Che al principato della vita si unisca il principesco del comportamento

14 maggio 2018

Celebrazione Eucaristica

presieduta da S.E. Mons. Arturo Aiello

Basilica di San Michele Arcangelo

Piano di Sorrento (Na)

Omelia

 

 

Solo una parola per questa Eucaristia, veloce, al volo. Tutte le Eucaristie sono al volo, perché sono una sosta nel cammino, un’oasi nel deserto, un momento per prendere forza, mentre siamo in viaggio. Non esistono Eucaristie fini a se stesse, che non siano itineranti.

Lo facciamo nel giorno in cui la Chiesa fa memoria di San Mattia, un improvvisato, un cireneo tirato dentro al Vangelo senza essere stato chiamato direttamente da Gesù, un “intruso” in qualche maniera; con un proverbio usato dai nostri nonni si sarebbe detto: uno andato in Paradiso per caso.

Forse la vita di San Mattia non sarà stata proprio un paradiso qui – non lo è per nessuno di noi – ma certamente ha avuto in sorte quello che dice il Salmo 15 (la mia sorte è caduta su luoghi deliziosi), perché fu tirato a sorte il suo nome. Anche il mio, anche il vostro è stato tirato a sorte, non nel senso d’essere nati per caso, ma nel senso del Salmo 15: la nostra sorte – cioè la vita – è meravigliosa. È strano che più si vada avanti negli anni, e più ci si attacchi alla vita. Nessuno come un anziano è attaccato alla vita, perché se ne comprende il fervore, perché stando nella vita, vivendo, la si gusta più di quanto non facciano i bambini, i ragazzi o i giovani che sono nel fiore della vita.

Allora, da un lato, diciamo grazie per essere stati immessi dai nostri genitori nell’alveo della vita, nel novero della vita: nessuno di noi ha merito di questo, ne hanno in parte merito i nostri genitori, e ne ha, certamente e pienamente, merito Dio, Autore della vita. Poi diciamo grazie per essere stati messi a sedere nella vita tra i principi; questo vale per tutti noi, forse in modo speciale vale per me (ma lo dico con tutto il peso che questo comporta): siamo stati chiamati a sedere tra i principi del Suo popolo. Questo principato deve corrispondere a un “principesco”, ma non tutti i principati si accompagnano a un principesco. “Principesco” è un aggettivo riferito al comportamento, il principato viene gratuitamente, viene dall’alto, viene per legami di sangue. Invece il principesco non è scontato.

Chiediamo, per me e per voi, che al principato della vita si unisca il principesco del comportamento, dei pensieri, delle parole, delle azioni, dell’incedere nella vita.

La vita è un dono da dare, non è un dono da tenere: è un dono da disperdere. Gesù ha appena detto nel Vangelo (e il Vangelo della Festa di San Mattia mi segna, ci segna): “Non c’è amore più grande di questo: dare la vita”. In tempi gloriosi del nostro passato, questa frase era una sorta di grido di vittoria, di grande programma; poi l’esperienza ha insegnato anche a me che dare la vita è un dono. È un’intuizione che non viene da noi, è un’oblazione che non possiamo imporci, ma essa stessa forse fa parte del principato.

Gesù dice, nello stesso Vangelo: “Vi ho costituiti perché andiate”. Noi, nell’amore e nei nostri amori, tendiamo sempre a mantenere i figli, gli affetti, le persone … Invece Gesù, che ha chiamato, che ci ha chiamati, ci manda, come abbiamo ascoltato ieri nella Solennità dell’Ascensione, e come riascolteremo domenica nella Solennità della Pentecoste.

Ci ama e, per questo, ci allontana. Ci ama e ci lascia partire, ci invita a partire.

Questa Basilica, dove ho trascorso gran parte della mia vita, custodisce una giovinezza spalmata, offerta, perduta (non oggi, ma quando c’era la giovinezza), non per merito – lo dico sempre a gloria di Dio – ma per una grazia, di cui al momento non credo d’essermi reso conto. Qui, nello splendore degli ori di questa nostra Basilica, c’è anche la mia giovinezza. Quando vi ritorno, è come se venissi a cercarla, meravigliandomi di come un giovane possa aver offerto la sua giovinezza.

Continuiamo ad andare, sperando di portare frutto, come l’albero di cui dice il Salmista:

 

Nella vecchiaia daranno ancora frutti,

saranno vegeti e rigogliosi,

per annunziare quanto è retto il Signore.

 

 

Questa Eucaristia, che condivido con voi nella gioia del ringraziamento, è anche attraversata ovviamente da tanti rimpianti, perché il dono della vita e il principato della vita (che non sempre si accompagna al principesco della vita) è fatto anche di distanze tra ciò che dovevamo essere e ciò che siamo stati. Presumo che valga per tutti, anche per voi, ma innanzi tutto vale per me in questo giorno, memoriale del dono della vita fatta a me.

Quindi, mentre diciamo grazie, diciamo anche miserere: scusami, perdonami se non sempre di questa vita ho fatto un dono, se di questa vita ho voluto trattenere qualcosa per me.

Ciò che si trattiene si perde, e ciò che si dona si trova.

 

***

Il testo, tratto direttamente dalla registrazione, non è stato rivisto dall’autore.

 

 

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