate dimenticato. L’esame di coscienza è una radiografia a cui sottopongo il mio cuore, perché il mio cuore (e concludo come ho cominciato) io non lo conosco. Tu, Signore, lo conosci: guardalo, manda un raggio di sole in questo cuore che è una selva oscura, rimetti in pace il mio cuore inquieto. Tu solo hai parole di vita eterna.

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Il testo, tratto direttamente dalla registrazione, non è stato rivisto dall’autore.        

 

 

 

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