Notte prima degli esami

19 giugno 2018

 

NOTTE PRIMA DEGLI ESAMI

Preghiera con in maturandi guidata da S.E. Mons. Arturo Aiello

Vescovo di Avellino

 

L’obiettivo di questa Preghiera non è consegnare la traccia del tema o dell’elaborato con qualche ora di anticipo – non ne avete bisogno! -, ma cercare delle motivazioni per rendere questo momento importante al punto da celebrarlo. Questo è l’obiettivo di questa nostra preghiera: darvi gli elementi per celebrare gli esami di maturità, perché possono andare in automatico… Infatti il rischio è di subire questa esperienza, perché bisogna farla, c’è una commissione, ci sono delle tracce … Invece vogliamo dire di sì a questa prova, a questo agone, a questa battaglia, scorgendovi gli elementi essenziali che rendono questa esperienza “rito di iniziazione”.

Non esistono più riti di iniziazione, sono rimasti solo gli esami di maturità. Allora vogliamo chiedere l’aiuto al Signore per prendere serenità, per fare un po’ di “iperventilazione” prima di fare l’immersione in questa esperienza.

 

Adesso ascoltiamo la Parola di Gesù – breve, ma un po’ strana – che difficilmente troverete in altri circuiti, ma sta nei vangeli, e può dare già il tono a ciò che ci accingiamo a vivere.

 

***

 

Il brano che abbiamo ascoltato è inserito nei racconti della Passione; quindi passa piuttosto inosservato, perché siamo alla Domenica delle Palme, quindi con tante distrazioni e anche con un Vangelo così lungo da non poterci fermare su tutte le espressioni.

Perché ho scelto questo brano?

Perché Gesù è alla “vigilia degli esami” anche Lui. Ci sono degli esami anche per Gesù, molto più difficili di quelli che state per affrontare voi.

Si tratta dell’esame per cui ha studiato per tutta una vita: sono i giorni della Sua Passione e cerca di far comprendere ai discepoli la drammaticità e la bellezza di quello che sta per accaderGli (e che sta per accadere anche a loro, che rischiano di essere disorientati). Li richiama un po’ alla memoria: “Quando vi ho mandato senza borsa, né bisaccia, né sandali, vi è forse mancato qualcosa?”. Così Gesù ha mandato i Suoi discepoli, ma adesso siamo in una condizione diversa: è cambiata la scena, adesso siamo alla vigilia degli esami, e quindi Gesù dice (ed è come un condottiero che vuole gasare i suoi prodi): “Ora chi ha una borsa la prenda, e così la bisaccia; chi non ha spada venda il mantello e ne compri una”.

Noi preti (almeno di una certa tipologia) amiamo particolarmente questa espressione, perché abbiamo sempre immaginato Gesù buono, biondo, con gli occhi azzurri, col cuore in mano, che esprime dolcezza, addirittura qualche volta debolezza… Invece qui abbiamo un Gesù (è lo stesso ovviamente) che dà un grido, il grido della battaglia: prendete la spada!, se hai un mantello e non hai una spada, vendi il mantello e compra una spada! È un invito a combattere, a farsi avanti, è un invito a dire: è il tuo momento, puoi andare, sfodera la tua spada, è il momento che hai atteso, per cui ti sei preparato per tutto questo tempo: prima erano nemici fittizi, adesso si fa sul serio.

Questo è il cuore di questo Vangelo, calato nella vostra realtà di ragazzi che hanno il batticuore, ragazze che rischiano di svenire e hanno bisogno di acqua e zucchero prima di presentarsi agli esami.

Il Vangelo dice che non siamo davanti a una disgrazia, ma siamo davanti – ed è il primo messaggio – a una grazia, siamo davanti a un momento bello perché difficile. Ripeto: siamo davanti a un momento bello perché difficile.

 

Cosa volevo dire all’inizio quando ho detto “non ci sono più riti di iniziazione”?

Per le generazioni precedenti la vostra (un po’ più di qualche generazione fa!), c’era un rito che era di iniziazione: l’arrivo della cartolina di precetto. Cos’era una cartolina di precetto? Una cartolina che le mamme subito leggevano come una disgrazia! Ti dovevi presentare il giorno tot al CAR (il centro di addestramento per il servizio di leva). Questa cartolina ha segnato generazioni e generazioni di italiani, dicendo: è arrivata la cartolina? È finita la giovinezza! Era un rito di iniziazione.

Con questo non voglio dire che il vescovo ha nostalgia del servizio di leva, no; non voglio mandarvi di nuovo a combattere, ma è certo che l’arrivo della cartolina segnava un tempo. Si preparava la valigia e spesso era la prima volta che lasciavano il paese.

Per il resto, non c’è più una ritualità che dica che sei cresciuto. Voi dite: la festa di diciott’anni … ma è un po’ troppo all’insegna del facile! Invece il rito di iniziazione non è mai un rito facile.

Chi fra voi studierà antropologia culturale all’Università scoprirà delle antropologhe e antropologi che andavano – ancora oggi vanno – a vedere come si vive in certe tribù ancora disperse, lontano lontano … Scoprivano che c’erano dei momenti celebrativi, di passaggio, da un’età all’altra, sempre legati ad una difficoltà. Per esempio: andare nel bosco da soli, essere abbandonati per tre giorni, e nel bosco c’erano gli animali feroci, dal bosco si poteva uscire a pezzi … Ma se un ragazzo andava e tornava dal bosco, veniva applaudito da tutti: bravo, sei nato!

Sto semplicemente cercando di raccontarvi cos’è un rito di iniziazione, cioè un rito che dice: qui finisce una stagione della vita e ne comincia un’altra. Oggi sono scomparsi tutti i riti e sono rimasti solo gli esami di maturità.

Se un giorno un ministro, una ministra della Pubblica Istruzione volesse togliere gli esami di maturità, io mi alzerei a dire: Signor Ministro, per carità, lasciate ai giovani questo batticuore!

Starete pensando: Eccellenza, allora non ci difendete? Non ci volete bene?

Sì, proprio perché vi voglio bene direi: lasciamo gli esami di maturità! Perché il batticuore di stasera, la difficoltà che avrete ad addormentarvi, il sentimento che vi prenderà domattina svegliandovi, il vuoto allo stomaco quando varcherete la soglia del vostro istituto, il momento in cui apriranno le buste … sarà terribile! E poi … che scrivo? Quel foglio bianco diventa un dramma, come una sorta di buco nero! E poi, ancor di più, la seconda prova! … e il giorno degli orali!

 

Adesso starete pensando: ma ci hai chiamati per darci un po’ di tranquillità o per farci venire ancora più paura? Vi sto raccontando che, attraverso questa tensione, voi crescerete! Crescerete!

Stasera è come la veglia d’armi che si faceva negli Ordini cavallereschi prima d’essere investiti cavalieri: una notte intera insonne (noi staremo insieme al massimo un’ora!) per aspettare un’alba, che è l’alba in cui sarò investito Cavaliere della Tavola Rotonda del re Artù!

Tutto questo rituale (l’attesa, la notte che non vuole finire, la percezione che stiamo sul limitare di un confine), rende efficace gli esami di maturità come rito di iniziazione.

 

Vi ripeto la Parola di Gesù, e poi ci fermiamo qualche istante perché ciascuno di voi dica: ma io ce l’ho una spada? Non mi riferisco alle armi – assolutamente non è il caso che ne portiate! – la spada adesso è il mio apparato concettuale.

Vi do un consiglio per la vigilia degli orali: non bisogna studiare, perché c’è bisogno di uno spazio vuoto per fare sintesi, perché se voi state a studiare fino a un attimo prima che vi chiamino per gli orali, vi ricorderete solo le ultime cose che avete letto. È un fatto scientificamente dimostrato: c’è bisogno di uno spazio che faccia da contenitore. Prima dell’esame non bisogna studiare, perché bisogna chiudere, fare sintesi, a dire: se dovessi dimenticare tutto, cosa mi resterebbe? Lo sapete che questa è la cultura? La cultura è ciò che rimane quando dimentichi tutto.

Quindi se non ricordi più la data della fondazione di Roma o la data del congresso di Vienna, non fa niente, perché le date non sono la cultura! Quando avrai dimenticato tutto quello che hai appreso, quello che rimane è la cultura. Perché io possa capire quello che ho compreso, raccolto in questi cinque anni, io ho bisogno di uno spazio. Adesso questo spazio è la chiesa del Rosario che ci ospita stasera, in cui facciamo la “notte prima degli esami”; la facciamo con Gesù, perché Lui ci dica: vai, non ti preoccupare, ce la farai, ti sono accanto!

In questo momento tu stai crescendo.

Allora prendi la spada, vendi il mantello, mettiti nell’atteggiamento di difesa di quello che hai appreso, se il sapere ha preso anche sapore. È stato saporito il vostro sapere di questi anni? Immagino che ci siano anche degli insegnanti: certo, Eccellenza, noi abbiamo condito al meglio il sapere per questi giovani! Allora, se lo avete assaggiato ed è stato buono, voi domani farete delle cose, scriverete un elaborato da premio Nobel, perché il sapere non è stato solo un fatto intellettivo, ma ha parlato al cuore, ai sensi, tanto da darvi il gusto del sapere.

Lo sapevano i latini, che utilizzavano “sàpere”: sàpere è sapére, ma anche saporito.

Mentre il nostro pianista continua il suo sottofondo, diciamo: ma allora è bello fare gli esami di maturità, è avvincente! Allora ricevo una patente per crescere!

Questa notte fa da spartiacque come la notte del passaggio … Con l’aiuto di Dio ce la farò, ce la faremo.

***

 

Domani 21/04/2009

 

Tra le nuvole e i sassi passano i sogni di tutti

 

Passa il sole ogni giorno senza mai tardare

 

Dove sarò domani? Dove sarò?

 

 

 

Tra le nuvole e il mare c’è una stazione di posta

 

Uno straccio di stella messa lì a consolare

 

Sul sentiero infinito del maestrale

 

 

 

Day by day (Day by day)

 

Hold me, shine on me (Shine on me)

 

Day by day, save me, shine on me

 

 

 

Ma domani, domani, domani lo so

 

Lo so che si passa il confine

 

E di nuovo la vita sembra fatta per te

 

E comincia domani

 

 

 

Domani è già qui, domani è già qui

 

 

 

Estraggo un foglio nella risma nascosto

 

Scrivo e non riesco forse perché il sisma m’ha scosso

 

Ogni vita che salvi, ogni pietra che poggi

 

Fa pensare a domani ma puoi farlo solo oggi

 

 

 

E la vita, la vita si fa grande così

 

E comincia domani

 

 

 

Tra le nuvole e il mare si può fare e rifare

 

Con un po’ di fortuna si può dimenticare

 

Dove sarò domani?

 

Dove sarò?

 

 

 

Oh

 

 

 

Dove sarò domani? Che ne sarà dei miei sogni infranti, dei miei piani?

 

Dove sarò domani? Devo rialzarmi, tendimi le mani, tendimi le mani

 

 

 

Tra le nuvole e il mare si può andare e andare

 

Sulla scia delle navi di là del temporale

 

E qualche volta si vede (Domani) Una luce di prua

 

Qualcuno grida, “Domani”

 

 

 

Come l’aquila che vola libera tra il cielo e i sassi

 

Siamo sempre diversi e siamo sempre gli stessi

 

Hai fatto il massimo e il massimo non è bastato

 

E non sapevi piangere e adesso che hai imparato

 

Non bastano le lacrime a impastare il calcestruzzo

 

Eccoci qua: cittadini d’Abruzzo

 

 

 

E aumentano d’intensità le lampadine

 

Una frazione di secondo prima della fine

 

E la tua mamma, la tua patria da ricostruire

 

Comu le scole, le case e specialmente lu core

 

 

 

E puru nu postu cu facimu l’amore

 

Signore e signori noi

 

 

 

Non siamo così soli a fare I castelli in aria

 

Non siamo così soli sulla stessa barca

 

Non siamo così soli a fare I castelli in aria

 

Non siamo così soli a stare bene in Italia

 

 

 

Non siamo così soli a fare I castelli in aria

 

Non siamo così soli sulla stessa barca

 

Non siamo così soli a fare I castelli in aria

 

Non siamo così soli a immaginare un nuovo giorno in Italia

 

 

 

Tra le nuvole e il mare si può andare, andare

 

Sulla scia delle navi di là dal temporale

 

Qualche volta si vede una luce di prua

 

E qualcuno grida, “Domani”

 

 

 

Non siamo così soli, non siamo così soli

 

Non siamo così soli, non siamo così soli

 

Non siamo così soli, non siamo così soli

 

Non siamo così soli, non siamo così soli

 

 

 

Non siamo così soli, così soli

 

Non siamo così soli, non siamo così soli

 

Non siamo così soli, non siamo così soli

 

Non siamo così soli

 

 

 

Domani è già qui, domani è già qui

 

Domani

 

 

 

Ma domani domani, domani lo so

 

Lo so che si passa il confine

 

E di nuovo la vita sembra fatta per te

 

E comincia domani

 

 

 

Tra le nuvole e il mare, si può fare e rifare

 

Con un po’ di fortuna si può dimenticare

 

E di nuovo la vita, sembra fatta per te

 

E comincia domani

 

 

 

Ma domani, domani, domani lo so

 

Lo so che si passa il confine

 

E di nuovo la vita sembra fatta per te

 

E comincia domani

 

 

 

Domani è già qui, domani è già qui

 

Domani è già qui, domani è già qui

 

 

Questa è una canzone più di emozioni che di contenuto, innanzi tutto per il momento in cui è nata; lo ricorderete, anche se forse eravate ancora piccoli: il terremoto dell’Abruzzo, come tutte le cose negative, vide innescarsi delle cose positive. E tra le cose positive c’è questa canzone, intanto nel convergere di tutti i cantautori della canzone italiana di quel momento, che sentirono il bisogno di inserirsi in questa registrazione per dire: ci sono anche io e questo “domani” lo facciamo insieme. Poi in questo rincorrersi di voci c’è l’attesa del domani.

 

 

Sulla scia delle navi di là del temporale

 

E qualche volta si vede una luce di prua

 

Qualcuno grida: “Domani”

 

 

È un popolo in navigazione, è Colombo sulla sua caravella, che finalmente vede il sogno e che non pensava di approdare in quelli che sarebbero stati gli Stati Uniti! Mentre abbiamo visto solo cielo e mare, finalmente qualcuno dice: terra! E la terra è “domani”.

Pensate per un attimo al primo giorno del primo anno: eravate reduci dalle scuole medie, anche piuttosto disorientati. Nell’istituto dove entravate, eravate i più piccoli e vi sentivate a disagio … avevate voglia di tornare indietro alle scuole medie. Sono passati cinque anni – cinque anni di navigazione – e adesso arriviamo: terra! E terra, anche se vi addolora, significa: attraversiamo il ponte che sono gli esami di maturità.

L’espressione che torna più volte è: domani, domani, domani lo so, lo so che si passa il confine.

 

Domani si passa il confine: è l’avventura di quelli che cercavano di aggirare le dogane per arrivare a una terra di libertà. C’è un bellissimo testo – “Domani la libertà” – che è il racconto di un’epopea di una nazione che finalmente riceve l’indipendenza; non è più una colonia e può dire: “Domani la libertà”. Lo stesso valga per voi: domani la libertà! E dove sarò? Dove sarò domani? Magari la scelta universitaria vi porterà lontano da Avellino, lontano dai vostri paesi, magari il progetto Erasmus vi manderà in Andalusia, vi manderà a Parigi, vi farà fraternizzare …

 

Che cosa rende difficile un esame? È bene che lo mettiamo a fuoco: non quello che devo scrivere, quello che devo dire, se me lo ricordo, se mi passano qualche formula … C’è una cosa che è la pista di lancio della vostra crescita in questi esami: la solitudine.

Davanti al foglio, domani, davanti alle tracce, davanti alla commissione, voi potete avere anche mille amici su Facebook, ma non servono; potete avere anche un ragazzo che vi ama con un cuore grande, in quel momento, ma non serve! Potete anche avere dei genitori bravini, bellini, che piangono fuori dall’istituto mentre voi state a fare le vostre prove (gli esami di maturità sono anche per i genitori), non vi serve a nulla! Vi sto dicendo una cosa dura, ma bella: ci sono dei momenti della vita in cui sei solo con te stesso! E uno di questi momenti è l’esame. Lo vivrete tante volte all’università, adesso fate un allenamento, ma questo è uno stretching per tutti gli esami che dovrete sostenere: davanti al docente o per la risposta multipla che vi viene offerta come prova, siete soli.

Gli esami sono belli e fanno crescere, perché forse per la prima volta mettono i nostri figli e i nostri alunni nella condizione della solitudine. Lo so che per voi è duro, però ricordatevi che non si cresce abbracciati gli uni agli altri – è bello farlo allo stadio, in una festa – ma si cresce quando uno dice: adesso devo tirar fuori da me una soluzione, devo porre una scelta, devo dire: vado a destra o vado a sinistra, e queste cose ci pongono sempre da soli!

Mi avvio verso gli esami di maturità con questa percezione: sì, darò un bacio a mamma, magari i miei verranno ad accompagnarmi con la macchina bella fin sotto l’istituto … so che un istituto, qualche ora fa o a quest’ora, come da tradizione sta aprendo lo spumante per un brindisi … Potete fare tutti i brindisi che volete, ma domani sarete da soli! Allora accettare questo, è dire: sì, ci vengo, sì, mi presento, anche se so che è difficile, anche se so che soffrirò, anche se dovrò tirare da me la soluzione (senza andarla a cercare su internet, sul telefonino) … Questa esperienza di solitudine mi farà crescere.

Adesso riascoltiamo la canzone, poi vi invito a fare un piccolo gesto e concludiamo.

Mi alleno a questa solitudine, quindi è come se stasera dicessimo: ciao, addio, me ne vado! Non tornerete gli stessi a casa domani, poi dopodomani, e poi nell’altra prova … tanto più dopo gli orali. Certe mattine usciamo da casa e non torniamo più, ma non è un annuncio di morte: è un annuncio di vita! Non torniamo più perché non sono più la bambina, il ragazzetto del IV ginnasio, del I liceo, del I anno … ma sono uno che sta per scegliere (o già l’avrà fatto) una pista universitaria: sto crescendo, sto diventando grande, il mio domani è già qui. Domani è già qui, dice il nostro testo.

 

***

 

Il gesto che facciamo è molto semplice: riceverete una benedizione sulla fronte dal Vescovo. Vorrei invitare qualche insegnante qui alle mie spalle, perché sono anche i vostri insegnanti che, nel Vescovo, vi benedicono.

Sono in tensione anche i vostri insegnanti, perché dicono: ce la faranno? Ovviamente fanno il tifo per voi!

 

Verrete uno alla volta, qui davanti. Avrei potuto benedirvi anche tutti insieme, ma il contatto fisico della crocetta sulla fronte mi dice: alla fine è vero che sarò solo? Non completamente, dice questo gesto, perché quando tutti gli altri saranno fuori, quando nessuno potrà suggerirti nulla, il tuo Dio non ti abbandona, è con te! Quindi la crocetta sulla fronte vuole essere anche un aprirsi della mente a tutto quello che ho imparato alle elementari, alle medie inferiori, alle medie superiori, al IV anno, al V anno, mentre preparavo questi giorni … una sorta di apertura della mente, uno snebbiamento della mente. Ovviamente non siete obbligati a questo gesto, chi vuole viene e riceve questa benedizione per dire: ecco, il Signore è con te, ti accompagna in questo agone, in questa battaglia, nel passaggio del confine che sono gli esami.

 

***

Signore, tu sei con noi nel cammino della vita,

anche in questa sera prima degli esami.

Scenda su di noi la Tua pace,

perché sappiamo fare sintesi

di tutto quanto abbiamo appreso e compreso in questi anni.

Grazie degli amici e degli insegnanti che ci hai fatto incontrare,

grazie dei colleghi e dei docenti che porrai sul nostro cammino.

 

Insieme:

Si compia in noi la Tua volontà, condizione indispensabile per essere uomini liberi.

 

Adesso ci teniamo per mano e diciamo insieme: Padre nostro

 

***

 

Grazie per essere venuti, spero che nonostante il Vescovo abbia utilizzato qualche immagine un po’ ardita, che sulle prime sembrava appesantirvi e non rendervi più leggeri, torniate più sereni.

Adesso facciamo una terapia che spesso la si fa sul palcoscenico prima dell’apertura del sipario. Ogni regista sa che gli attori sono in grande tensione, e allora un modo per scaricare la tensione è fare un grido. Utilizzatelo quando siete nervosi: fate un grido forte. Adesso io vi darò il via, e voi farete questo grido che deve essere liberatorio!

***

 

Uscendo, salutatevi come se doveste andare in guerra: ciao, addio!

E … alla grande per tutti! Buona serata!

***

Il testo, tratto direttamente dalla registrazione, non è stato rivisto dall’autore.

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