L’arte di vivere

1 maggio 2018

Celebrazione Eucaristica

presieduta da S.E. Mons. Arturo Aiello

Atripalda (Av)

Omelia

Giungete a questo giorno dopo aver fatto un corso, un percorso (non tutti i corsi sono percorsi).

Cerchiamo di capire come cambia la tua vita, perché da oggi la tua vita cambia, anche se tu non te ne renderai conto: la foto in entrata e quella in uscita da questa celebrazione non registrerà nessuna mutazione. Eleganti siete entrati, eleganti uscirete, ma cambiano delle cose che non si vedono, che l’obiettivo non registra, ma che è reale.

Che succede?

Gran parte di voi ha tredici anni, dodici anni, quattordici anni … ecco, mi dispiace dirvi che sarà inutile fare la festa dei diciotto anni (con grande sollievo dei genitori, perché hanno risparmiato una festa!), perché la vostra maggiore età coincide con questo giorno. La Cresima chiude l’itinerario dell’iniziazione cristiana, e sia che la riceviamo a tredici anni, a quindici anni, sia che dovessimo riceverla a sessanta, significa la stessa cosa, ha la stessa efficacia: divento grande.

Vorrei lavorare un po’ su cosa significa “diventare grandi”, anche se per un ragazzo, per una ragazza, oggi, diventare grandi è un dramma. Noi, alla vostra età, volevamo crescere; voi invece vorreste fermare il tempo!

Cosa significa diventare grandi? Diventare grandi significa diventare responsabili. Cosa succederà all’indomani dei vostri diciotto anni, per la legislazione italiana? Significa che il giorno prima, se commettete un reato, ne rispondono in qualche maniera i vostri genitori, ma il giorno dopo ne rispondete voi! Per la legge italiana se hai compiuto diciotto anni, rispondi tu, sei responsabile.

Nel Vangelo di Giovanni, a proposito di un cieco nato che aveva riacquistato la vista per opera di Gesù, ad un certo punto i genitori, per togliersi d’impaccio, dicono: “Ha l’età, interrogate lui”. A dire: chiedete a lui, è maggiorenne!

La maggiore età cade oggi, e da oggi diventate responsabili, cioè nella possibilità di rispondere: rispondere non nel senso di controbattere (rispondere ai genitori, rispondere all’insegnante è controbattere), ma dare ragione di sé.

Cari ragazzi, magari voi non mi ascoltate, però vorrei che mi ascoltassero gli adulti, i vostri padrini e qualche insegnante presente.

Come fare per far diventare grandi i nostri figli, che non vogliono crescere? Lo dico in una maniera che vi sembrerà strana, ma verissima: insegniamo loro a diventare grandi, insegnando loro a soffrire. Avete capito bene: insegniamo ai figli, agli alunni, ai parrocchiani, a diventare grandi, insegnando loro a non sottrarsi alla sofferenza.

Un genitore, oggi, fa di tutto per ridurre il dolore ai figli. Voi che avete appena detto “eccomi”, purtroppo, siete i figli di una cultura “analgesica”! Analgesica significa che se ho mal di testa, immediatamente prendo una pillola, perché il dolore non sappiamo più dove sta di casa!

Eccellenza, ci state dicendo che dobbiamo soffrire? Sì, perché la vita è fatta di questo! E se noi vi abbiamo educato a non soffrire, sarete infelici, perché andate incontro a tante sofferenze! Magari già oggi, piccole: mi sono innamorata di questo ragazzo, e invece lui, a sua volta, si è innamorato di un’altra ragazza … è già una sofferenza! È una sofferenza vedere che c’è una simpatia (non diciamo un amore, è una parola troppo grossa) non corrisposta. A questo i vostri genitori non vi hanno preparati, e magari dicono: “Adesso telefono io a questa ragazza, così faccio un po’ l’avvocato” … Fermati! Stai per fare una cosa terribile! Stai vietando a tuo figlio l’arte della vita, che è soffrire.

So che, in questo momento, staranno calando tutti i punti dell’audience che il Vescovo ha conquistato in questi mesi, ma noi le cose ce le dobbiamo dire, e ce le diciamo in margine alla Parola che avete ascoltato: anche se dovete soffrire per la giustizia, beati voi! Qualcuno ve lo insegna?

Le beatitudini di Gesù non dicono: beati i ricchi, beati quelli a cui va tutto bene, beati gli uomini di successo, beati quelli che riescono a farla sempre franca … no! Invece, beati i poveri, gli afflitti, quelli che piangono, i disperati, i perseguitati … (voi direste: gli sfigati).

Il Vangelo è seguire Gesù sapendo, come avete ascoltato, che il Maestro mette in guardia le famiglie stesse rispetto a una lotta. Noi non possiamo leggere la Parola del Signore senza preoccuparci: guardatevi dagli uomini, vi consegneranno ai tribunali, vi flagelleranno nelle loro sinagoghe, sarete condotti davanti ai governatori e ai re per causa mia, i figli si alzeranno per accusare i genitori e li uccideranno, sarete odiati da tutti a causa mia…

Carissimi, questa Parola Sant’Ippolisto, i Santi Martiri l’hanno realizzata e l’hanno sperimentata, cioè hanno avvertito una beatitudine nel mezzo dei loro tormenti. Noi oggi li veneriamo, e dimentichiamo che la parola “martire” in greco coincide con la parola “testimone”, e voi che state per ricevere lo Spirito Santo, con il Sacramento della Confermazione, diventate testimoni. Allora un testimone è pronto a firmare con il sangue la sua fede! Invece a scuola, in palestra, in piazza, con gli amici, voi dite: “No, non Lo conosco, io in chiesa non ci vado”, e magari alcuni di voi sono anche ministranti! I testimoni vanno avanti e non rinnegano Gesù, costi quel che costi!

Allora cosa significa insegnare l’arte della vita ai nostri figli?

Significa dire: se stai soffrendo, non posso fare nulla per lenire la tua sofferenza, ma sappi che in questa sofferenza cresci. Ricordatevi, ragazzi, che quelli fra voi che hanno la vita facile, non cresceranno mai! Tra voi, i più maturi sono quelli che hanno sofferto di più; è una legge psicologica, che vale al di là della fede: si cresce nella difficoltà, nella difficoltà si nasce! Il parto è una lotta, è una lotta tra la vita e la morte. Noi abbiamo cominciato a combattere già nel seno di nostra madre, per superare tutti i virus, e poi per passare attraverso un canale strettissimo! Ci sentivamo morire! Siamo entrati nella vita così, e così ne usciremo, ma questo vale anche durante.

Adesso voi ragazzi non riuscite a carpire il segreto che il Vescovo sta per dirvi, ma i grandi sì: chi non abbia un motivo per morire, non ha neanche un motivo per vivere. Ripeto: chi non abbia un motivo per morire, non ha neppure un motivo per vivere. Il “vangelo” è un motivo per vivere e per morire, e tutte le motivazioni che servono solo per il vivere, ma non prevedono la sofferenza, non prevedono il fallimento, sono inganni. Ragazzi, sono inganni! E tante persone vi ingannano, a volte anche i vostri genitori e i vostri insegnanti, dicendo che la vita va bene, che tutto è appianato, ma non è vero! È una menzogna, vi stanno tradendo! Se non ho un motivo anche per morire, non avrò un motivo per vivere.

Mi rivolgo a quelli fra voi che si vogliono bene (non mi riferisco agli amori degli adolescenti che oggi sono innamorati di una persona e domani di un’altra, ma di un amore serio): tu, per la persona che ami, saresti disposto a morire? Per i tuoi figli, per le persone che porti nel cuore, sei disposto a morire? Se non sono disposto a morire, non amo: è un sentimentalismo! Alla fine penserò alla mia pelle … Mentre Sant’Ippolisto e i Santi Martiri sono andati incontro al martirio cantando, noi alla prima piccola difficoltà ci scoraggiamo.

Cosa vi augura il Vescovo nel giorno della vostra Cresima? Armatevi! Perché la vita è difficile! Ancor di più lo è la vita di quelli che credono! Non vi meravigliate se vi prenderanno in giro: anche questa è una persecuzione. Non vi stupite se qualcuno su Facebook scrive: “Maria va ancora a Messa!”. Una grande offesa oggi per un adolescente, e non solo … Non vi scoraggiate, e sappiate che per Gesù dobbiamo essere pronti a vivere e a morire.

Se non capiamo questo, non abbiamo capito niente!

Una volta, si utilizzava un’espressione che era l’offesa più grande per un ragazzo o un giovane (non so se si utilizzava anche ad Atripalda): “Nun saje campà!”. Oggi l’arte di vivere è … l’isola dei famosi, andare in tv … ! Allora “nun saje campà” era il dispregio, la frase che ci faceva soffrire di più, perché significava: non hai imparato l’arte di vivere!

L’arte di vivere è l’arte di morire, è l’arte di rinunciare, è l’arte di capire che ci sono delle cose così importanti per le quali dobbiamo essere pronti anche a dare il tempo, la giovinezza, la vita, altrimenti stiamo bluffando, e tanti di voi, anche qui presenti, bluffano

Ippolisto non ha bluffato.

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Il testo, tratto direttamente dalla registrazione, non è stato rivisto dall’autore.

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