Fuggire o restare?

6 maggio 2018

Celebrazione Eucaristica

presieduta da S.E. Mons. Arturo Aiello

Mirabella Eclano (Av)

Omelia

 

 

Di queste celebrazioni, il Vescovo ne ha fatte tante nella sua vita: possono essere un rito che comincia e finisce in un’ora e mezza al massimo, oppure possono essere l’inizio di una vita nuova. Questo vale per ogni Eucaristia, ma in particolare vale per voi, oggi, che chiedete di ricevere il Sacramento della Confermazione.

Mentre il catechista vi chiamava, mi chiedevo: comincerà una rivoluzione a Mirabella?

Noi viviamo l’Eucaristia in questa bellissima chiesa, ex Cattedrale ammantata di storia, ma ognuno di noi, guardando queste bellezze, si chiede: questa fede, che si esprime e si condensa nelle opere d’arte e che viene da così lontano, da duemila anni, dalle parole di Gesù che abbiamo ascoltato, dette al futuro nell’Ultima Cena, ha ancora futuro? Ancora vince? O siamo gli ultimi? Qualcuno lo afferma, e noi dobbiamo raccogliere questo grido d’allarme. Siamo gli ultimi “Moicani” della fede cristiana in Europa?

È un grosso interrogativo che dovrebbe animarvi e innalzare la vostra attenzione interiore, perché da quello che noi celebriamo, dipende il futuro della fede, a Mirabella certamente, ma poi, a cerchi concentrici, nella nostra Diocesi di Avellino, in Italia, nell’Europa, nell’Occidente, nel mondo.

Tanto dipende da voi. Tanto! Più di quello che dipenda dal Vescovo, che pure mette tutta la sua passione a servizio del Vangelo. So, in questo momento, che più che da me, dipende da voi:

dipende dalla vostra giovinezza e dalla direzione, che intenderete dare ad essa, a partire da oggi;

dipende da voi a partire dall’adesione ai gesti che stiamo per compiere;

dipende da voi se ritenete che aderire e riaderire alla fede da grandi, con responsabilità, vi ponga anche in un atteggiamento missionario. E la missione non la fanno i preti, i missionari, i consacrati, ma la missione è un compito affidato a tutti!

Si diventa cristiani adulti col Sacramento della Confermazione, ricevendo un mandato, come se oggi il Vescovo provvedesse a Mirabella forze nuove, sangue nuovo, per una battaglia che noi stiamo portando avanti da duemila anni. Attenti al riferimento militare (battaglia). Tra l’altro la dimensione un po’ guerresca è presente da sempre nel Sacramento della Confermazione; il Catechismo di San Pio X, quando noi eravamo bambini, ha insegnato che la Cresima ci fa perfetti cristiani, cioè soldati di Cristo. Eppure la dimensione un po’ guerresca della fede, come ci ha ricordato Gesù, avviene nell’amore, nel cuore. Io mi rendo conto che solo a dire la parola amore, bisognerebbe trovare una nuova verginità (della parola stessa intendo), perché le parole che si utilizzano di più nel nostro vocabolario sono le più usurate: più le usiamo – qualcuno dice – più la realtà cui quella parola si riferisce è estranea. Quindi non dovremmo parlarne. Qualche poeta dice di non parlare più di amore, in modo tale che l’amore attecchisca.

Gesù ti ripete, come ai discepoli duemila anni fa nel Cenacolo (e stiamo nel Cenacolo anche adesso): “Rimanete nel mio amore”, perché dall’amore si può scappare. Il catechista ha detto che diversi di voi ricevono il Sacramento in vista del Matrimonio. Vivrete la stessa cosa nella vostra coppia: adesso avete il desiderio di sposarvi, sognate, ma il giorno dopo il Matrimonio, comincerete a trovare mille impegni che vi porteranno fuori casa. Quelli che sono sposati sanno quanto si scappi da colui/colei che abbiamo sposato. Dalla famiglia, dai figli si scappa. Ma l’amore, che è quello che desideriamo di più, è anche ciò da cui rifuggiamo. E sapete perché? Perché ne abbiamo paura. Perché l’amore ci smaschera, perché l’amore ci scomoda, perché l’amore ci decentra. Invece siamo tutti centrati su di noi, sui nostri bisogni. Allora cominciano – lo dico a quelli che si sposeranno – quelle piccole guerre, piccole battaglie, scaramucce inizialmente, ma che poi diventano delle guerre mondiali sulla divisione degli spazi, sullo spazzolino da denti in bagno… Adesso a quante banalità il Vescovo fa riferimento! In realtà, la vita di fede è una vita concreta, concreta! E le guerre mondiali, come ci insegna la storia, sono nate da un piccolo incidente; poi, da quel fiammifero acceso, è esplosa un’intera batteria, in un effetto domino. Così succede nel Matrimonio: quello che noi vorremmo (essere amati, amare) poi diventa un nemico. Per questo Gesù dice: “Rimanete nel mio amore”.

Volete un esempio?

Il vostro parroco inutilmente domenica prossima vi cercherà nei banchi. Ho fatto una profezia terribile? Vi sembra che io vi stia mettendo un dubbio su quello che stiamo per fare? In realtà voglio aiutarvi (aiutarmi e aiutarci) a entrare in questo mistero. Se domenica prossima non venite a Messa, e poi neanche l’altra domenica, è finita, finita!, perché state scappando, perché non rimanete nell’amore. Perché l’amore, quando non ce l’abbiamo, lo desideriamo, ma quando ce l’abbiamo, lo distruggiamo. Non è così anche nelle coppie? Non è così anche nelle famiglie? È così anche nella relazione con Lui e Gesù lo sapeva già duemila anni fa. Perché l’amore ti chiede di cambiare. Perché ti cambia i connotati. Perché l’amore ti cambia gli orari. Perché l’amore ti stana dal tuo egoismo. Per questo tu, all’atto in cui l’hai assaggiato, immediatamente scappi. E la vita pastorale (io sono stato parroco tanti anni) è l’esperienza amara di vedere tante persone in fuga. In fuga dall’amore? In fuga dalla felicità.

Se vi guardate intorno (ma basta che ciascuno guardi se stesso e la sua storia, le sue vicende con i suoi alti e bassi), vi rendete conto come noi scappiamo da ciò che più conta, da ciò che più vale, da ciò che più ci fa felici. Ed è disarmante. Sarete anche voi in fuga a partire da stasera? Dipende da voi. Allora cogliete questo invito: “Rimanete nel mio amore”. Significa: restare nella Chiesa, restare intorno all’altare, venire anche domenica prossima, pregare e confrontarsi con altri, perché nessuno di noi, neanche il Vescovo da solo, riesce ad andare avanti nella vita cristiana. Abbiamo bisogno degli altri. Abbiamo bisogno della Chiesa. Abbiamo bisogno di essere sostenuti, come questo coro. Non è uno solo a cantare. La forza di un coro sta nella diversità messa insieme, nell’unità, nella coralità appunto. Ma noi vogliamo andare a segnare senza passare la palla, fare noi da soli, senza fare squadra, fare i solisti in un coro…

 

Il vostro Vescovo si aspetta una rivoluzione da Mirabella. E perché se lo aspetta? Perché siete tanti, almeno sulla carta, perché c’è una tradizione.

Perché questa Parrocchia porti forza, giovinezza, missionarietà, idee, fantasia, coerenza alla Chiesa Diocesana, significa che qualcuno dica oggi (e il Vescovo se lo augura): “Io non voglio restare fuori di questo amore”.

Fuori di questo amore c’è il buio. Buio…

C’è l’infelicità. Infelicità…

C’è disperazione. Disperazione…

 

L’anno scorso, a quest’ora, veniva ufficializzata la nomina del vostro Vescovo. “Il vostro Vescovo si chiamerà Arturo”. Il Vescovo porta sulle spalle la Chiesa, ma anche la Chiesa porta lui sulle spalle, speriamo non altrove. Se ci portiamo reciprocamente, non possiamo lasciare le cose come stanno, perché stanno male.

Sta per essere celebrato un Sinodo per voi nell’ottobre prossimo. La Chiesa universale si riunisce in alcuni suoi componenti, per discutere sui giovani perché, o ci state dentro, o vi appassioniamo, o ci venite dietro, o chiudiamo. E Mirabella, domani, potrebbe essere un meraviglioso museo di una fede: cento anni fa, in questa ex cattedrale che adesso ammirate, c’era una comunità.

“Che cos’è questo?” – chiederanno i bambini. E nessuno saprà dire: “Una vasca battesimale”.

“Ma cos’è questo aggeggio?”. Nessuno saprà dire: “Il trono della Parola!”.

“E questo?”. “Era un altare”.

Questo luogo sarà un museo? Speriamo di no. Dipende da voi. Dipende da te. Dipende dall’amore che vuoi mettere sul conto corrente della Chiesa, della Chiesa Parrocchiale, della tua Chiesa Diocesana, che non ha bisogno di soldi, ma di tempo.

Ha bisogno di passioni.

Ha bisogno di energie.

Ha bisogno di giovinezza.

Ha bisogno di idee. Idee! Perché per tanto tempo ha ripetuto le stesse cose allo stesso modo, ma voi siete nativi digitali – cosa rispetto alla quale il Vescovo è come un alieno – e non possiamo pensare che, pur essendo cambiate tante cose, non dobbiamo cambiare anche noi! Cambiare il modo di comunicare, il modo di far capire a un giovane che Gesù non ruba niente, ma dà. Non ti ruba la tua giovinezza: te la esalta! Se comprendi questo, allora ci sarà uno scatto nella tua vita, per cui la fede non sarà più una cornice da tirar fuori in qualche momento, ma un orizzonte del pensare, dell’agire, dell’amare. Tutto questo avviene se tu lo decidi. Allora trentatré riceveranno la Cresima? Tre, tredici, ventitré, potrebbero essere quelli che si vogliono arruolare.

Aspetto di sentire dal vostro Parroco: “Eccellenza, ricorda quando è venuto a fare la Cresima per la prima volta a Mirabella ed era l’anniversario della sua nomina? La parrocchia è cambiata perché lo Spirito Santo, che attraverso di lei è passato nei nostri giovani, ha creato uno scompiglio”. Oso ancora sognare.

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Il testo, tratto direttamente dalla registrazione, non è stato rivisto dall’autore.

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