L’amore, prima di diventare una risposta, è una chiamata.

5 maggio 2018

Celebrazione Eucaristica

presieduta da S.E. Mons. Arturo Aiello

Monteforte Irpino (Av)

 

Omelia

 

Vorrei fermarmi sulla piccola espressione che abbiamo ascoltato alla fine della seconda Lettura: “In questo sta l’amore”. Noi ci aspetteremmo qualcosa da fare, qualcosa da operare in più, un peccato da non commettere… “In questo sta l’amore. Non siamo stati noi ad amare Dio, ma è Lui che ha amato noi e ha mandato il Suo Figlio prediletto”. Gesù, nel Vangelo che avete ascoltato, dice: “Rimanete nel mio amore”.

Ma cos’è questo amore?

Quando parliamo di amore, pensiamo sempre che dobbiamo fare qualcosa. E quando diciamo che non amiamo, o qualcuno ce lo rinfaccia (succede tante volte nelle relazioni familiari, amicali), pensiamo che forse non abbiamo fatto qualcosa che avremmo dovuto fare. Questa espressione è bella non solo in sé da un punto di vista spirituale, ma anche da un punto di vista umano, perché amare non è fare qualcosa: amare è lasciarsi amare.

 

Tu sei incinta? Come ti chiami?

Concetta è incinta. Come lo chiamerete? Luigi. Ecco, noi ci troviamo nella condizione di Luigi. Tutti. Siamo stati anche noi in gestazione prima di venire alla luce. Le esperienze prenatali sono determinanti per la vita futura, quindi mi raccomando, stai tranquilla, ascolta la musica (qualcuno dice che ascoltare Mozart fa stare bene i bambini nel grembo). Cosa fa Luigi per essere amato? Nulla. Non parla, non dice a Concetta: “Ti voglio bene. Aspetto il giorno di vederti”. No.

Questa cosa è importantissima, perché ci libera da una serie di incrostazioni che noi accostiamo sempre all’amore e all’imperativo dell’amore. Amare è una dimensione importante della vita ed è al centro della vita cristiana. Ma dimentichiamo che amare innanzi tutto è farsi amare più che fare qualcosa. Luigi non ha scelto di essere amato da Concetta, da suo marito… Semplicemente deve accogliere. Sta accogliendo già adesso la vita come un dono gratuito, senza nessun merito; non si è guadagnato la vita, ma dopo dovrà imparare a guadagnarsela. Adesso, però, è in una condizione passiva. Così noi siamo nei confronti di Dio. Vi sembrerà strano che il Vescovo vi stia dicendo questo, perché è come se io per un attimo cancellassi tutti i comandamenti, tutti i precetti, tutti i propositi … “Devo diventare più buono!”, dicevamo da bambini. E lo dirà in ogni letterina di Natale, di Pasqua, anche Luigi, se ne scriverà.

L’amore innanzi tutto si riceve. E quelli che non sanno amare, non hanno colpa, perché perlopiù non sono stati amati, perché l’amore si coniuga innanzi tutto al passivo, prima di diventare un proposito. Prima di diventare una risposta, è una chiamata. Luigi è chiamato alla vita, poi dopo dovrà rispondere. La vita che Concetta e suo marito gli daranno, la vita in parrocchia, quando farà la prima Comunione, quando sarà davanti ad un Vescovo per il giorno della sua Cresima… tutto questo verrà dopo. Ma adesso c’è la gestazione che è il primo atto dell’amore. Questa cosa, mentre ci libera, ci mette anche a disagio, perché se mi avete seguito, vi siete resi conto che se le cose non vanno bene nella vostra coppia, tra i vostri amici, nella vostra famiglia, nella vostra parrocchia, nella vostra diocesi, è perché noi non siamo ricettivi: non leggiamo l’amore che ci viene dato. Non riusciamo a decodificarlo e ci facciamo mille problemi! Magari in questo momento voi quaranta starete pensando alle risposte da dire quando verrete qui. Siamo sempre con l’ansia da prestazione, anche adesso. Dimenticate tutto! Il Vescovo non vi farà l’esame e, anche se non avete imparato niente, in questo momento siate ricettivi a capire che forse la Cresima la dobbiamo semplicemente ricevere.

Sapete che tanti secoli fa non si facevano i corsi? “Bei tempi!”, starete pensando. Si facevano dopo, e si chiamavano corsi mistagogici. Prima si battezzavano, prima si cresimavano e, dopo, i Vescovi che erano dei grandi catechisti spiegavano il dono ricevuto. Anziché essere previo (devi imparare delle cose, perché se non sai questo, non puoi fare la Cresima…), il corso era una spiegazione.

 

“In questo sta l’amore. Non siamo stati noi ad amare Dio”. Non avremmo potuto, perché avremmo dovuto esistere, ma non si può esistere senza il Suo Amore.

Avremmo dovuto credere, ma non si può credere senza il Suo aiuto.

Avremmo dovuto sapere, ma non si poteva sapere se… “In questo sta l’amore. Non siamo stati noi ad amare Dio, ma è Lui che ha amato noi”. Allora l’invito del Vescovo è: lasciatevi amare!

Oggi la gente è infelice perché ognuno di noi si aspetta qualcosa dall’altro e, invece, deve ricevere quello che l’altro gli può dare. A volte chiediamo cose impossibili nelle nostre relazioni. Alcuni di voi saranno infelici per questo motivo, perché andranno in cerca di qualcosa che l’altro non può dare e penseranno: “Questa è la donna sbagliata, me ne prendo un’altra. Questo è l’uomo sbagliato, con quell’altro andrà meglio”.  No!  Sei nell’atteggiamento sbagliato, perché tu l’amore lo pretendi. Invece l’amore lo ricevi in dono gratuito. E tutti i Sacramenti sono, a partire dal Battesimo, espressione di questo amore sovrabbondante. Poi dopo, per manifestare questo amore, per renderlo concreto, Dio ha mandato nel mondo il Suo Figlio, per pagare i nostri debiti. Se uno di voi ha un debito di cinquecentomila euro, un altro va in banca e gli versa quello che gli manca pagandogli il mutuo che lui non può pagare, quale sentimento proverebbe? Una grande riconoscenza, perché qualcuno lo ha tolto dai guai e lo ha salvato: così ha fatto Gesù. Solo in seconda battuta, una volta che abbiamo sperimentato questo amore, allora diciamo: “Forse potrei corrispondere a questo amore”. Si corrisponde in tanti modi diversi, e questo “modo diverso” si chiama vocazione.

Il fallimento più grande nella nostra vita avverrà se, in tutta la nostra esistenza, non avremo mai detto grazie e se, a quel grazie, non sarà seguito un piccolo passo, un piccolo gesto per dire: “Voglio vivere come te!”.

La Cresima che state per ricevere (sacramento che si riceve una volta sola, perché è un sigillo a fuoco sulla vostra anima, sul vostro cuore), vi fa diventare maggiorenni, qualsiasi sia la vostra età. Anche Simone. Hai solo dodici anni? Simone, il Vescovo in questo momento ti annulla la festa per i diciotto anni, perché la tua maggiore età è adesso! E quelli che hanno festeggiato i diciotto anni dieci anni fa, quindici anni fa, adesso diventano maggiorenni.

Che significa diventare maggiorenni? Significa uno che sa rispondere di sé, che sa rispondere agli altri, che sa rispondere a Dio che lo chiama, che sa dire grazie, che sa narrare agli altri l’amore che ha ricevuto. Noi facciamo tante lamentazioni, ognuno di noi qui presente, il Vescovo pure. Eppure tutte le cose di cui ci lamentiamo sono niente rispetto all’amore di Dio che riceviamo! Allora la maggiore età significa che tutti voi, a partire da Simone che è il più piccolo, dovete parlare a un altro di questo amore, perché se voi non parlate, lo Spirito rimane muto. La grazia che state per ricevere, sarà dentro, ma le manca la password per essere efficace, per esprimersi a pieno.

Il Vescovo vi accompagna con la sua preghiera. Ricordatevi la piccola lezione che ci ha fatto l’apostolo Giovanni nel giorno della vostra Cresima, e che io ho semplicemente commentato: “In questo sta l’amore. Non siamo stati noi ad amare Dio, ma è Lui che ha amato noi, e ha mandato il Suo Figlio diletto”.

Auguri.

***

Il testo, tratto direttamente dalla registrazione, non è stato rivisto dall’autore.

Annunci